Ambiente

Moda e rifiuti tessili, impatto ambientale nel mirino dei legislatori

05
Marzo 2026
Di Giampiero Cinelli

I riflettori sulla Milano Fashion Week si sono appena spenti, ma l’attenzione sul mondo della moda e della produzione tessile resta alta, soprattutto per quanto riguarda il suo impatto ambientale. Il problema ha due facce: da un lato una produzione globale in continua crescita, dall’altro capi che rimangono negli armadi per periodi sempre più brevi prima di essere scartati.

Secondo le analisi della Ellen MacArthur Foundation, tra il 2000 e il 2015 la produzione mondiale di abbigliamento è raddoppiata. Nello stesso periodo il numero medio di volte in cui un capo viene indossato è diminuito del 36%. Dopo la pandemia, la tendenza non ha fatto che accentuarsi. Uno studio dell’Agenzia europea per l’ambiente evidenzia che il consumo tessile pro capite nell’Unione europea è passato da 17 a 19 chilogrammi all’anno tra il 2019 e il 2022. Di questi, circa 12 chilogrammi finiscono ogni anno tra i rifiuti, una quantità sufficiente a riempire una valigia.

Questo modello di consumo contribuisce direttamente all’aumento dei rifiuti tessili generati annualmente, uno dei fattori che stanno mettendo sotto pressione la filiera del recupero sia in Italia sia nel resto d’Europa. «La riduzione del rifiuto comincia con un intervento a monte, ossia prolungando la vita utile di indumenti e calzature. Ogni utilizzo in più consente di valorizzare le risorse impiegate per produrli e di contenere la quantità di scarti da gestire», osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecotessili, consorzio italiano attivo nella raccolta e nel recupero dei rifiuti tessili nell’ambito dei sistemi di responsabilità estesa del produttore.

Il comparto tessile è infatti tra quelli con la maggiore intensità di consumo di materie prime, acqua ed energia. Accorciare il ciclo di vita dei prodotti moltiplica gli impatti ambientali lungo tutta la filiera, dalla produzione al trasporto fino allo smaltimento. Per questo motivo, sottolinea Ecotessili, la durata effettiva di un capo rappresenta uno dei fattori più importanti per ridurne l’impatto ambientale. Scelte di consumo più consapevoli possono contribuire ad allungare la vita utile dei prodotti, privilegiando capi di qualità e materiali resistenti progettati per durare nel tempo.

Anche la composizione dei tessuti ha un ruolo rilevante. I capi realizzati con miscele complesse di fibre, in particolare sintetiche, sono più difficili da riciclare perché la separazione dei materiali è tecnicamente complessa e spesso costosa. La manutenzione dei capi diventa quindi un elemento decisivo: seguire le indicazioni di lavaggio, evitare trattamenti aggressivi e intervenire rapidamente su macchie o piccoli danni può contribuire a prolungarne l’utilizzo.

Allo stesso modo, la riparazione rappresenta una strategia semplice ma efficace per evitare la sostituzione prematura di un indumento. Sistemare bottoni, cerniere o suole può consentire di continuare a utilizzare il capo più a lungo. Anche il riutilizzo e la condivisione, attraverso donazioni, scambi o acquisti di seconda mano, permettono di estendere il ciclo di vita dei prodotti e ridurre la domanda di nuovi articoli.

Quando un capo non è più riutilizzabile, diventa fondamentale conferirlo correttamente nella raccolta differenziata tessile per favorire il recupero dei materiali. «L’economia circolare nel tessile inizia dalla consapevolezza e dall’adozione di comportamenti virtuosi», sottolinea Dezio. «Fare acquisti pensando alla durata dei capi, utilizzarli il più possibile e solo in ultima istanza destinarli alla raccolta differenziata è la sequenza di azioni che consente di contrastare la crescita dei rifiuti tessili».

Nel frattempo il settore si prepara anche al nuovo quadro normativo. In Italia è atteso il decreto attuativo che disciplinerà il regime di responsabilità estesa del produttore per il comparto tessile. In vista di questa riforma sono già numerose le imprese che stanno scegliendo di aderire ai consorzi di filiera, con l’obiettivo di arrivare preparate alla nuova regolazione europea e nazionale.