Politica
Riforma della giustizia, M5s all’attacco: «Non accorcia un solo giorno il processo»
Di Giampiero Cinelli
La riforma della giustizia voluta dal governo «non porta benefici concreti ai cittadini, non accorcia di un solo giorno il processo, non assume un solo cancelliere». Lo ha detto Sergio Costa, vicepresidente M5s della Camera, aprendo il convegno “Giustizia, Costituzione e Cittadinanza – Le ragioni per il No” tenutosi nella Sala della Lupa a Montecitorio, dove le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Conte.
Per Costa si tratta di «una riforma della magistratura», non della giustizia nel suo complesso, che «si concentra sulla magistratura penale» senza affrontare i nodi strutturali del sistema. Nel merito, il vicepresidente ha smontato uno per uno i pilastri del provvedimento: «Separare le carriere significa creare un corpo di pm sganciati dalla cultura della giurisdizione che impone di cercare la verità, doppiare il Csm significa indebolirlo», mentre il meccanismo del sorteggio sarebbe «come organizzare un’estrazione e lasciare che sia il banco a scegliere».
Il paragone con la riforma dell’articolo 9 della Costituzione, approvata all’unanimità dal Parlamento durante il governo Conte II per introdurre la tutela dell’ambiente, è stato il filo conduttore del suo intervento. «Era la prima volta che si modificavano i primi dodici articoli della Carta», ha ricordato Costa. «Quella riforma fu approvata all’unanimità: non ci fu bisogno del referendum, perché l’intero Parlamento si riconobbe in quel cambiamento. Il fatto stesso che oggi ci prepariamo a un referendum ci dice che questa riforma non nasce da un interesse condiviso, ma da un progetto di parte». Un progetto, ha aggiunto, che arriva «da un governo che ha manifestato più volte insofferenza verso i controlli della magistratura».
Toni ancora più netti quelli di Conte, intervenuto al Forum Ansa. Il leader del M5s ha scelto l’esempio americano per illustrare le conseguenze pratiche del voto referendario: «Se votate sì andremo verso un sistema americano: se capitate nelle mani della giustizia, voi poveri comuni cittadini che non siete i potenti di turno, non potrete permettervi stuoli di avvocati, consulenti tecnici e collegi difensivi. Mentre la pubblica accusa avrà tutto questo e sarà lì a provare solo la vostra colpevolezza». Negli Stati Uniti, ha osservato, «alla fine il disgraziato che capita nelle mani della giustizia patteggia anche se innocente».
Conte ha poi rilanciato le dichiarazioni del vicepremier Tajani, secondo cui la separazione delle carriere sarebbe «il primo passo», per trarne una conseguenza: «Un attimo dopo toglieranno la direzione delle indagini dal controllo dei pubblici ministeri». Il rischio, a suo avviso, è la costruzione di «un pm-avvocato della polizia giudiziaria», con due effetti diretti: la polizia giudiziaria condurrebbe le indagini in autonomia — con la Guardia di finanza sotto il ministero dell’Economia, i carabinieri sotto la Difesa e la polizia sotto gli Interni — e i cittadini si troverebbero «meno tutelati». Oggi, ha ricordato Conte, l’articolo 358 del codice di procedura penale impone al pm di svolgere indagini anche a favore dell’indagato: «Non un organo deputato solo alle accuse».





