Ambiente

Nucleare, rinnovabili e costi: l’Italia si interroga sul futuro della transizione

14
Aprile 2026
Di Giampiero Cinelli

Il nucleare non è alternativo alle rinnovabili, ma al termoelettrico. È questo il messaggio che il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha voluto lanciare alla seconda edizione dell’evento del Sole 24 Ore “Transizione energetica e l’industria del nucleare“, svoltosi oggi a Milano. «Il Green deve essere integrato dal nucleare, va in sostituzione semmai del termoelettrico: questa è la sfida, non in sostituzione delle rinnovabili di cui stiamo rispettando la tabella di marcia» ha dichiarato il ministro, ricordando che al 31 dicembre 2025 l’Italia si attestava a 1,4 GW, «poco ma sopra l’obiettivo del piano». Per il prossimo decennio, ha aggiunto, «l’integrazione del nucleare è all’11-22%. Non abbiamo alternative, se no è una scelta di arretratezza.» E con una punta di ironia: «Il mio sogno è anche la fusione nucleare e mi auguro di partecipare all’inaugurazione, anche se a 95 anni è durissima.» Pichetto Fratin ha poi inquadrato la scelta nucleare in una prospettiva continentale: «L’Europa sta andando verso il nucleare perché si è resa conto che non possiamo essere dipendenti da altre parti del mondo, peraltro molto instabili politicamente».

Sul fronte industriale, Leonardo Brunori, Energy Executive Vice President di Rina, ha sottolineato il doppio valore strategico della tecnologia nucleare: «Il nuovo nucleare può garantire sicurezza energetica e decarbonizzazione. Per l’Italia è anche un’opportunità, che garantirebbe ulteriore crescita a una filiera già ricca di eccellenze tecnologiche e di competenze specializzate, creando professionalità e occupazione.» Brunori ha posto l’accento in particolare sugli Small Modular Reactor: «Gli SMR fanno un cambio di paradigma rispetto all’energia nucleare classica. Hanno un potenziale di accettabilità maggiore e possono cambiare la percezione del pubblico nei confronti del nucleare».

La questione normativa resta però un nodo irrisolto. Fabrizio Fabbri, amministratore delegato di Ansaldo Energia, è stato esplicito: «Il quadro normativo è fondamentale perché qualsiasi progetto deve essere calato in un quadro normativo di riferimento. Senza un quadro normativo sarà difficile rilanciare il nucleare in Italia.» L’Unione Europea si sta muovendo «per avere un quadro normativo comune» ha spiegato Fabbri, «e le regole sono talmente importanti che per finanziare un progetto bisogna sapere come farlo e soprattutto quando questo riuscirà a produrre benefici».

Sul fronte della domanda energetica a lungo termine, Giovanni Sale, Corporate and Business Strategy Senior Vice President di Maire, ha tracciato uno scenario di forte espansione: «Ciò che oggi si chiede è chi è pronto a costruire le infrastrutture energetiche. Da qui al 2050 ci si aspetta il raddoppio del consumo». Una prospettiva che implica conseguenze immediate per la filiera industriale: «La componentistica del nucleare da qui a 10 anni dovrà raddoppiare la produzione».

In parallelo, intervenendo a Roma a un evento di Farmindustria in occasione della Giornata del Made in Italy, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha inquadrato il tema energetico nella prospettiva della politica industriale. «Abbiamo ovviamente un problema che pesa: il costo dell’energia. Il nostro mix energetico, determinato da scelte del passato che ci hanno precluso l’utilizzo del nucleare, ci ha reso più dipendenti dal gas e dal carbone fossile; fattori che oggi, insieme al sistema degli ETS, gravano sulle bollette di cittadini e imprese», ha spiegato il ministro. Urso ha poi illustrato la differenza tra i due strumenti di incentivazione in campo: «La differenza fondamentale tra Transizione 5.0 e Industria 4.0 risiede proprio in questo: mentre la 4.0 incentiva l’innovazione tecnologica digitale, la 5.0 sostiene anche la transizione energetica.» Un esempio concreto è l’installazione di pannelli fotovoltaici prodotti in Europa per l’autoconsumo industriale: «Alla luce della crisi nel Golfo, questa misura si è rivelata saggia e previdente, avendo già attivato investimenti per 10 miliardi di euro con incentivi superiori a 4 miliardi.» Con la nuova Transizione 5.0, ha concluso Urso, «metteremo a disposizione altri 10 miliardi per i prossimi tre anni, destinati all’innovazione digitale – software, intelligenza artificiale, cloud – e all’efficientamento energetico tramite tecnologie green».