Economia
Istat, quarto trimestre 2025, Italia debole ma non peggio di Francia e Germania
Di Giampiero Cinelli
Nel 2025, le principali economie mondiali hanno mostrato andamenti eterogenei, con un aumento del Pil cinese ancora in linea con gli obiettivi del governo (+5,0%), una decelerazione dell’attività economica negli Stati Uniti (+2,2%), e una ripresa complessiva dell’area euro superiore alle attese (+1,3%).
Il conflitto in Medio Oriente sta determinando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, scontando il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta mercantile. Si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026.
Nel quarto trimestre del 2025, il Pil italiano ha registrato una crescita congiunturale dello 0,3%. Nel confronto europeo, l’incremento, trainato dalla domanda interna, è stato superiore a quello della Francia (+0,2%), analogo a quello della Germania (+0,3%) ma inferiore a quello della Spagna (+0,8%).
A gennaio, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato il secondo calo consecutivo in termini congiunturali (-0,6%), dopo la flessione di dicembre (-0,5%). Nella media del trimestre novembre 2025 – gennaio 2026 la produzione è tuttavia, aumentata rispetto ai tre mesi precedenti (+0,7%).
Sale l’occupazione a gennaio. La crescita coinvolge i soli uomini e tutte le classi d’età, a eccezione dei 15-24enni. Per posizione professionale gli occupati sono aumentati sia tra i dipendenti sia tra gli autonomi.
A febbraio, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto dell’1,6% in termini tendenziali, mostrando una decisa accelerazione. L’inflazione in Italia continua a mantenersi al di sotto della media dell’area euro, evidenziando un differenziale in riduzione.
Secondo Istat, dopo il brusco arresto del 2020, causato dai lockdown dovuto alla pandemia di Covid 19, il mercato del lavoro italiano ha mostrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati. L’Italia, tuttavia, presenta, nel periodo 2019-2025, tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea, con un divario di genere più elevato rispetto ai principali paesi dell’Ue27. Nonostante la fase di recupero dopo lo shock pandemico del 2020, si osserva il permanere di differenze territoriali e sociali più ampie rispetto a quelle dei maggiori partner europei.





