Economia

Vendite al dettaglio, consumi ancora fragili: l’incertezza frena la domanda interna

12
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

I consumi in Italia restano deboli, sospesi tra una lieve crescita statistica e un clima di incertezza che continua a condizionare le scelte delle famiglie. È il quadro che emerge dai dati Istat sulle vendite al dettaglio di novembre e dalla lettura proposta da Federdistribuzione, che richiama la necessità di sostenere la domanda interna per evitare che la ripresa resti solo nominale.

Secondo l’Istat, a novembre le vendite al dettaglio segnano su base annua un aumento dell’1,3 per cento in valore e dello 0,5 per cento in volume. Numeri che indicano una crescita moderata, ma non omogenea. Nel comparto alimentare, infatti, i volumi risultano in calo dello 0,5 per cento, segnalando una contrazione reale dei consumi che va oltre l’effetto inflattivo.

Per Federdistribuzione, questi dati confermano una fase di debolezza strutturale della domanda, aggravata da un contesto generale segnato da forte incertezza. Il progressivo rientro dell’inflazione non si è ancora tradotto in un recupero tangibile dei consumi, né in una maggiore propensione alla spesa da parte delle famiglie.

A pesare, secondo l’associazione che rappresenta la distribuzione moderna, sono soprattutto le tensioni geopolitiche internazionali, che continuano a influenzare aspettative e comportamenti di consumo. Un clima che induce prudenza, anche in una fase tradizionalmente favorevole come quella dei saldi invernali, il cui avvio viene descritto come poco dinamico.

Il dato più rilevante, al di là delle variazioni mensili, è proprio la persistenza di un atteggiamento attendista da parte dei consumatori. Anche in presenza di segnali macroeconomici più stabili, la domanda interna fatica a consolidarsi, rendendo difficile intravedere nel breve periodo una vera inversione di tendenza.

Da qui l’appello di Federdistribuzione a sostenere una ripresa strutturale dei consumi nel corso del 2026, indicata come condizione indispensabile non solo per la tenuta economica delle imprese della distribuzione, ma per la crescita complessiva del sistema Paese. Senza un rafforzamento della domanda interna, avverte l’associazione, il rischio è quello di una crescita fragile, incapace di tradursi in investimenti, occupazione e sviluppo duraturo.

In questo scenario, i numeri Istat raccontano una realtà meno rassicurante di quanto possano suggerire le percentuali positive: una ripresa che resta parziale, diseguale e fortemente condizionata da fattori esterni, mentre la fiducia dei consumatori continua a rappresentare l’anello più debole della catena economica.