Cultura
Sanremo, l’economia del Festival: turismo in crescita e raccolta record per la Rai
Di Marta Calderini
Il Festival di Sanremo resta una delle grandi macchine economiche italiane dell’anno: che uno lo ami o lo odi, lo segua tutto o solo qualche spezzone, è impossibile restarne fuori.
Se nel 2025 il Festival aveva confermato la propria resilienza in un contesto macroeconomico incerto, oggi l’edizione 2026 si apre con numeri che ne rafforzano il posizionamento come infrastruttura culturale capace di generare PIL, occupazione temporanea qualificata e attrattività territoriale. L’impatto non si esaurisce nelle cinque serate televisive, ma si estende alla promozione dell’immagine della città e della Liguria, alla destagionalizzazione dei flussi turistici e alla capacità di catalizzare investimenti pubblicitari in un momento di frammentazione delle audience.
Secondo l’analisi economica condotta da EY, l’edizione 2026 è destinata a generare un impatto economico complessivo di circa 252,1 milioni di euro, in crescita rispetto ai 245,1 milioni di euro stimati per il 2025. Nel dettaglio, il totale di circa 252,1 milioni è composto da impatto diretto, indiretto e indotto: quasi 102 milioni derivano dalle attività produttive immediatamente legate all’organizzazione; circa 110 milioni sono effetti economici indiretti lungo le catene di fornitura; e quasi 40 milioni derivano dall’indotto generato dalla spesa di consumatori, spettatori e operatori. Il confronto tra le due edizioni restituisce un quadro di crescita moderata, ma costante che conferma la progressiva stabilizzazione di Sanremo come asset economico strutturale.
Sul piano turistico il Festival continua a generare flussi dedicati: si stimano oltre 7.200 arrivi direttamente collegati alla manifestazione e quasi 40 mila presenze complessive nell’area di Sanremo e nei comuni limitrofi, con una permanenza media che sale a circa 5,5 notti e spesa giornaliera dei visitatori intorno ai 500 euro distribuita tra hotel, ristorazione, mobilità e commercio locale. Un flusso che contribuisce in modo significativo alla formazione dell’indotto, ampliando l’impatto ben oltre la dimensione strettamente televisiva.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, sulla base di indicazioni dei centri media, gli spazi televisivi risultano già esauriti per la parte Tv: un sold out che conferma la centralità dell’evento agli occhi del mercato. Le stime parlano di una raccolta pubblicitaria che raggiungerà circa i 70 milioni di euro, a fronte dei 65,2 raccolti lo scorso anno, «pari al 9% dell’intera raccolta pubblicitaria televisiva annuale dell’azienda», dichiara Stefano Visintainer, head of media intelligence di Omnicom Media. Un dato che misura la centralità del Festival nei conti del servizio pubblico: in un mercato televisivo frammentato e sotto pressione, Sanremo resta il principale concentratore di valore pubblicitario dell’anno.
Sanremo 2026 conferma dunque un modello ormai consolidato: un evento culturale che funziona come infrastruttura economica, capace di generare PIL, occupazione e ritorni pubblicitari in un periodo tradizionalmente marginale per il turismo. Non solo spettacolo, ma un moltiplicatore di valore che integra industria culturale, marketing territoriale e sistema media.





