Fill the gap
Asili nido, l’Italia cresce ma l’Europa corre più veloce
Di Elisa Tortorolo
L’Italia dei nidi smette di essere il fanalino di coda d’Europa, ma la marcia verso la piena copertura è ancora lunga. Per la prima volta, i dati elaborati dalla Fondazione Agnelli e pubblicati in questi giorni certificano il superamento del 35,5% di partecipazione per i bambini sotto i tre anni. È un risultato cruciale: significa aver finalmente varcato la cosiddetta “soglia di Lisbona”, il parametro fissato dall’Unione Europea nel 2002 che chiedeva agli Stati membri di garantire un posto al nido ad almeno un bambino su tre. Per oltre due decenni quel 33% è rimasto per l’Italia un miraggio, il simbolo di un divario strutturale rispetto ai modelli di welfare più avanzati del continente.
Tuttavia, il traguardo raggiunto rischia di essere già superato dagli eventi. Mentre il nostro Paese festeggia il recupero di un ritardo ventennale, l’asticella europea si è già spostata: il nuovo obiettivo per il 2030 è ora infatti fissato al 45%. In questo nuovo scenario, il confronto con i partner resta complesso. Se l’Italia ha appena iniziato a correre, Paesi come Francia e Spagna guardano già dall’alto, forti di coperture che superano ampiamente la media nazionale e di sistemi dove il nido è considerato un diritto universale e non un servizio a domanda individuale.
Il balzo in avanti rispetto al passato, comunque, riflette un cambio di paradigma sociale. L’incremento della partecipazione avviene in piena crisi demografica: le famiglie italiane considerano ormai il nido non più come un servizio assistenziale di emergenza per genitori che lavorano, ma come una tappa fondamentale dello sviluppo infantile. Eppure, la crescita non è omogenea e il rischio concreto è quello di un’Italia a due velocità, dove la capacità di gestione dei Comuni e l’efficienza nell’utilizzo dei fondi PNRR scavano un solco tra le eccellenze del Centro-Nord e le croniche carenze del Mezzogiorno.
La partita si sposta ora dalla costruzione delle infrastrutture alla loro operatività quotidiana. Del resto, il vero ostacolo alla convergenza europea non è più solo la mancanza di edifici, ma la sostenibilità dei costi di gestione per gli enti locali e il reperimento di personale qualificato.
Consolidare la crescita significa offrire una risposta concreta alla bassa partecipazione femminile al lavoro e trasformare il nido nel primo, vero mattone del sistema educativo nazionale. Per garantire che il superamento dei vecchi standard di Lisbona sia un punto di partenza e non un traguardo raggiunto in ritardo.






