Cultura

Addìo a Emmanuele Emanuele, un pilastro della storia economica e culturale di Roma

16
Aprile 2026
Di Alessandro Caruso

Per molti anni è stato considerato l’ottavo Re di Roma, così in molti lo appellavano nel periodo in cui è stato tra i protagonisti dell’alta finanza romana. Con Emmanuele F.M Emanuele se ne va un personaggio che per Roma ha fatto più (molto di più) di quanto Roma non abbia fatto per lui. Aveva 88 anni e si è spento nella Capitale nella notte tra il 15 e il 16 aprile. Originario di Palermo, orgoglioso delle sue radici siciliane, il Prof. Avv. (come gli piaceva essere titolato) Emmanuele Emanuele è stato un vero filantropo, raffinato conoscitore e appssionato di arti, ma soprattutto molto sensibile al fascino dell’arte contemporanea.

La città di Roma è stata teatro della sua carriera galoppante nell’alta finanza e nell’università, fino a diventare presidente della Fondazione Roma, una delle principali fondazioni bancarie italiane, un ruolo attraverso il quale si è accreditato anche come uno dei principali player culturali. Dal vertice della Fondazione di Palazzo Sciarra è stato uno dei massimi teorici della “big society”, quel metodo ispirato alla sussidiarietà per cui pubblico e privato concorrano insieme per il conseguimento del bene comune. Era un’altra Europa. Oltremanica il premier David Cameron ne faceva un pilastro della sua azione di governo. Il Prof. invece da presidente dell’Azienda speciale Palaexpo ci provò a creare un piccolo modello di big society nella Capitale, proponendo un modello di gestione più moderno del colosso che gestiva alcuni dei più importanti poli museali della città. Non fu capito. Il Prof. aveva il difetto di andare un po’ troppo veloce per i ritmi elefantiaci della pubblica amministrazione, parlava una lingua che spesso poteva risultare incomprensibile, troppo visionaria. Troppo alta. Ecco perché non adava sempre d’accordo con la politica.

Da mecenate e filantropo, però, ha continuato a fare sempre tanto. A “casa sua” le regole le dettava lui e di cose per la cultura e l’arte ne ha organizzate tantissime. Ha fatto di Palazzo Sciarra e Palazzo Cipolla due pilastri della scena museale romana: leggendarie le mostre di Andy Warhol, Edward Hopper e Norman Rockwell. Grande amante della poesia, aveva anche portato in Italia alcuni dei più grandi poeti contemporanei per il Festival di Poesia da lui voluto. E poi la sanità. Sue le intuizioni della creazione dell’Hospice per le cure palliative, per assistere gratuitamente i malati terminali nell’ultima fase della vita, e l’ideazione del Villaggio Alzheimer alla Bufalotta, un modello di accoglienza parimenti gratuito e all’avanguardia per i pazienti affetti da questa patologia.

Non a torto lo consideravano l’ottavo Re di Roma, il Prof. Avv. era davvero di sangue blu, erede di una delle più antiche famiglie nobiliari siciliane. E poi era regale e magnificente sul serio, con gli altri e con se stesso. Si piaceva e si ascoltava, ma era anche curioso di ascoltare gli altri, soprattutto quelli che considerava amici e a cui riconosceva l’autorevolezza per insegnargli cose nuove, specialmente di ambiti che non gli appartenevano per formazione ma che lo affascinavano, come l’innovazione tecnologica e la comunicazione. Bene ha fatto il ministro della Cultura Alessandro Giuli a ricordarlo: «L’Italia perde un raffinato intellettuale e un autentico umanista contemporaneo, capace di coniugare sapere e responsabilità, visione e concretezza. Nel suo lungo percorso, il Professor Emanuele ha incarnato una rara sintesi tra cultura, filantropia e impegno civile, restituendo centralità alla funzione etica della conoscenza». Alla città di Roma mancherà un personaggio così.