Ambiente

Nel Mediterraneo l’energia resta tra fossili, rinnovabili e dipendenze strategiche

28
Gennaio 2026
Di Giuliana Mastri

Nel Mediterraneo la transizione energetica si muove su un terreno fatto di forti dipendenze, vulnerabilità strutturali e opportunità non ancora realizzate. Secondo il rapporto ENEMED-25 elaborato da Intesa Sanpaolo, la regione resta profondamente legata ai combustibili fossili, mentre la diffusione delle energie rinnovabili avanza a ritmo sostenuto ma ancora insufficiente a modificare l’equilibrio complessivo. Il nucleo del problema risiede nelle risorse disponibili e nell’architettura degli approvvigionamenti: la sponda Sud del Mediterraneo detiene circa il 95 per cento delle riserve di petrolio presenti nel bacino e l’87 per cento di quelle di gas naturale, con Algeria e Libia che si affermano come fornitori chiave per l’Europa. Nel 2023 l’Algeria ha coperto più di un quarto delle importazioni di gas dell’Unione europea, mentre la Libia ha fornito oltre il 10 per cento del greggio importato.

Allo stesso tempo, nel 2023 l’Italia ha mostrato un tasso di dipendenza energetica superiore all’80 per cento, la Spagna attorno al 75 e la Turchia oltre il 70, indicando che anche i Paesi del Nord del bacino dipendono in misura significativa da forniture esterne. In uno scenario energetico così sbilanciato, la domanda di gas naturale continua a giocare un ruolo di transizione, soprattutto laddove è impiegato per generare elettricità al posto del carbone. Le proiezioni per il 2030 e il 2040 suggeriscono che la domanda di carbone potrebbe ridursi drasticamente, passando da livelli pari a 328 kilotonnellate all’anno a circa 16 kilotonnellate nei scenari più ambiziosi, mentre la richiesta di gas naturale rimane significativa, con differenze tra aree: in calo nel Nord, in crescita nelle sponde Sud ed Est.

Il potenziale per le tecnologie rinnovabili, in particolare solare ed eolico, è elevato, ma la capacità installata è ancora modesta. Nel 2024 la sponda Sud rappresentava poco più dell’uno per cento della capacità complessiva da fonti solari ed eoliche nel Mediterraneo, con circa nove gigawatt su un totale di 770 gigawatt. Le proiezioni al 2030 stimano per la sponda Sud una capacità fotovoltaica tra 20 e 35 gigawatt e per l’eolico tra 16 e 26 gigawatt, cifre importanti ma ancora lontane da un’inversione di tendenza sufficiente a ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili senza un’accelerazione degli investimenti e delle infrastrutture di rete.

Un altro fronte critico della transizione riguarda le materie prime critiche, necessarie per le tecnologie pulite e i sistemi di accumulo energetico. La domanda di questi materiali potrebbe crescere fino a sei volte rispetto ai livelli del 2022, ma la disponibilità nella regione mediterranea è praticamente nulla. La produzione e la raffinazione sono concentrate in pochi paesi extra-mediterranei, con la Cina in posizione dominante su terre rare, grafite e cobalto, aumentando i rischi di approvvigionamento e di volatilità dei prezzi, con potenziali impatti negativi sulla competitività industriale e sulla sicurezza energetica.

La posizione geografica del Mediterraneo rimane strategica anche dal punto di vista logistico. Nel 2024 attraverso il Canale di Suez è transitato oltre un quarto del traffico mondiale di petrolio e circa un quinto di quello di gas naturale liquefatto, facendo del bacino un corridoio imprescindibile per le catene globali di approvvigionamento. Negli ultimi vent’anni il traffico di merci legate alle energie fossili e alle materie prime è cresciuto in modo strutturale: il volume di nichel trasportato via mare si è moltiplicato per dieci e quello della bauxite (materia prima dell’alluminio) per circa otto volte, evidenziando la crescente importanza dei corridoi marittimi e l’esposizione dell’area a shock logistici e geopolitici.

Per affrontare queste sfide, la Commissione europea ha elaborato il Nuovo Patto per il Mediterraneo, pubblicato nell’ottobre 2025, che mira a rafforzare la cooperazione regionale su infrastrutture energetiche, digitali e formazione. Il rapporto sottolinea che la transizione energetica nel Mediterraneo richiede un approccio integrato tra Nord, Est e Sud del bacino, con politiche condivise che favoriscano investimenti, reti di trasmissione e stoccaggio e catene di fornitura resilienti. Senza un coordinamento rafforzato, la regione rischia di restare intrappolata in un modello di dipendenza da fonti fossili e da fornitori esterni per materiali critici, perdendo opportunità strategiche per la sicurezza energetica, la sostenibilità e lo sviluppo industriale futuro.

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