Fill the gap
Disuguaglianza e democrazia: l’Italia descritta dal rapporto Oxfam 2026
Di Marta Calderini
Il nuovo rapporto Oxfam 2026, presentato durante la prima giornata di un World Economic Forum a Davos piuttosto complesso, restituisce una fotografia netta dell’evoluzione delle disuguaglianze economiche a livello globale e nazionale, mettendo in relazione la crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi con il peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione e con una progressiva erosione dei meccanismi democratici.
Secondo Oxfam, negli ultimi anni il numero dei pochi fortunati detentori di ciò che chiamiamo “ricchezza” è diminuito a dismisura: solo solo dodici i miliardari che oggi possiedono una ricchezza complessiva superiore a quella posseduta dalla metà più povera dell’umanità, circa quattro miliardi di persone. Stando ai dati del rapporto, nel solo 2025, la ricchezza dei miliardari globali è cresciuta a un ritmo triplo rispetto alla media dei cinque anni precedenti, mentre quasi la metà della popolazione mondiale continua a vivere in condizioni di povertà o forte vulnerabilità. Condizioni aggravate dall’aumento dei prezzi dei beni essenziali, dall’insicurezza alimentare e dalla difficoltà di accesso ai servizi pubblici.
Il rapporto sottolinea un aspetto apparentemente scontato, ovvero che la concentrazione di risorse economiche si traduce anche in una crescente concentrazione di potere, capace di influenzare le decisioni politiche, il sistema dei media e le priorità delle politiche pubbliche, con effetti diretti sulla qualità della democrazia.
L’Italia non fa eccezione. I dati raccolti da Oxfam mostrano che il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede poco più del 7%. Negli ultimi quindici anni la quota di ricchezza concentrata nelle fasce più alte è cresciuta costantemente, mentre quella detenuta dai nuclei più fragili si è ridotta. Sul fronte dei redditi, il Paese continua a scontare una perdita di potere d’acquisto di lungo periodo: tra il 2007 e il 2023 i redditi reali delle famiglie sono diminuiti in media di quasi il 9%, con effetti particolarmente marcati per lavoratori dipendenti e autonomi. Il recente aumento dell’inflazione ha ulteriormente accentuato le difficoltà, soprattutto per chi già si collocava nelle fasce medio-basse della distribuzione.
Un elemento centrale del rapporto riguarda il lavoro povero. Oxfam denuncia un aumento della povertà assoluta tra famiglie con occupati a dimostrazione di come, nei fatti, il lavoro abbia smesso di garantire una vita dignitosa, nonostante sia uno dei diritti fondamentali che la nostra Costituzione sancisce con l’articolo 36. Nel 2024, in Italia oltre 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta. L’incidenza resta più elevata nel Mezzogiorno e nei piccoli comuni, ma segnali di fragilità attraversano l’intero Paese. Particolarmente allarmante è la condizione dei minori: quasi il 14% dei bambini vive in famiglie che non riescono a sostenere una spesa minima considerata essenziale, un dato che raggiunge il livello più alto dell’ultimo decennio.
La pubblicazione del rapporto ha riacceso il dibattito politico, soprattutto tra le opposizioni. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha definito i dati “drammatici”, sottolineando che l’aumento delle disuguaglianze e del lavoro povero dimostri la necessità di introdurre un salario minimo, di rafforzare i contratti per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione e di investire maggiormente in sanità, scuola e welfare. Anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha commentato il rapporto parlando della fine della propaganda del “va tutto bene”, evidenziando il paradosso di una crescita record delle grandi ricchezze a fronte di un aumento dei poveri assoluti e dei lavoratori sottopagati, e ribadendo la richiesta di misure fiscali più eque e di un salario minimo legale. Dal fronte di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni ha definito la disuguaglianza descritta da Oxfam inaccettabile, richiamando il tema della tassazione dei grandi patrimoni come strumento per ridurre le distanze sociali e sostenere le fasce più deboli. Aspetto che anche il rapporto sottolinea come problematico parlando di una “ostinata inazione legislativa in materia di tassazione della ricchezza”. Una scelta politica difficile da giustificare se si pensa che i salari rappresentano solo il 38% del PIL italiano contro il 50% dei profitti (inclusi i redditi da lavoro autonomo). Tuttavia, quasi la metà delle entrate fiscali e contributive arriva dai salari, mentre solo il 17% dai profitti.
Al di là del confronto politico, il rapporto Oxfam pone una questione strutturale: la disuguaglianza è il prodotto di scelte politiche, economiche e fiscali, non un destino inevitabile. Senza politiche più progressive, investimenti nei servizi pubblici e nel lavoro di qualità, le fratture sociali sono destinate ad approfondirsi, insieme all’indebolimento della democrazia. La traiettoria è chiara: un Paese sempre più diviso tra chi ha molto e chi ha poco, sia in termini economici che di potere. Resta da capire se questa sia davvero la direzione che vogliamo prendere.






