Economia
Parlamento Ue dà il primo via libera all’euro digitale
Di Giampiero Cinelli
Il Parlamento europeo ha espresso il primo sostegno politico sostanziale all’euro digitale, approvando la linea negoziale del Consiglio su una valuta digitale della banca centrale utilizzabile sia online sia offline. Un passaggio decisivo: senza l’approvazione legislativa dell’Eurocamera, la Banca centrale europea non potrà procedere all’emissione della nuova forma di moneta pubblica. L’obiettivo indicato da Francoforte resta il 2029, ma il calendario dipende ora dall’intesa tra Parlamento e Consiglio.
Il voto segna anche un’evoluzione rispetto alle posizioni precedenti dell’assemblea, che avevano mostrato cautela e, in alcuni casi, privilegiato un modello limitato ai pagamenti offline. L’allineamento su una doppia funzionalità riflette un compromesso maturato negli ultimi mesi tra esigenze di sovranità monetaria, tutela dei cittadini e stabilità del sistema finanziario.
Le perplessità iniziali del Parlamento si sono concentrate su tre punti principali: privacy, impatto sulle banche e inclusione finanziaria.
Sul fronte della riservatezza, diversi gruppi politici avevano chiesto garanzie stringenti contro il rischio di tracciabilità sistematica dei pagamenti da parte delle autorità pubbliche. Il timore era che una valuta digitale emessa dalla banca centrale potesse trasformarsi in uno strumento di sorveglianza. La soluzione individuata nel negoziato europeo si basa su un modello che prevede pagamenti offline con un livello di privacy paragonabile al contante, in cui i dati non vengono trasmessi alla BCE, mentre per i pagamenti online si applicano le regole ordinarie su antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo, senza accesso generalizzato ai dati da parte dell’Eurosistema.
Un secondo nodo riguardava la stabilità del sistema bancario. Alcuni eurodeputati, soprattutto provenienti da Paesi con un forte settore creditizio, avevano espresso preoccupazione per il rischio di spostamento massiccio dei depositi dai conti correnti verso portafogli digitali in euro della banca centrale, con possibili effetti di disintermediazione. La risposta tecnica elaborata dalla BCE e recepita nel confronto politico prevede limiti quantitativi alla detenzione di euro digitali per persona, così da evitare drenaggi significativi di liquidità dal sistema bancario. L’euro digitale, inoltre, non sarà remunerato in modo competitivo rispetto ai depositi tradizionali, proprio per non alterare gli incentivi dei risparmiatori.
Un terzo elemento di discussione ha riguardato l’accesso universale. Una parte del Parlamento temeva che la digitalizzazione dei pagamenti potesse accentuare l’esclusione di anziani o soggetti meno avvezzi alle tecnologie. Nel testo sostenuto dall’Eurocamera si insiste sull’obbligo di garantire pari accesso ai servizi di pagamento e sulla possibilità di utilizzo anche offline, così da preservare una funzione assimilabile al contante e assicurare l’operatività in caso di interruzioni di rete.
Resta centrale anche il tema della sovranità monetaria. Il progetto nasce con l’obiettivo dichiarato di preservare il ruolo della moneta pubblica nell’era digitale e di ridurre la dipendenza da circuiti extraeuropei. Il deterioramento dei rapporti transatlantici e l’aumento dei rischi geopolitici hanno alimentato le preoccupazioni sulla frammentazione dei pagamenti nell’Unione e sulla forte esposizione verso operatori statunitensi come Visa e Mastercard. In questo contesto, l’euro digitale viene presentato come infrastruttura strategica per il mercato unico.
Nel voto più recente, gli eurodeputati hanno sottolineato che la nuova forma di moneta pubblica dovrà essere utilizzabile sia online sia offline e contribuire a rafforzare l’integrazione dei pagamenti al dettaglio. Allo stesso tempo, hanno invitato la BCE a monitorare con maggiore attenzione le cripto-attività, avvertendo che l’evoluzione dei pagamenti digitali, se lasciata esclusivamente a operatori privati e non europei, potrebbe generare nuove forme di dipendenza e di esclusione.
Il compromesso raggiunto non chiude il dossier, ma segna una svolta politica dopo oltre due anni di stallo. L’euro digitale passa ora dalla fase delle riserve a quella del negoziato finale, con l’obiettivo di trasformare un progetto tecnico in uno strumento operativo della politica economica europea.





