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L’Europa non può mollare su tecnologia e sicurezza

24
Marzo 2026
Di Gianni Pittella

La sicurezza dell’Europa, oggi, non si gioca più soltanto sul terreno militare. Si gioca, sempre di più, sul piano tecnologico, industriale e digitale. È questo il cuore del messaggio lanciato da Mario Draghi nel suo recente rapporto sulla competitività europea: senza autonomia tecnologica, l’Unione è destinata a una progressiva marginalizzazione.

L’Europa sconta un ritardo evidente rispetto ai principali attori globali. Dipende dall’esterno per componenti essenziali come i semiconduttori, per le infrastrutture cloud, per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Questa dipendenza non è neutra: significa vulnerabilità economica, ma anche debolezza politica. In un mondo segnato da tensioni geopolitiche crescenti, chi non controlla le tecnologie strategiche non è pienamente sovrano.

Per questo Draghi propone un cambio di scala: fino a 800 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi, concentrati nei settori chiave della sicurezza tecnologica. Intelligenza artificiale, cybersicurezza, microelettronica, infrastrutture digitali ed energia diventano così i pilastri di una nuova politica industriale europea. Non si tratta di spesa pubblica improduttiva, ma di un investimento necessario per difendere la capacità dell’Europa di competere e decidere il proprio destino.

Ma le risorse, da sole, non bastano. Serve un salto politico. L’attuale frammentazione delle politiche industriali nazionali indebolisce l’Unione. Occorre passare a una vera strategia europea, con strumenti comuni, maggiore integrazione dei mercati dei capitali e un ruolo più incisivo delle istituzioni europee, a partire dalla Banca europea per gli investimenti. Anche il tema del debito comune ( gli Eurobond )già sperimentato con il Next Generation EU, torna inevitabilmente al centro del dibattito.

In questo quadro, la sicurezza tecnologica non può essere ridotta a una questione di potenza. È necessario che sia anche un fattore di coesione , che la transizione digitale rafforzi il lavoro, riduca le disuguaglianze e valorizzi tutti i territori, a partire da quelli più fragili. L’innovazione deve essere uno strumento di inclusione, non un fattore di esclusione.

La sfida è chiara: o l’Europa investe per diventare protagonista della nuova rivoluzione tecnologica, oppure accetta un ruolo subordinato nello scenario globale. Non è una scelta tecnica, ma profondamente politica. Perché, oggi più che mai, sicurezza tecnologica significa libertà, democrazia e futuro europeo

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