Politica

Gas release, la leva del DL Bollette per soddisfare la sete di energia delle grandi industrie

12
Marzo 2026
Di Alessandro Caruso

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Nel dibattito sulle politiche energetiche italiane, il tema della competitività del sistema produttivo e quello della sicurezza degli approvvigionamenti tendono sempre più a sovrapporsi, soprattutto in questo periodo condizionato da gravi sconvolgimenti geopolitici che stanno determinando un vertiginoso aumento del costo del gas e del petrolio. In questo contesto si inserisce il meccanismo della gas release previsto dal decreto Bollette, una misura che mira a rafforzare il legame tra produzione nazionale di gas e domanda industriale, offrendo alle imprese energivore maggiore stabilità nei costi energetici e allo stesso tempo creando condizioni più favorevoli per lo sviluppo degli investimenti nell’upstream domestico. Il principio alla base della misura è la destinazione alle grandi industrie di una quota di gas proveniente da produzione nazionale a prezzi calmierati, promuovendo l’uso dei power purchase agreement (ppa), contratti a lungo termine per l’acquisto di energia dai produttori.

L’obiettivo è ridurre l’esposizione delle aziende alla volatilità dei prezzi sui mercati internazionali, un fattore che negli ultimi anni ha inciso profondamente sulla competitività dell’industria italiana. Il contesto di partenza è infatti quello di un sistema energetico fortemente dipendente dall’estero: oltre il 95% del gas consumato in Italia proviene dalle importazioni e circa il 90% del petrolio è acquistato fuori dai confini nazionali, una condizione che espone il Paese alle tensioni geopolitiche e alle oscillazioni dei mercati globali.

Ecco perché la gas release viene letta come uno strumento di politica industriale oltre che energetica: Per le grandi imprese energivore la possibilità di accedere a volumi di gas attraverso contratti più stabili rappresenta infatti un elemento decisivo per pianificare produzione e investimenti in un contesto di prezzi dell’energia ancora elevati rispetto ad altre aree economiche. Allo stesso tempo il meccanismo introduce un incentivo alla valorizzazione delle risorse domestiche, in un Paese dove la produzione di gas è diminuita in modo significativo negli ultimi decenni: negli ultimi vent’anni l’estrazione nazionale si è ridotta di circa il 60%.

Dal punto di vista degli operatori energetici, il meccanismo può rappresentare un’opportunità per invertire il declino dell’upstream italiano e valorizzare risorse già individuate, a condizione che sia accompagnato da un quadro regolatorio stabile e da procedure autorizzative che consentano di pianificare gli investimenti con maggiore sicurezza: «In un contesto internazionale caratterizzato da forte volatilità e crescente incertezza, sostenere la produzione nazionale di gas nelle concessioni già esistenti è una scelta di realismo e responsabilità – ha spiegato João Santos Rosa,  Ceo di Shell Italia E&P e country chair di Shell nel nostro Paese -.

Oggi, però, nei giacimenti italiani dove Shell opera e che dispongono già di titolo concessorio, i procedimenti autorizzativi risultano di fatto bloccati: sospesi, rallentati o protratti per mesi senza esiti. Sbloccare i procedimenti e accelerare le decisioni permetterebbe di rafforzare l’autonomia energetica nazionale e sostenere una filiera strategica per lo sviluppo del Paese». «Ancora oggi la lentezza e la frammentazione dei procedimenti rappresentano uno dei principali ostacoli agli investimenti necessari per aumentare la produzione interna e stabilizzare i costi dell’energia – conferma Santos Rosa -. Senza una riforma che garantisca efficienza in tempi rapidi e coerenti con il contesto attuale, l’opportunità offerta dal decreto potrebbe rivelarsi solo parziale». In questa prospettiva la misura può essere interpretata come un tentativo di riallineare la politica energetica con le esigenze del sistema produttivo, rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti e creando allo stesso tempo un contesto più favorevole allo sviluppo industriale. Il successo dell’iniziativa dipenderà tuttavia dalla sua attuazione concreta e dalla capacità di inserirla in una strategia energetica più ampia, capace di coniugare transizione, competitività e valorizzazione delle risorse nazionali.