Economia
Private equity e venture capital, raccolta in calo del 46%, bene le Pmi
Di Giuliana Mastri
Il mercato italiano del private equity e venture capital chiude il 2025 con una raccolta di 3,57 miliardi di euro, in calo del 46% rispetto ai 6,67 miliardi dell’anno precedente. È quanto emerge dall’analisi annuale condotta da AIFI – l’Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt – in collaborazione con PwC Italia sul mercato del capitale di rischio. Un risultato che racconta un anno vissuto in due tempi distinti, con un primo semestre positivo e un secondo semestre che ha bruciato buona parte dei progressi accumulati.
Gli operatori che hanno svolto attività di fundraising sono stati 44, in lieve aumento rispetto ai 42 del 2024, a segnalare che la contrazione non ha intaccato la vivacità del tessuto degli operatori. La raccolta è rimasta prevalentemente domestica: la componente italiana ha rappresentato l’83% del totale, contro il 17% di provenienza estera. Sul fronte delle fonti, il settore pubblico – inclusi i fondi di fondi istituzionali – ha guidato la classifica con il 22% della raccolta, pari a 524 milioni di euro, seguito dagli investitori individuali e family office al 21% (490 milioni) e dai fondi pensione e casse di previdenza al 19% (442 milioni).
Anche sul fronte degli investimenti il segno è negativo: l’ammontare complessivo si è attestato a 11,61 miliardi, in calo del 22% rispetto all’anno precedente. Francesco Giordano, partner di PwC Italia e Private Equity Leader, ha descritto con precisione la dinamica interna: dopo un primo semestre «molto positivo», il secondo ha segnato una «significativa contrazione», con una riduzione degli investimenti pari al 42%. Una frenata che riflette l’incertezza geopolitica e la nuova fiammata energetica che hanno condizionato le scelte degli investitori nella seconda parte dell’anno.
In questo quadro, spicca come eccezione virtuosa la finanza destinata alle PMI, che ha registrato il miglior risultato di sempre con 6,5 miliardi di investimenti. Un dato che il presidente di AIFI Innocenzo Cipolletta ha voluto mettere in evidenza come segnale di tenuta strutturale del mercato, pur nel contesto difficile. «Il clima è ovviamente perturbato dalle guerre e dalla nuova crisi energetica», ha commentato. «Il mercato del private capital sembra aver tenuto nel 2025, ma ha mostrato alcuni sintomi di fragilità», con gli operatori italiani che tuttavia «restano dinamici».





