Politica

Giornata della Memoria, Mattarella: «L’orrore non ha mai fine». Meloni: «L’antisemitismo è un morbo che torna»

27
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

Nel Giorno della Memoria l’Italia si ferma per ricordare la Shoah e le sue vittime. Il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, rivelando al mondo l’orrore del sistema concentrazionario nazista. Oggi, a ottantuno anni di distanza, le istituzioni hanno rinnovato l’impegno contro ogni forma di odio, razzismo e antisemitismo.

Al Quirinale, davanti alle massime cariche dello Stato e ai rappresentanti del governo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di «un orrore che sembra non avere mai fine». Nel suo intervento ha ricordato le storie di due bambini italiani, Sergio ed Elena, uccisi nei campi di sterminio, sottolineando come «le violenze contro i bambini, in ogni parte del mondo, scuotono le coscienze in modo ancora più profondo».

La Shoah, ha detto il Capo dello Stato, non fu una follia improvvisa ma «uno sterminio lungamente progettato e accuratamente programmato, nei minimi dettagli, con sconvolgente efficienza». Un meccanismo che coinvolse «tutti i rami dello Stato nazista – giuristi, medici, economisti, scienziati, giornalisti, burocrati, militari, semplici cittadini trasformati in delatori», i «volenterosi carnefici di Hitler», secondo la definizione dello storico Daniel Goldhagen.

Mattarella ha poi richiamato il legame profondo tra la memoria della Shoah e le radici della Repubblica. «La Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento. Sono sorte dal sangue innocente dei deportati, dei combattenti per la libertà, delle donne e degli uomini annientati solo per ciò che erano o per ciò in cui credevano».

Un passaggio particolarmente sentito è stato dedicato alla senatrice a vita Liliana Segre, a cui il Presidente ha espresso «la riconoscenza della Repubblica» per la sua testimonianza e «la solidarietà, la stima e l’affetto» di fronte agli attacchi che continua a subire. Attacchi definiti «colmi di volgarità e di imbecillità», come «tutte le manifestazioni di razzismo e antisemitismo, configurate dalla legge come reati». Un fenomeno che, ha avvertito Mattarella, «si ripropone e si diffonde» ed è «indice di alta pericolosità», richiamando a «un’azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione europea».

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato a una dichiarazione il suo messaggio. «Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah», ha detto, ricordando «la più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità», costruita per «cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei».

Meloni ha ribadito la condanna della complicità del fascismo italiano nelle persecuzioni e nelle deportazioni. «In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938».

Il monito più netto è stato però rivolto al presente. «Purtroppo l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga che avvelena le nostre società».

Alla cerimonia al Quirinale erano presenti, tra gli altri, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quello della Cultura Alessandro Giuli, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e il ministro dello Sport Andrea Abodi. In Senato le bandiere sono state poste a mezz’asta, mentre il Colosseo è stato illuminato dalle 18.30 in segno di commemorazione. Nelle scuole di tutta Italia si sono svolti momenti di silenzio e iniziative dedicate alla memoria.

Dal mondo politico sono arrivati altri messaggi di condanna dell’antisemitismo e di difesa della memoria. Il ministro dell’Interno Piantedosi ha parlato di un dovere che non è «un rito formale», ma una responsabilità verso il presente, contro «l’indifferenza che permette al male di radicarsi». Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, ha invocato «una costante e attiva vigilanza» contro «ogni revisionismo e ogni rigurgito antisemita», ricordando che «se ciò è accaduto, nessuno può essere certo che non accada di nuovo».

Nel Giorno della Memoria, l’Italia torna così a confrontarsi non solo con il passato, ma con il rischio sempre attuale che l’odio, sotto nuove forme, torni a trovare spazio. Una lezione che, come ha ricordato Mattarella, «interpella le coscienze» e chiama le istituzioni e la società a una responsabilità che non può mai dirsi conclusa.