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Iran: tregua a rischio, Israele fa 250 vittime in Libano, Teheran tiene chiuso Hormuz
Di Giampiero Gramaglia
La tregua appena incominciata è già a rischio: Israele non cessa di bombardare il Libano, anzi intensifica gli attacchi e fa 250 vittime in un solo giorno; l’Iran non apre lo stretto di Hormuz; accuse di violazione dei patti s’intrecciano reciproche. Per dirla con la Cnn, “la fragile tregua è subito messa alla prova”: Teheran ne considera parte lo stop degli attacchi sul Libano, Washington avalla la versione di Israele che il Libano non è compreso nel cessate-il-fuoco. Il presidente Usa Donald Trump assicura che l’apparato militare statunitense resterà dislocato nell’area di conflitto, pronto a riprendere le ostilità.
L’offensiva israeliana mette a repentaglio un veicolo Lince del contingente italiano dell’Unifil, che è la forza di interposizione dell’Onu fra Israele e LIbano, innescando una piccata e preoccupata reazione italiana. L’ambasciatore d’Israele in Italia Jonathan Peled viene convocato alla Farnesina.
Significativamente, molti dei più importanti media Usa corredano le loro prime pagine o i loro siti con foto dei bombardamenti su Beirut di ieri, molto violenti. Rovescia il punto di vista dominante Fox News che ha una foto di danni in Israele fatti da razzi degli Hezbollah e titola: “Sotto pressione: tregua a rischio, Hezbollah si assume la responsabilità di attacchi con razzi su Israele”.
Sembra però tenere l’impegno ad avviare negoziati in Pakistan nel fine settimana: il vice-presidente JD Vance deve guidare la delegazione statunitense, che comprenderà anche i ‘negoziatori in capo’ Steve Witkoff e Jared Kushner. Axios riferisce un’affermazione di Vance relativamente conciliante con l’Iran: dice che Israele avrebbe accettato di ridurre l’intensità dei combattimenti in Libano durante le trattative.
Vacilla, invece, la fiducia dei mercati nella tregua: le borse, che a caldo erano risalite, e i prezzi dell’energia, che a caldo erano scesi, sono in altalena.
Nei commenti e nelle analisi dei media internazionali, emergono gli interrogativi su “che cosa ha davvero ottenuto Trump, in cinque settimane di guerra all’Iran”: se lo chiede il New York Times. Politico è più esplicito. “Sembra che stiamo perdendo: ecco che cosa non abbiamo ottenuto in Iran” cominciando dal cambio di regime per passare allo smantellamento dei programmi nucleari iraniani alla distruzione dei lanciatori e dei depositi di missili balistici e alla rottura della catena di comando con le milizie sciite attive in Medio Oriente. L’Iran ha, per contro, “consolidato la sua posizione d’influenza regionale”.
Il Washington Post constata che “le apocalittiche minacce di Trump all’Iran sono state per ora messe in pausa, ma continuano ad avere ripercussioni in patria”, dove emergono sempre più discrepanze tra le dichiarazioni trionfalistiche del segretario alla Guerra Pete Hegseth e quelle invece prudenti dei vertici militari. Il NYT rileva con toni critici l’assenza, in questa fase, della voce del Congresso, che non è in sessione e che è sostanzialmente all’oscuro dei cambi di rotta di Trump sull’Iran.
Nei titoli di testata e nelle home page, non c’è molto spazio per l’incontro di ieri alla Casa Bianca tra Trump e il segretario generale della Nato Marc Rutte, durante il quale il presidente – s’apprende – ha reiterato la propria insoddisfazione per lo scarso sostegno ricevuto da molto Paesi dell’Alleanza nella guerra all’Iran. Per il Wall Street Journal, Trump valuta se ritirare militari americani dai Paesi che sono stati più critici e meno collaborativi.
“Gli alleati della Nato sono stati messi alla prova e hanno fallito”, scrive Trump in una nota affidata alla sua portavoce Karoline Leavitt, prima di incontrare Rutte. E Leavitt, nel diffonderla, ribadiva che il presidente sta ancora pensando al ritiro degli Usa dalla Nato. Per legge il ritiro dall’Alleanza non potrebbe farvi senza l’avallo del Congresso che non pare facile da ottenere.
Dopo l’incontro con Rutte, che è stato “schietto e aperto” – una definizione condivisa da entrambe le parti -, Trump ha postato un messaggio tutto a lettere maiuscole sul suo social Truth: “La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo. Ricordate la Groenlandia: quel grosso pezzo di ghiaccio, mal gestito”.
Intervistato dalla Cnn, Rutte ha espresso la sua ammirazione per la leadership di Trump e ha detto: “E’ chiaramente deluso da molti alleati della Nato”, ma “ho fatto notare come molti Paesi europei hanno aiutato” gli Usa in Iran. Rutte s’è anche detto “assolutamente” convinto che il mondo sia più sicuro ora rispetto a prima della guerra all’Iran.





