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Mantovano: «La riforma non tocca l’indipendenza dei giudici»

17
Marzo 2026
Di Giampiero Cinelli

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano difende la riforma della giustizia e risponde alle critiche della magistratura. Lo fa a 24 Mattino, su Radio 24, in vista del referendum, sgombrando il campo da quello che definisce un equivoco di fondo: «La riforma non punta a far sì che la politica condizioni il contenuto delle decisioni giudiziarie. La magistratura continuerà ad essere autonoma e indipendente».

Sul punto Mantovano è netto: dal testo della riforma, dice, «non emerge nulla che intacchi l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, non c’è una sola virgola, una sola espressione, un solo comma, un solo articolo da cui si possa ricavare la subordinazione futura della magistratura alla politica». E aggiunge una stoccata a chi, tra i magistrati, si è schierato per il no agitando lo spettro della legge attuativa: «Mi auguro che i magistrati che sostengono le ragioni del no non usino gli stessi criteri quando giudicano i cittadini, perché questo si chiama processo alle intenzioni».

Ciò che la riforma punta a correggere, spiega il Sottosegretario, è altro: «L’insieme di sciatterie, negligenze, inadempienze che hanno portato a casi clamorosi». Cita due vicende che hanno fatto discutere l’opinione pubblica: la famiglia nel bosco, con il tribunale per i minorenni che ha separato i bambini dai genitori, e il caso di Giovanni, il bambino di nove anni ucciso dalla madre nonostante migliaia di pagine di atti giudiziari documentassero le sue condotte violente. «È questa negligenza, non il contenuto delle decisioni, che la riforma della giustizia punta a smontare».

Più in generale, Mantovano inquadra il voto come un passaggio necessario per chiudere una stagione lunga quattro decenni: «Bisogna completare un percorso di modernizzazione del sistema giudiziario iniziato ormai 40 anni fa e far cessare il clima di conflittualità tra politica e magistratura». Al centro della riforma, sottolinea, c’è il principio del merito: «Si deve privilegiare la professionalità, la competenza, la dedizione del magistrato rispetto all’iscrizione a una corrente».

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