Esteri
Starmer tra scandalo e urne: il Regno Unito scopre la fine del bipolarismo
Di Ambrogio Mantegazza
C’è un’immagine che racconta meglio di altre il momento politico britannico: Keir Starmer oggi a Parigi, al tavolo con Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz, mentre a Londra il suo governo è travolto da uno scandalo che ne mina la stabilità.
Il caso è quello di Peter Mandelson, nominato ambasciatore negli Stati Uniti nonostante avesse fallito i controlli di sicurezza e finito poi al centro di rivelazioni sui suoi legami con Jeffrey Epstein. Un cortocircuito politico pieno: Downing Street sostiene che il premier non fosse informato, ma la linea difensiva regge poco davanti a un dato ormai acquisito — il sistema di garanzie ha fallito, e con esso la promessa laburista di “normalità” dopo gli anni conservatori.
Il punto, però, è che lo scandalo arriva nel momento peggiore possibile. Tra pochi giorni si vota per le amministrative e il quadro è già scritto: i due pilastri del sistema, Labour e Conservatori, arrivano entrambi indeboliti. I primi devono difendere oltre 2.500 seggi in un clima di consenso in calo; i secondi sono ancora intrappolati nella lunga coda del loro logoramento al governo.
È qui che la politica britannica cambia pelle.
Da un lato crescono i Verdi, che stanno facendo qualcosa di inedito per la loro storia: uscire dalla comfort zone dell’ambientalismo e parlare di casa, salari, costo della vita. Non è solo un allargamento dell’agenda, è un tentativo di occupare lo spazio lasciato vuoto da un Labour percepito sempre meno come forza sociale.
Dall’altro lato avanza Reform UK di Nigel Farage, che ha ormai smesso di giocare una partita di testimonianza. Farage punta apertamente al consenso di massa, erode voti ai Conservatori e si muove con un’ambizione dichiarata: trasformare una forza anti-sistema in una proposta di governo.
Il risultato è che le elezioni locali del prossimo maggio rischiano di certificare qualcosa di più profondo di una semplice sconfitta elettorale. Per la prima volta, il Regno Unito appare davvero oltre il suo storico bipolarismo: non più un’alternanza tra due partiti, ma un campo aperto in cui nuove forze — a destra e a sinistra — intercettano un elettorato sempre più volatile.
E in questo passaggio, lo scandalo Mandelson non è un incidente. È il simbolo di una transizione: quella in cui anche il Labour di Starmer, nato per chiudere una stagione, finisce per esserne travolto.





