Ci sono persone che, anche nei luoghi più formali della politica, riescono a lasciare un segno umano profondo. Valeria Fedeli è stata una di queste. Per me non è stata solo una collega: siamo stati compagni di banco in Senato, abbiamo condiviso ore di lavoro, discussioni, sorrisi, fatiche e quella confidenza silenziosa che nasce solo quando la politica è vissuta come una cosa seria, ma mai distante dalle persone.
La mia conoscenza di Valeria, però, viene da lontano. L’ho incontrata per la prima volta quando era una figura di primo piano del sindacato europeo dei tessili e io ero un giovane deputato al Parlamento europeo. In quella stagione ho imparato a riconoscere in lei una leadership autentica: rigorosa, inclusiva, profondamente europea. Valeria aveva già allora una dote rara, quella di saper tenere insieme il lavoro, i diritti, l’innovazione e la dignità delle persone, senza mai cedere alla retorica o al tatticismo.
Nel corso degli anni le nostre strade si sono incrociate molte volte, fino all’esperienza comune in Parlamento. Abbiamo condiviso e sostenuto numerose proposte di legge, soprattutto sui temi che più le stavano a cuore: i giovani, l’istruzione, i diritti, l’uguaglianza delle opportunità. Per Valeria la scuola non era solo un capitolo di bilancio o una competenza amministrativa: era il cuore della democrazia, il luogo in cui si forma la cittadinanza, si riducono le disuguaglianze e si costruisce il futuro.
Ricordo con gratitudine e affetto il giorno in cui ha voluto presentare il mio ultimo libro, Il garofano e la conchiglia. Lo ha fatto con la generosità che le era propria, leggendo quelle pagine non come un esercizio autobiografico, ma come un contributo al dibattito politico e culturale del nostro tempo. In quel gesto c’era tutta Valeria: l’attenzione per le idee, la curiosità intellettuale, il rispetto per le storie altrui.
Valeria Fedeli è stata una campionessa del riformismo. Un riformismo concreto, mai urlato, capace di tenere insieme ideali e responsabilità di governo. Era innamorata della politica, non del potere. Credeva nella politica come strumento di emancipazione, come spazio di confronto, come servizio. Anche nei momenti più difficili, non ha mai smesso di credere che cambiare le cose fosse possibile.
Oggi, nel salutarla, resta il dolore per una perdita grande, ma anche la gratitudine per ciò che ci ha lasciato: un esempio di coerenza, di passione civile, di impegno instancabile per i diritti e per le nuove generazioni. Valeria continuerà a vivere nel lavoro di chi crede, come lei ha sempre creduto, che la politica, quando è vissuta con onestà e amore, possa davvero migliorare la vita delle persone.





