Trasporti

Viaggi 2026, sulle scelte incidono eventi e AI, pesa l’attualità

02
Aprile 2026
Di Giampiero Cinelli

Il turismo italiano regge, ma il contesto internazionale introduce nuove variabili. È la fotografia che emerge dalla sesta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours, condotta su oltre 5.000 partecipanti in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, che per la prima volta ha affiancato alle domande tradizionali test psicologici impliciti per sondare le motivazioni inconsce alla base delle decisioni di viaggio.

Sul fronte del business travel, il segnale è di prudenza: a livello europeo il 31% dei viaggiatori prevede spostamenti per lavoro nel 2026, cinque punti in meno rispetto all’anno precedente, con una contrazione più marcata in Francia e Germania. L’Italia fa eccezione e conferma la stessa frequenza del 2025, mantenendo il primato europeo per numero di trasferte previste: il 27% dei rispondenti italiani indica da 1 a 4 viaggi di lavoro, il 7% da 5 a 10 e il 6% oltre 10. Per i viaggi leisure le intenzioni restano complessivamente stabili, con il 70% degli italiani che prevede da 1 a 4 vacanze e una quota crescente – il 17% – che intende aumentare i viaggi rispetto all’anno precedente. L’auto rimane il mezzo più usato per le vacanze (72%), seguita dall’aereo (57%) e dal treno (47%).

Le tensioni geopolitiche e il possibile rincaro di energia e carburante introducono però un elemento di rischio concreto: 4 viaggiatori su 10 potrebbero ridurre frequenza o durata dei viaggi, oppure rinunciare a comfort e qualità in caso di aumento dei prezzi.

Una delle tendenze più marcate è la progressiva erosione del confine tra lavoro e vacanza. Il 44% dei rispondenti europei si dichiara interessato all’hybrid travel – ovvero a combinare le due dimensioni nello stesso viaggio – con un picco dell’81% tra i business traveler. L’Italia è tra i mercati più dinamici su questo fronte, con il 49% favorevole a formule ibride. Le forme più diffuse sono la workation, citata dal 24% degli italiani, e il bleisure dal 22%.

L’overtourism continua a pesare sull’esperienza di viaggio: in Italia il 47% dei viaggiatori segnala un impatto abbastanza o molto negativo sui propri viaggi recenti, seconda solo alla Spagna dove la quota raggiunge il 49%.

Il calendario degli eventi si afferma come uno dei principali motori della domanda turistica. Il 39% dei partecipanti europei dichiara che la presenza di un evento influisce in modo rilevante sulla scelta della destinazione, con punte del 47% in Spagna e del 41% in Italia. Per il 2026, gli eventi culturali – mostre, festival, spettacoli – spingono almeno un viaggio per il 27% dei rispondenti europei, mentre i concerti muovono il 26%. Tra la Generazione Z la sensibilità agli eventi è ancora più accentuata: il 53% del campione europeo under-30 dichiara di essere influenzato dalla presenza di un evento nella scelta della destinazione.

L’intelligenza artificiale entra stabilmente nel processo di pianificazione. Il 56% del campione totale userebbe un assistente virtuale AI per organizzare un viaggio, con una preferenza per i suggerimenti sulle esperienze in destinazione (34%), la scelta dell’alloggio (29%) e l’individuazione della destinazione e del periodo di viaggio (27%). Tra i Gen Z europei, il 24% ha già utilizzato un chatbot AI per pianificare un viaggio e il 61% si dichiara interessato a farlo in futuro, contro il 44% della media generale.

Sul piano della sostenibilità, il 41% dei rispondenti dichiara che l’impatto ambientale è importante nelle proprie scelte di viaggio, in calo di 6 punti rispetto all’anno precedente. I test neuroscientifici rivelano tuttavia un’affinità implicita con i temi ambientali diffusa in tutti i Paesi, e solo un terzo degli intervistati afferma di non aver mai compiuto scelte di viaggio pensando alla sostenibilità – quota che scende a un sesto tra i giovani.

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