Politica
Decreto sicurezza alla Camera, quella norma per spingere i rimpatri
Di Lorenzo Berna
Con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il Senato ha approvato il decreto sicurezza al termine di una maratona d’aula durata dieci ore. Manca ancora la Camera per la conversione in legge, con scadenza fissata al 24 aprile. Il provvedimento era stato duramente contestato dal centrosinistra, che aveva presentato oltre mille emendamenti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in aula.
Le novità
Tra le modifiche approvate c’è il potenziamento del Daspo urbano, esteso ad aree specifiche e applicabile in caso di reiterazione della condotta che comporti un pericolo per la sicurezza. Riformulato l’articolo sui coltelli: scatta il carcere da sei mesi a tre anni per chi porta fuori casa strumenti da taglio con lama superiore a 8 centimetri o coltelli pieghevoli con lama di almeno 5 centimetri, senza giustificato motivo. Un emendamento estende inoltre le norme sulle lesioni personali al personale scolastico e a quello impegnato nel controllo del trasporto pubblico. Tra le misure contro la violenza giovanile, il decreto introduce anche reati legati ai maltrattamenti sugli animali.
La norma pro-rimpatri
Sul fronte immigrazione, il Senato ha approvato un incentivo pensato per spingere i rimpatri volontari: l’avvocato che fornisce consulenza al migrante interessato a partecipare a un programma di rimpatrio volontario assistito riceverà un compenso di 615 euro – la stessa misura del contributo economico oggi previsto per il migrante stesso – riconosciuto «ad esito della partenza dello straniero». Gli oneri, coperti dal Fondo rimpatri, ammontano a 246.000 euro per il 2026 e 492.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Secondo i dati del ministero dell’Interno citati nella relazione illustrativa, nel triennio 2023-2025 circa 2.500 cittadini stranieri hanno aderito ai rimpatri volontari assistiti, in media 800 l’anno.
Forte la preoccupazione dell’associazione Antigone sull’emendamento che elimina la «lieve entità» per piccoli e ripetuti casi di spaccio. Il presidente Patrizio Gonnella avverte che la misura «rischia di aggravare ulteriormente il sovraffollamento carcerario»: dei 64.000 detenuti attualmente presenti nelle carceri italiane, circa il 34% è dentro per reati di droga. Il rischio, secondo Gonnella, è di tornare ai livelli della legge Fini-Giovanardi, quando si raggiunsero 69.000 detenuti con il 40% per reati legati agli stupefacenti.
Alla Camera i tempi saranno strettissimi: le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia concluderanno l’esame entro mezzanotte di lunedì 20 aprile, con il provvedimento atteso in aula martedì mattina.





