Politica
Decreto primo maggio sul lavoro povero: tre ipotesi sul tavolo
Di Lorenzo Berna
Il governo è al lavoro sul decreto primo maggio per contrastare il lavoro povero, ma la strada è ancora da definire. Sul tavolo ci sono almeno tre ipotesi, mentre i sindacati si schierano compatti chiedendo all’esecutivo di non intervenire sulla rappresentanza – materia che, ripetono, attiene alle parti sociali – e di combattere con decisione i contratti pirata. La posizione è stata espressa all’unisono durante il forum di Confcommercio ed è destinata a pesare sulla scelta finale, che a questo punto è essenzialmente politica.
La prima ipotesi prevede l’attuazione della delega di settembre scorso sulla retribuzione equa e sulla contrattazione collettiva, con un richiamo all’articolo 51 del Jobs act sui contratti firmati dalle sigle comparativamente più rappresentative. La strada appare però remota e il prossimo Consiglio dei ministri è previsto per mercoledì 22. La seconda ipotesi – che sembra più percorribile – è lasciare scadere la delega, dare tempo a sindacati e imprese di chiudere un accordo, aprire un tavolo di sintesi e recepire eventualmente l’intesa in un testo legislativo. In questo caso il tema della contrattazione slitterebbe dopo l’estate e il decreto primo maggio procederebbe su altri binari: una nuova detassazione degli incrementi contrattuali, misure per i working poor e la proroga dei bonus per le assunzioni di giovani e nelle aree Zes, in scadenza a fine aprile. La terza via allo studio è un decreto che includa fin da subito anche il riferimento alla rappresentanza, da affinare poi durante l’iter parlamentare di conversione.
I sindacati hanno già fatto sentire la loro voce alla premier Meloni e alla ministra del Lavoro Marina Calderone. Il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri ha indicato anche un orizzonte temporale preciso: «Chiederei al governo di aspettare e darci sei mesi di tempo per arrivare a un accordo tra le parti», che poi «può essere recepito dal governo». Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha alzato la posta: «Il governo non può sostituirsi alle parti sociali sulla contrattazione. Sarebbe un atto di saggezza politica aspettare e vedere cosa siamo capaci di mettere in campo». E ha colto l’occasione per rimarcare la ritrovata unità sindacale: «Riabituatevi a vederci insieme». La segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola ha precisato che «non abbiamo alcun testo dal quale desumere le scelte» e ribadito che «per noi i contratti buoni sono quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale».
Sul fronte delle imprese, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha indicato come priorità il contrasto al dumping contrattuale, definito «una vera e propria piaga sociale, con salari più bassi, diritti e welfare azzerati, che crea concorrenza sleale tra le imprese». Dal medesimo palco il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha assicurato, anche a nome della Lega, che «non è intenzione toccare la rappresentanza» con il decreto. «Stiamo lavorando per costruire un decreto che possa dare ristoro al lavoro povero», ha detto, precisando che le risorse disponibili non sono abbondanti: «Non è periodo di tanti miliardi, ma possiamo mettere una piccola leva su giovani e donne».





