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La storia si ripete?

16
Marzo 2026
Di Gianni Pittella

Nel 2003 l’amministrazione di George W. Bush decise l’invasione dell’Iraq per rovesciare il regime di Saddam Hussein. Un regime brutale, senza dubbio. Ma la guerra aprì una stagione lunga e destabilizzante.

Negli anni successivi il Medio Oriente precipitò in una spirale di caos: guerre settarie, nascita e rafforzamento del jihadismo globale, fino alla comparsa dello Stato islamico. L’instabilità produsse anche un’enorme crisi umanitaria e politica che contribuì alla grande ondata migratoria verso l’Europa degli anni successivi.

Oggi la domanda torna drammaticamente attuale.

Se il conflitto con l’Iran dovesse allargarsi o prolungarsi, potremmo trovarci davanti a dinamiche simili:
instabilità regionale, radicalizzazione, nuovi flussi migratori e tensioni geopolitiche che arrivano fino all’Europa. Alcuni osservatori già temono che un eventuale collasso o forte destabilizzazione dell’Iran — un paese di quasi 90 milioni di abitanti — possa generare movimenti migratori di dimensioni senza precedenti.

Naturalmente il regime iraniano è repressivo e intollerabile per molti dei suoi stessi cittadini, soprattutto per i giovani che chiedono libertà e diritti.
Il regime iraniano e’ un regime dispotico , autoritario , crudele nella repressione del dissenso, minaccioso per i suoi progetti e il suo patrimonio balistico .
Ma la storia insegna che abbattere un regime senza avere una strategia per il “giorno dopo” può produrre effetti ancora più destabilizzanti.

Per questo la vera domanda non è solo se quel regime debba cambiare.

La domanda è: con quale strategia, con quali alleanze e con quale visione per la stabilità della regione?

Perché quando il Medio Oriente entra nel caos, prima o poi le conseguenze arrivano anche in Europa: sulla sicurezza, sull’economia, sulla politica e sulle nostre società.

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