Politica

Ue-Mercosur, il parlamento italiano resta vigile dopo la firma

21
Gennaio 2026
Di Giampiero Cinelli

Dopo oltre venticinque anni di negoziati, l’accordo tra Unione europea e Mercosur è arrivato alla firma, riportando al centro del dibattito una delle questioni più delicate della politica economica continentale: l’equilibrio tra apertura dei mercati e tutela delle filiere produttive. L’intesa promette un rafforzamento degli scambi commerciali e una maggiore proiezione internazionale dell’Europa, ma continua a suscitare forti perplessità, soprattutto sul fronte agricolo e agroalimentare, dove il confronto con i produttori sudamericani solleva interrogativi su concorrenza, standard sanitari e controlli.

Il fronte europeo resta diviso e anche l’Italia ha sciolto le proprie riserve solo in extremis, dopo aver ottenuto alcune garanzie e clausole di salvaguardia. Ora la partita entra nella fase più propriamente politica, con il passaggio cruciale al Parlamento europeo. Ma le ricadute dell’accordo non restano confinate ai tavoli di Bruxelles: toccano direttamente imprese, territori e settori produttivi, come dimostra il dibattito interno che incrocia commercio internazionale e scelte di politica economica nazionale. Un esempio emblematico è quello della filiera della birra, che unisce agricoltura, industria e occupazione e che torna al centro anche alla luce delle misure inserite nell’ultima manovra.

A sottolineare le opportunità e le criticità dell’intesa è stato Federico Sannella, presidente di Assobirra, intervenendo a Largo Chigi, format di Urania News. «L’accordo Ue-Mercosur è una grande opportunità legata all’apertura di nuovi mercati. Il settore della birra in quelle aree vale circa 40 miliardi di dollari e il solo Brasile è un mercato da 140 milioni di ettolitri: parliamo di grandi bevitori e quindi di grandi potenzialità», ha spiegato. Accanto alle prospettive, però, emergono anche nodi strutturali: «Vedo due sfide decisive. La prima è la capacità delle nostre imprese, soprattutto piccole e medie, di raggiungere quei mercati e costruire filiere sostenibili. Servono catene di fornitura solide e un accompagnamento adeguato».

Il secondo punto riguarda la tutela dell’identità produttiva nazionale. «Il valore dell’export nasce dal produrre in Italia. La filiera agricola va sostenuta: penso all’orzo distico, una piccola ma preziosa filiera che deve restare nel nostro Paese anche se l’accordo verrà ratificato», ha aggiunto Sannella. Sul fronte fiscale, il presidente di Assobirra ha poi richiamato l’intervento previsto in manovra: «La riduzione di un centesimo per ettolitro e grado Plato può sembrare limitata, ma è un segnale politico fortissimo: significa che il Paese crede in questa filiera. In un anno chiuso a meno due per cento è stato per noi un risultato importante». Da qui la richiesta di una prospettiva stabile: «Servono misure di lungo periodo. Le imprese devono poter investire con uno scenario fiscale chiaro e stabile, dall’agricoltura all’industria fino all’Horeca e alla distribuzione». E guardando ai consumi, Sannella ha ricordato come «l’aumento dei costi e il cambiamento degli stili di vita dei giovani, che bevono meno alcol», rendano strategico «investire nelle birre analcoliche e nelle nuove categorie, ma servono anche regole che ne favoriscano lo sviluppo».

Sul versante politico, le posizioni restano articolate. Dal centrodestra, il senatore Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della Commissione Industria e Agricoltura e esponente della Lega, ha ribadito la contrarietà del suo partito all’intesa. «Noi della Lega non siamo favorevoli all’accordo Ue-Mercosur perché non fa bene agli agricoltori, anche se è utile per altri settori, come ad esempio l’automotive», ha affermato a Largo Chigi. Le preoccupazioni riguardano «le garanzie sanitarie, la continuità produttiva» e il rischio di «pratiche commerciali sleali». La soglia di salvaguardia al 5 per cento dei quantitativi in ingresso viene considerata «un punto di partenza», ma non sufficiente. «In Sud America usano agrofarmaci, ormoni e fanno concorrenza sleale sul costo del lavoro. Ecco perché difenderemo sempre i piccoli agricoltori, inclusi quelli dei birrifici», ha aggiunto, richiamando anche l’impatto di altri fattori esterni come i dazi statunitensi.

Dal Movimento 5 Stelle, la senatrice Gisella Naturale, vicepresidente della Commissione Politiche dell’Unione europea e rappresentante del Movimento 5 Stelle, ha espresso dubbi sull’effettiva efficacia delle tutele previste. «Le clausole di salvaguardia inserite nell’accordo Ue-Mercosur sono aleatorie, anche se abbiamo stabilito il 5% di soglia massima relativa alla penetrazione dei prodotti agricoli sudamericani», ha dichiarato. Secondo Naturale, i problemi vanno valutati «nel lungo termine», considerando anche i costi di produzione e le modalità di applicazione delle clausole. Altro nodo critico riguarda i controlli: «Pare infatti che verrebbero controllate in realtà 96 merci su 100».

Nel suo intervento, la senatrice ha poi richiamato il legame tra politiche commerciali e scelte di bilancio interne: «L’agroalimentare resta un faro: nella legge di bilancio italiana calano le accise sulla birra, una misura fatta da me e fortemente voluta dal M5S. La birra è cultura, le birre artigianali sono eccezionali». Un intervento pensato anche in chiave ambientale e di biodiversità, con uno sguardo critico alla futura Politica agricola comune, considerata «un rischio» per l’equilibrio tra gli Stati membri.

Il confronto sul Mercosur, dunque, va ben oltre il commercio internazionale in senso stretto. Chiama in causa il modello di sviluppo europeo, la protezione delle filiere, la sostenibilità ambientale e sociale e il ruolo delle politiche pubbliche nel sostenere settori strategici. È su questo equilibrio, tra competitività globale e difesa del sistema produttivo, che si giocheranno alcune delle decisioni economiche più rilevanti dei prossimi mesi.

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