Non si ferma il conflitto in Medio Oriente, che ormai coinvolge non solo l’Iran ma l’intera area del Golfo e indirettamente anche l’Europa. Proseguono gli attacchi iraniani, in particolare contro infrastrutture negli Emirati Arabi, da cui nelle ultime ore sono rientrati anche cittadini italiani. Israele intanto continua la pressione via terra nel Libano del Sud, dove si sta formando una vera e propria zona cuscinetto e gli sfollati hanno ormai superato il mezzo milione. Resta altissima anche la tensione nello Stretto di Hormuz, dove diverse multinazionali della logistica hanno sospeso le operazioni. Da qui passa circa il 30 per cento del gas e il 20 per cento del petrolio mondiale. I mercati hanno già reagito: il Brent è salito oltre i 100 dollari al barile, mentre in Europa il prezzo del gas è aumentato di oltre il 40 per cento in appena dieci giorni. Cresce così la preoccupazione in Occidente, sul piano diplomatico ma anche economico. Il timore è una nuova impennata di inflazione ed energia. In Italia Conflavoro stima già in circa 80 milioni di euro al giorno il costo della crisi per il sistema produttivo. Le imprese, oltre al caro energia, temono contraccolpi sulle catene del valore e sulla supply chain. Le filiere più esposte sono quelle più energivore e più legate all’area MENA: dalla chimica alla farmaceutica, fino alla gomma-plastica e alla metallurgia. Dopo due settimane di guerra la domanda resta una sola: quanto durerà.
Missioni già esistenti, solo da ampliare
«Sulla crisi in Iran l’Ue si è fatta trovare impreparata. Ma voglio ricordare che in tutti i trattati istitutivi dell’Unione Europea non si trovano le parole crisi e guerra. L’Europa nasce per gestire periodi di pace. Ovviamente abbiamo delegato nostra sicurezza alla Nato e se quell’aggressione fosse arrivata ai nostri confini, probabilmente non saremmo stati in grado di difenderci. Ora la nostra esposizione è indiretta e faccio riferimento a cellule dormienti di organizzazioni terroristiche. Ad oggi siamo indenni grazie alla nostra intelligence». Lo ha detto L’Onorevole Salvatore Caiata, Presidente delegazione presso l’assemblea parlamentare dell’iniziativa Centro Europea (InCE) a Largo Chigi, format di Urania Tv. Caiata ha poi fatto riferimento alle politiche di difesa in atto: «Sull’Ucraina abbiamo utilizzato il decreto legge. Nel caso del Golfo il quadro normativo è stato quello dell’informativa del ministro allo scopo di ampliare l’autorizzare a missioni già esistenti. Dobbiamo innanzi tutto proteggere i nostri cittadini nell’area, i contingenti militari nazionali in loco e i nostri asset strategici. I mezzi da impiegare dipenderanno dalle richieste che avremo e dal contesto. Proprio oggi in Commissione Esteri riceveremo gli ambasciatori membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo che ci esporranno le loro necessità. Nel frattempo stiamo già pensando a rinforzare l’industria bellica».
Il riarmo europeo sta accelerando
«Sei Paesi europei, di cui Svezia e Finlandia, ormai fuori dalla dottrina della neutralità, i tre baltici e la Polonia sono usciti dalla Convenzione di Ottawa che disciplina l’utilizzo delle mine anti-uomo. La Danimarca, invece, ha approvato un disegno legge per la coscrizione militare femminile obbligatoria. Una misura che sarebbe per noi italiani devastante ma che per gli scandinavi è importante in ottica di un rapporto di difesa con il Regno Unito. Tutti questi fatti per dire che l’Europa è evidentemente costretta a farla finita con la propria adolescenza. Le istituzioni Unione non hanno oggi strumenti per passare a un sistema europeo di difesa eppure il processo vede delle accelerazioni: il riarmo tedesco sta procedendo a passi da gigante, l’Italia è coinvolta in progetti sulla missilistica a lungo raggio. Credo insomma che l’approccio derivante dalla nostra nostra percezione attuale sarà diverso da quello che verrà adottato dalle generazioni future. Passeremo dalla geopolitica per la pace a qualcosa di diverso e ci vuole protagonismo anche italiano». Lo ha detto Mario Mauro – Ex Ministro della Difesa – in collegamento a Largo Chigi, format di Urania Tv.
Le tecnologie di difesa
«Come saremmo organizzati se l’Iran o altri ci attaccassero? Bisogna avere una risposta precisa perché gli italiani possano stare tranquilli. È opportuno in questo momento nutrire una giusta preoccupazione per la sicurezza del Paese», ha detto il generale Leonardo Tricarico, oggi presidente della Fondazione Icsa e già Capo di Stato Maggiore dell’aeronautica militare. «Fra industrie europee della difesa – ha aggiunto – c’è una concorrenza selvaggia. Sono anni che due paesi europei leader si fanno concorrenza sleale sullo stesso prodotto. Se dovessi immaginare un’industria europea direi che dovrebbe essere proprietaria dei suoi prodotti, non specializzata nell’assemblaggio di prodotti altrui. In Italia dovremmo valorizzare la piccola e media industria, che è la nostra eccellenza, oggi diventata oggetto del desiderio di operatori finanziari esteri. Leonardo farebbe bene a protegggere e valorizzare la nostra filiera». E ha concluso: «Gli Israeliani hanno già messo a punto un sistema laser di ultima generazione. Chi ha inventato l’Iron dome detto che tra poco saremo in grado di distruggere un drone nemico con 10 dollari. In Israele lo stanno già producendo».





