Economia
ASSOPAT al Luiss Observatory: il 37% del mercato cartine e filtri è fuori dal circuito legale
Di Giuliana Mastri
Il mercato parallelo dei prodotti accessori ai tabacchi sottrae ogni anno milioni di euro alle casse dello Stato e danneggia gravemente le imprese che operano nel rispetto delle regole. È questo il quadro che emerge dalla ricerca del Policy Observatory della Luiss, presentata oggi a Roma in un evento istituzionale che ha coinvolto autorevoli membri del Parlamento, rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. A commentare i risultati è Marco Fabbrini, Presidente di ASSOPAT, l’Associazione Nazionale Operatori Prodotti Accessori ai Tabacchi, nata su iniziativa di primarie aziende italiane del settore con l’obiettivo di fornire una rappresentanza unitaria e strutturata a un comparto che da troppo tempo opera senza tutele adeguate.
Il mercato parallelo vale tra il 35 e il 37% del totale
Lo studio stima che una quota di consumatori compresa tra il 35% e il 37% si stia rivolgendo a canali alternativi alle tabaccherie per l’acquisto di cartine e filtri, preferendo bazar, minimarket o piattaforme web. Una «fuga» che sta causando ingenti perdite di fatturato sia per la rete legale di vendita, sia per l’intera filiera produttiva a monte, con ripercussioni negative sul gettito erariale. Il fenomeno affonda le radici in un’anomalia normativa tutta italiana: dal 2020, con la Legge di Bilancio, è stata introdotta un’imposta di consumo sui prodotti accessori ai tabacchi con un carico fiscale superiore al 100% del prezzo all’ingrosso, una misura senza equivalenti nel resto dell’Unione Europea, che ha di fatto innescato una distorsione della concorrenza alimentando i canali illegali.
«Lo studio del Policy Observatory Luiss rileva ciò che le nostre imprese denunciano da tempo: l’attuale impianto normativo sui prodotti accessori ai tabacchi ha creato una vasta e inaccettabile zona grigia» ha dichiarato Fabbrini. «Un’imposizione fiscale sbilanciata, un’anomalia unica nel panorama europeo, in combinazione con la mancanza di norme chiare per il controllo e le sanzioni, ha di fatto regalato oltre un terzo del mercato al circuito non regolato. Questo ha comportato la sottrazione di milioni di euro alle casse dello Stato e ha inflitto un danno gravissimo alle aziende oneste.»
Una filiera da un miliardo di euro lasciata senza tutele
Il comparto dei prodotti accessori ai tabacchi genera in Italia un miliardo di euro di fatturato complessivo, di cui 250 milioni legati specificamente al mercato degli accessori, e garantisce l’occupazione di oltre 100.000 lavoratori tra ingrosso e dettaglio. Numeri che, secondo Fabbrini, rendono insostenibile l’inerzia normativa attuale e che documentano la portata del danno subito dalle imprese che scelgono di operare nella legalità, esposte quotidianamente a una concorrenza sleale alimentata dal mercato parallelo.
«Non possiamo più permetterci di ignorare una voragine di queste dimensioni e la concorrenza sleale che subisce quotidianamente il nostro comparto. La filiera dei prodotti accessori in Italia genera un miliardo di euro di fatturato, di cui 250 milioni legati specificamente al mercato degli accessori, e garantisce l’occupazione di oltre 100.000 lavoratori tra ingrosso e dettaglio: è un patrimonio economico e occupazionale che non può più essere lasciato in balia del mercato parallelo. Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare che non finiscano per premiare l’evasione» ha proseguito il presidente di ASSOPAT.
Tre pilastri per riformare il sistema: fisco, depositi e codici univoci
ASSOPAT accoglie le direttrici di intervento individuate dall’Osservatorio della Luiss, articolate su tre pilastri: la revisione dell’imposta di consumo, il rafforzamento dei presidi lungo la filiera attraverso depositi fiscali o sistemi equivalenti e l’adozione di codici identificativi univoci per i prodotti. Un pacchetto di raccomandazioni che l’associazione intende tradurre in una richiesta concreta di intervento legislativo, portando al tavolo istituzionale la voce di un comparto che chiede di uscire definitivamente dalla zona grigia normativa in cui si trova da sei anni.
«È necessario correggere le criticità strutturali nate con la Legge di Bilancio 2020. Siamo pronti a confrontarci con le Istituzioni per collaborare alla definizione di un quadro normativo più equilibrato, capace di ristabilire una sana competitività e, al contempo, tutelare le finanze pubbliche e le imprese che operano nel rispetto della legalità» ha concluso Fabbri.





