I principali leader europei hanno incontrato alcuni tra i più influenti vertici dell’industria in un appuntamento ad Anversa che anticipa il vertice cruciale sulla competitività previsto nei prossimi giorni.
Il confronto arriva in un momento in cui gli equilibri tra politica e mondo produttivo stanno cambiando, con una crescente attenzione alla riduzione della burocrazia e al contenimento dei costi per le imprese europee, strette tra prezzi energetici elevati, dazi commerciali e concorrenza crescente dalla Cina.
Alla riunione nel porto belga erano attesi il premier del Belgio Bart De Wever, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Proprio alla vigilia dell’incontro, von der Leyen ha ribadito l’impegno a ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, proseguendo l’agenda pro-business avviata con il suo secondo mandato. Il rafforzamento della competitività dell’economia europea è diventato il fulcro dell’azione dell’esecutivo comunitario, con un programma incentrato sulla semplificazione normativa e sull’abbattimento delle barriere regolatorie.
In una lettera pubblicata lunedì, la presidente della Commissione ha invitato ad approfondire il mercato unico europeo, che collega 450 milioni di consumatori e rappresenta uno dei principali motori economici dell’Unione, attraverso la rimozione delle barriere interne ancora esistenti tra gli Stati membri. Secondo il Fondo monetario internazionale, tali ostacoli equivalgono a un dazio del 45% sui beni e addirittura del 110% sui servizi, un freno significativo per il più grande mercato integrato al mondo.
Von der Leyen ha inoltre promesso di intervenire sul fenomeno del cosiddetto “gold plating”, ossia l’aggiunta da parte degli Stati membri di ulteriori obblighi rispetto alle direttive europee, pratica che aumenta i costi regolatori soprattutto per le piccole e medie imprese.
Una linea in sintonia con le posizioni di Roma e Berlino. Nel vertice bilaterale dello scorso mese, Giorgia Meloni e Friedrich Merz hanno concordato di porre il settore automobilistico al centro della strategia industriale europea, chiedendo meno regole e un approccio più pragmatico alla regolazione climatica.
Parigi, invece, propone una “preferenza europea” negli appalti pubblici, con l’obiettivo di privilegiare prodotti e servizi realizzati nell’Unione e rafforzare le filiere interne.
Il convegno di Anversa si innesta direttamente sulla Antwerp Declaration for a European Industrial Deal, il documento lanciato nel 2024 da un ampio fronte dell’industria europea – guidato dal settore chimico ma sostenuto da oltre mille imprese – che chiede una svolta strutturale nella politica economica dell’Unione. Non è un manifesto generico, ma una piattaforma precisa che individua nel rischio di deindustrializzazione la minaccia principale per il continente.
La dichiarazione parte da un dato politico: l’Europa ha costruito un’agenda climatica ambiziosa, ma senza un pilastro industriale altrettanto forte rischia di indebolire la propria base produttiva proprio mentre Stati Uniti e Cina spingono con sussidi, politiche protezionistiche e strategie industriali aggressive. Per questo le imprese chiedono che al Green Deal si affianchi un vero “Industrial Deal”, capace di coniugare transizione ecologica e competitività.
Il cuore della Antwerp Declaration è la richiesta di certezza regolatoria e di un drastico alleggerimento degli oneri burocratici. Secondo i firmatari, il problema non è solo il costo dell’energia o la pressione fiscale, ma l’instabilità normativa e la stratificazione di regole che scoraggiano investimenti a lungo termine. In questo contesto viene criticato anche il fenomeno del cosiddetto “gold plating”, cioè l’aggiunta, da parte degli Stati membri, di ulteriori vincoli rispetto alle direttive europee, con l’effetto di aumentare frammentazione e costi.
Altro punto centrale è l’approfondimento del mercato unico. La dichiarazione sottolinea che l’Europa dispone di un bacino di 450 milioni di consumatori, ma continua a funzionare come un mosaico di sistemi nazionali, soprattutto nei servizi, nell’energia e nei capitali. Rimuovere le barriere interne viene considerato un passaggio decisivo per rilanciare investimenti, innovazione e filiere strategiche.
L’energia rappresenta un capitolo a parte. Le imprese denunciano il divario di costo rispetto a Stati Uniti e Asia e chiedono infrastrutture comuni, maggiore integrazione delle reti e strumenti che garantiscano prezzi competitivi e prevedibili. Senza questo presupposto, la transizione verde rischia di tradursi in delocalizzazioni anziché in riconversione industriale.
Intanto l’industria punta a rafforzare il proprio peso nel processo decisionale. I rappresentanti di settori che vanno dalla chimica alle costruzioni e alla manifattura intendono utilizzare l’incontro di Anversa per rilanciare la Dichiarazione di Anversa del 2024, sostenuta da oltre mille imprese. Promossa dal Consiglio europeo dell’industria chimica, la dichiarazione chiedeva ai leader europei e alla Commissione di rispondere alle “esigenze urgenti dell’industria europea”, garantendo chiarezza e prevedibilità nelle politiche industriali dell’Unione.





