Economia

Istat: risparmio delle famiglie ai massimi dal 2009

08
Gennaio 2026
Di Lorenzo Berna

I conti trimestrali diffusi dall’Istat offrono una fotografia in chiaroscuro dei primi nove mesi e del terzo trimestre 2025: da un lato l’andamento di deficit/PIL e pressione fiscale, dall’altro la dinamica di reddito, risparmio e potere d’acquisto delle famiglie, con un dato che spicca su tutti. La propensione al risparmio, infatti, al netto della parentesi Covid, torna sui massimi dal terzo trimestre 2009.

Nel documento «Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società – III trimestre 2025», l’istituto segnala che l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL è aumentato nel terzo trimestre 2025, salendo al 3,4% dal 2,3% registrato nello stesso trimestre del 2024. Il quadro cambia guardando ai primi tre trimestri del 2025: nel periodo gennaio-settembre il rapporto deficit/PIL si è attestato al 4,5%, in lieve miglioramento rispetto al 4,7% del corrispondente periodo del 2024.

Sul fronte del carico fiscale, nel terzo trimestre 2025 la pressione fiscale si è attenuata al 40%, con un calo di 0,8 punti percentuali su base annua. Nel cumulato dei primi nove mesi, però, il segno torna positivo: la pressione fiscale si colloca al 39,9% del PIL, in aumento di 0,3 punti rispetto al 39,6% del 2024.

Sempre nei primi nove mesi del 2025, il saldo primario (in rapporto al PIL) è pari a -0,5%, in miglioramento rispetto al -0,7% dello stesso periodo del 2024, mentre il saldo corrente risulta positivo allo 0,4% (dallo 0,1% del 2024). Limitando l’analisi al solo terzo trimestre, il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche, cioè l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è positivo e vale lo 0,4% del PIL, ma in calo rispetto all’1,6% del terzo trimestre 2024. Positivo anche il saldo corrente, all’1,3% del PIL, in diminuzione dal 2,2% di un anno prima.

La lettura dei conti passa anche dalle grandezze di spesa e di entrata. Nel terzo trimestre 2025 le uscite totali sono aumentate del 3,5% rispetto al corrispondente periodo del 2024 e la loro incidenza sul PIL (48,0%) è cresciuta di 0,3 punti percentuali. Nei primi tre trimestri dell’anno l’incidenza delle uscite raggiunge il 49,2%, in rialzo di 0,5 punti sul 2024. Nel dettaglio, nel terzo trimestre le uscite correnti e quelle in conto capitale segnano un aumento tendenziale rispettivamente del 2,7% e del 10,1%.

Sul lato delle entrate, nel terzo trimestre 2025 il totale incassato è cresciuto dell’1,2% su base annua, ma l’incidenza sul PIL è scesa al 44,6%, con un calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel cumulato gennaio-settembre, invece, l’incidenza delle entrate totali sul PIL è al 44,7%, in aumento di 0,7 punti sul corrispondente periodo del 2024. L’Istat precisa inoltre che nel terzo trimestre 2025 le entrate correnti e quelle in conto capitale sono entrambe in crescita tendenziale, rispettivamente dello 0,7% e del 61,5%.

Accanto alla finanza pubblica, il report mette a fuoco la condizione economica delle famiglie. Nel terzo trimestre 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è aumentato del 2% rispetto al trimestre precedente; nello stesso periodo, con un deflatore implicito dei consumi in crescita dello 0,2%, il potere d’acquisto è salito dell’1,8%. È soprattutto il risparmio a catturare l’attenzione: la propensione al risparmio è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali sul trimestre precedente. L’Istat collega il balzo a una dinamica dei consumi molto più debole rispetto a quella del reddito, con la spesa per consumi finali in aumento dello 0,3% a fronte del +2% del reddito disponibile lordo.

Nel terzo trimestre, inoltre, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stimato all’8,5%, in calo di 0,3 punti percentuali sul trimestre precedente, complici una flessione degli investimenti fissi lordi dell’1,4% e l’aumento del reddito lordo disponibile.

Per le società non finanziarie, la quota di profitto nel terzo trimestre 2025 è stimata al 42,3%, in ribasso di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle stesse società è atteso al 22,8%, in lieve aumento di 0,1 punti, con investimenti fissi lordi in crescita dello 0,7%.

Nel commento di sintesi, l’Istat scrive: «Nel terzo trimestre del 2025 il quadro di finanza pubblica mostra una pressione fiscale in diminuzione (ma in aumento nei primi nove mesi) e un indebitamento in crescita rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente (ma in calo su base annua). Nello stesso periodo, si registra un forte aumento del potere d’acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009, mentre la spesa per consumi finali rimane debole. Per le società non finanziarie, dopo la crescita dell’ultimo trimestre, si osserva una diminuzione della quota di profitto, in continuità con la tendenza in atto dalla seconda metà del 2023. Aumenta lievemente il tasso di investimento».