Innovazione
Dalla governance all’AI: come cambia il lavoro legale tra aziende e studi, parla La Lumia
Di Carlotta Moro
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Governance, intelligenza artificiale, riservatezza, gestione dei documenti, rischi geopolitici e sinergie tra uffici legali d’impresa e studi. Ne parliamo con l’Avvocato Antonino La Lumia, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano.
Partiamo dall’esito del referendum.. Secondo voi, la giustizia ha bisogno di essere riformata? Da dove sarebbe utile ripartire?
«L’esito referendario, al di là dei numeri, va letto come l’espressione di una domanda di intervento complessivo, che si avverte da tempo. La giustizia ha urgente bisogno di una visione prospettica che la riconosca come infrastruttura vitale del Paese: il processo non è un mero esercizio di rito, ma il luogo in cui si tutelano i diritti fondamentali. Riformare significa investire sulla qualità della giurisdizione e sulla sua efficienza organizzativa. Per costruire un sistema che sia presidio di garanzie e volano di sviluppo economico, restituendo fiducia a cittadini e imprese, occorre valorizzare l’equilibrio del processo, incrementare gli organici e puntare sulla digitalizzazione».
Oggi l’IA è entrata nella quotidianità di moltissime professioni, anche in ambito forense. Come usarla nel lavoro legale senza rischiare errori o fughe di informazioni? E qual è il rischio più sottovalutato?
«La regola fondamentale risiede nel concetto di supporto servente: la tecnologia deve potenziare le capacità del giurista, non sostituirne la funzione critica. L’intelligenza artificiale può analizzare dati, ma non può dare un senso ai fatti. Il rischio più sottovalutato non risiede tanto nell’errore tecnico della macchina o nella violazione della privacy che, pur centrali, possono essere evitati, quanto nello slittamento verso una sorta di anestesia del giudizio, con delega della scelta finale all’algoritmo. Per questo, il nostro Ordine degli Avvocati di Milano ha proposto Horos, la prima Carta dei principi per l’uso consapevole dell’AI, a garanzia che ogni decisione resti un atto di responsabilità umana, basata su competenza e trasparenza».
Con l’aumento di tensioni geopolitiche e instabilità, qual è la nuova priorità che oggi entra stabilmente nell’agenda legale? E qual è una cosa concreta che aziende e studi dovrebbero fare per essere pronti?
«La priorità assoluta è diventata la capacità di gestire l’incertezza attraverso una compliance dinamica e profonda. Il diritto non può più limitarsi a inseguire la realtà o a gestire il contenzioso ex post, ma deve saperla anticipare, agendo come un fattore di resilienza. Per essere pronti, aziende e studi devono fare un salto di qualità nella gestione del rischio, passando da una difesa statica a una strategia di prevenzione attiva. Bisogna investire in una due diligence che non sia solo formale, ma geopolitica e tecnologica, integrando clausole contrattuali capaci di reagire con flessibilità a mutamenti macroeconomici improvvisi».
Su riservatezza e gestione dei documenti legali, il problema oggi è più nelle regole o nel modo pratico in cui si lavora?
«Il problema non risiede nella carenza di regole, poiché la normativa europea è tra le più avanzate, ma nella distanza dalla prassi operativa quotidiana. Il dato legale non è un semplice file, è il custode di una relazione di fiducia tra avvocato e assistito. È essenziale promuovere una cultura della protezione del dato che veda la tecnologia non come un peso, ma come uno scudo. Una soluzione concreta è l’adozione di ecosistemi di comunicazione crittografati e professionali, evitando l’uso di piattaforme inadeguate per lo scambio di informazioni sensibili».
Qual è l’evoluzione più rilevante del ruolo del giurista d’impresa oggi? Quali sono oggi le principali sinergie tra avvocati e giuristi d’impresa?
«La riflessione più importante riguarda il passaggio del giurista d’impresa da funzione di controllo a partner nei processi decisionali. Non è più colui che interviene a valle per validare una scelta, ma un attore che partecipa attivamente alla creazione di valore, orientando l’innovazione in modo che sia etica e sostenibile. La sinergia tra avvocatura del libero foro e giuristi d’impresa cresce con la capacità di unire la visione d’insieme dei processi aziendali con la profondità specialistica e l’esperienza del contenzioso dell’avvocato esterno».
Quali condizioni dovrebbero esserci perché un riconoscimento del ruolo del giurista d’impresa sia utile e sostenibile per tutti?
«L’evoluzione della figura del giurista d’impresa deve essere accompagnata da una maturazione culturale che coinvolga l’intera comunità forense. Le condizioni risiedono nella valorizzazione del ruolo professionale e nella creazione di un contesto che garantisca a chi opera all’interno delle organizzazioni di esprimere al meglio la propria funzione legale. Un riconoscimento equilibrato deve mirare a rafforzare la competitività del Paese, favorendo una gestione del diritto sempre più moderna e integrata. È un percorso che richiede coesione, perché avvocati e giuristi d’impresa devono percepirsi come parte di un ecosistema legale osmotico, dove la diversità dei profili contribuisce a un obiettivo comune: la certezza delle regole e la qualità della tutela dei diritti in ogni ambito della società».





