Ambiente
Mammiferi, il censimento cresce del 25% in vent’anni: la genomica riscrive la biodiversità
Di Lorenzo Berna
Negli ultimi due decenni il panorama dei mammiferi conosciuti è cambiato in modo radicale. Una revisione di ampio respiro pubblicata sul Journal of Mammalogy mostra che dal 2005 a oggi al catalogo scientifico globale si sono aggiunte più di 1.300 specie, pari a un incremento di circa il 25%. Un dato che non segnala solo nuove scoperte, ma riflette soprattutto una trasformazione profonda nel modo in cui la biodiversità viene studiata e classificata.
Alla base di questo salto c’è soprattutto la genomica. Le tecniche di sequenziamento del DNA, un tempo lente, complesse e costose, sono diventate progressivamente più rapide e accessibili. Oggi è possibile confrontare il patrimonio genetico di numerosi individui appartenenti a popolazioni diverse, mettendo in luce differenze evolutive che spesso non emergono dall’osservazione esterna. Quando queste informazioni vengono integrate con analisi morfologiche dettagliate, immagini ad alta definizione e dati raccolti sul campo, la ricostruzione delle relazioni evolutive tra le specie diventa molto più precisa.
Le nuove specie riconosciute non sono animali iconici o facilmente visibili, ma organismi spesso poco noti, come un piccolo opossum delle Ande peruviane, un olinguito che vive nelle foreste nebulose dell’Ecuador o un minuscolo toporagno degli altopiani etiopi. Nel complesso, lo studio stima che dal 2005 siano state identificate 1.353 nuove specie: circa 805 descritte per la prima volta e 774 emerse dalla suddivisione di specie già note, considerate in passato un’unica entità. Parallelamente, 226 specie sono state invece accorpate dopo revisioni tassonomiche più rigorose. Il bilancio finale indica un ritmo medio di circa 65 nuove specie di mammiferi riconosciute ogni anno.
La maggior parte di queste scoperte proviene da aree tropicali e montane. Isole, catene montuose e foreste frammentate hanno funzionato per lunghi periodi come veri e propri laboratori evolutivi, favorendo l’isolamento delle popolazioni e la loro differenziazione. L’Indonesia spicca per l’elevata concentrazione di nuove specie in rapporto alla superficie, grazie alla sua complessa storia geologica e alla frammentazione insulare. Dinamiche simili si riscontrano lungo la catena andina, nel Sud-est asiatico e in diverse regioni dell’Africa orientale.
Questo ampliamento del numero di specie riconosciute porta però con sé un nodo critico. Circa un quarto dei mammiferi oggi conosciuti non è stato ancora valutato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, oppure rientra nella categoria dei “dati insufficienti”. In pratica, per una specie su quattro non esistono informazioni affidabili sullo stato delle popolazioni. A ciò si aggiunge che un ulteriore 25% dei mammiferi è già classificato come minacciato o vulnerabile. Nel loro insieme, questi numeri descrivono un quadro fragile: per circa metà dei mammiferi del pianeta mancano certezze sulla loro sopravvivenza futura. Il rischio è che una parte rilevante della biodiversità scompaia prima ancora di essere compresa a fondo e di poter valutare il ruolo che svolge negli ecosistemi terrestri.





