Va bene: questa sarà la settimana di Sanremo, dopo di che scatterà la volata finale, senza tregua e senza respiro, fino al voto referendario del 22-23 marzo.
E abbiamo capito che si tratterà di una corsa incendiaria, senza risparmio di fuochi pirotecnici. C’è poco da fare, sarà così.
E tuttavia sarebbe il caso di chiedersi che cosa si voglia fare dal 24 marzo in poi, quando partirà inevitabilmente la campagna elettorale verso le politiche del 2027.
Al governo, di tutta evidenza, giova e gioverà dare l’idea di una coalizione già ampiamente sperimentata e impegnata a fare le cose: dunque, il focus dovrà essere sulle realizzazioni dell’esecutivo.
Ma dall’altra parte? I cervelli migliori del centrosinistra sono sicuri del fatto che non convenga, anche lì, un approccio più “construens”? A che serve dare solo l’idea di un fronte pseudoresistenziale contro un “fascismo” peraltro inesistente?
La sensazione è invece che, abbastanza scontatamente, finirà per prevalere il solito schema della contrapposizione frontale, della Costituzione da salvare, di una specie di Resistenza permanente. Ma se non ha funzionato già altre volte nemmeno per richiamare gli elettori di sinistra al voto, perché mai dovrebbe funzionare stavolta?





