Top News
Export e trasporto merci made in Italy non smettono di crescere
Di Paolo Bozzacchi
Nei primi 10 mesi del 2025 l’export made in Italy è cresciuto del 3,5%. Un segnale di vitalità in uno scenario internazionale instabile. Il 26° Fedespedi Economic Outlook, l’osservatorio della Federazione Nazionale Imprese di Spedizioni Internazionali, fotografa un sistema Italia che regge l’urto delle tensioni geopolitiche e delle nuove barriere tariffarie. Anche se resta il nodo non sciolto della volatilità energetica. Sul fronte macroeconomico, l’Italia archivia un incremento del PIL dello 0,7%, con un’inflazione stabilizzata sotto il 2% – in linea con i target BCE – e una bilancia commerciale positiva per 39,6 miliardi di euro. Numeri che certificano una tenuta complessiva, sostenuta anche dagli investimenti in nuove tecnologie. Ma è soprattutto il commercio estero a indicare le rotte strategiche della nostra economia: verso il Nord America l’export cresce dell’8,5%, spinto dall’anticipo degli ordini in vista dei nuovi dazi. Gli Stati Uniti, in particolare, registrano un balzo del +9,1% in valore e rappresentano ora l’11,9% dell’export italiano.
Risultati per settore
Il dato più eclatante arriva dal farmaceutico: +62,7%, con un peso che sale al 22,8% dell’export verso gli USA. In controtendenza l’automotive (-20,6% per gli autoveicoli) e, in misura più contenuta, l’alimentare (-1,3%), con il vino a -7,5%. Decolla invece la cantieristica navale, che segna un impressionante +192,5%. Segnali divergenti che riflettono una ridefinizione delle catene del valore e delle priorità industriali. A livello globale, la Cina chiude il 2025 con un altro record: export a +5,5% e surplus vicino ai 1.200 miliardi di dollari. Nonostante le tariffe, gli Stati Uniti restano il primo partner (15% dell’export cinese), seguiti da Hong Kong, Vietnam e Giappone. L’Italia si colloca al 19° posto tra i clienti di Pechino, assorbendo l’1,3% delle esportazioni.
I numeri del trasporto merci
Nel trasporto marittimo, il traffico mondiale container cresce tra il 4% e il 5%. I primi 25 porti globali movimentano 375,3 milioni di TEU (+5,9%). Il Far East si conferma motore degli scambi, soprattutto verso Africa Sub-Sahariana e Sud America. In Italia i porti censiti raggiungono 9,35 milioni di TEU (+8,3%): exploit di Savona (+58,4%), Cagliari (+33,8%) e Gioia Tauro (+14,2%), mentre arretrano Trieste (-19,1%) e Genova (-1,6%). Nel Mediterraneo (esclusa l’Italia) i TEU sono 43,6 milioni (+7,8%). Migliora sensibilmente anche la qualità del servizio: puntualità media al 61,4% (dal 53% del 2024) e ritardo medio sceso a 4,8 giorni. Sul cargo aereo, i dati IATA indicano una domanda globale a dicembre 2025 in aumento del 4,3%. In Italia il traffico cresce dell’1,7%. Milano Malpensa consolida la leadership con il 60% del totale nazionale e un +4,3%; bene anche Bergamo (+6,8%) e Napoli (+4%). In difficoltà Brescia (-18,6%) e Roma Ciampino (-30,4%). In Europa, nel primo semestre 2025, Francoforte mantiene il primato, mentre Malpensa si conferma all’11° posto e Fiumicino al 17°.
Il quadro resta sospeso tra resilienza e incertezza. Le tensioni in Medio Oriente riportano in alto Brent e gas naturale, mentre le politiche tariffarie dell’amministrazione Trump continuano a influenzare gli scambi. Eppure, dentro questo scenario complesso, il sistema logistico italiano dimostra di sapersi adattare. Il trasporto merci non è solo un termometro dell’economia: è la sua infrastruttura invisibile, il luogo dove le crisi si trasformano in strategie e i numeri in traiettorie di lungo periodo.





