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Consiglio Ue, Meloni tratta su Ets: «Per l’Italia vale 7 miliardi, servono misure mirate»
Di Giampiero Cinelli
Le generiche aperture sulla revisione dell’Ets attese dal Consiglio europeo riunito a Bruxelles non bastano all’Italia. La partita che Giorgia Meloni sta giocando — all’indomani del decreto da mezzo miliardo che ha tagliato di 25 centesimi le accise sui carburanti — guarda oltre: strappare alla Commissione Ue «misure mirate e temporanee» capaci di correggere le distorsioni che il meccanismo genera nel nostro Paese, dove l’impatto sul prezzo dell’energia elettrica risulta amplificato rispetto ad altri Stati membri.
Il nodo è strutturale. Il gas ha nel mix energetico italiano un protagonismo ben più marcato che in Francia o Germania, e le centrali termoelettriche sono costrette ad acquistare quote di emissione con un costo extra che poi si trasferisce lungo la filiera fino alle bollette di famiglie e imprese. Secondo il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, l’Ets «arriva a pesare per oltre 7 miliardi sul totale dell’energia consumata». Il meccanismo incriminato è il calcolo del prezzo basato sulla fonte più costosa utilizzata — spesso il gas — che nelle fasi di picco, come quella attuale aggravata dalla crisi in Medio Oriente, scarica sugli utenti finali un onere insostenibile. Meloni ha riproposto il ragionamento in un colloquio serale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, e stamattina in un prevertice con Merz e il premier belga Bart de Wever.
Gli interventi che Roma si aspetta da Bruxelles sono precisi: proroga delle quote gratuite almeno per le industrie energivore, introduzione di un tetto alla volatilità del prezzo delle quote Ets e correzione dell’applicazione indiretta del meccanismo sulle rinnovabili. La soluzione ideale per il governo sarebbe la sospensione dell’Ets sul termoelettrico, su cui però converge una minoranza di Paesi. Per questo sul tavolo restano anche misure alternative come la defiscalizzazione dell’Ets o la non applicazione dell’Iva, oggi obbligata da una direttiva europea. A sostenere la posizione italiana sono i Paesi dell’Est — Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria, Repubblica ceca, Slovacchia — insieme a Croazia, Austria e Grecia.
Von der Leyen, nella lettera inviata ai capi di Stato prima del vertice, ha anticipato che la Commissione sta lavorando a un pacchetto con maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, possibili sgravi sulle bollette e un’accelerazione sulle rinnovabili. Su questo pacchetto il governo italiano conta di ottenere qualcosa di più personalizzato.
A margine del vertice, Meloni ha anche ospitato un prevertice del gruppo di lavoro informale sull’immigrazione con altri quindici Paesi, guidato insieme alla premier danese Mette Frederiksen. Le due leader avevano già firmato una lettera congiunta ai vertici comunitari avvertendo che il conflitto in Medio Oriente «è fonte di crescente preoccupazione in una regione che già ospita un ampio numero di sfollati» e che «non possiamo rischiare il ripetersi della crisi migratoria esplodere nella Ue nel 2015-2016». La richiesta è che i rifugiati siano assistiti nei Paesi dell’area e che la Commissione adotti il pacchetto da 458 milioni in risposta alla crisi umanitaria. All’incontro ha partecipato anche Von der Leyen, che ha illustrato lo stato di avanzamento del regolamento rimpatri.





