Economia

L’impatto del Covid19 sul gioco: ora è allarme per i canali illegali

05
Aprile 2021
Di Redazione

Il settore del gioco legale è fra quelli che ha maggiormente sofferto le chiusure dettate dall’esigenze di contenere la pandemia da Covid 19. Questo perché chiaramente con l’impossibilità di frequentare locali al chiuso e di accedere a bar o sale gioco ha letteralmente bloccato il settore. Anche per questo motivo Luiss Business School e Ipsos hanno dato vita al progetto sul settore del gioco nell’ambito dell’Osservatorio sui mercati regolati.

A seguito della chiusura dei punti fisici, in particolare, si è registrato un significativo crollo del gioco in presenza (-41%). Prima dell’emergenza economico-sanitaria l’industria del gioco legale, infatti, aveva un valore di spesa pari a 19,4 miliardi di euro (dati 2019) che nel 2020 si è ridotto di ben il 33%. Si osserva, parallelamente, un naturale incremento della fruizione online ma anche dei canali illegali. Questo ultimo dato è particolarmente preoccupante non solo per tutte le possibili conseguenze negative, ma soprattutto in considerazione di quanto sia il contributo del gioco legale alle finanze del nostro Paese, (11,4 miliardi all’erario nel 2019 contro un gettito stimato di 6,7 miliardi di euro nel 2020, con una contrazione del 41%). 

Per queste ragioni, Luiss Business School e Ipsos analizzeranno congiuntamente le evoluzioni del mondo del gioco legale grazie all’avvio del progetto di ricerca sul settore del gioco (nell’ambito dell’osservatorio sui mercati regolati), con l’obiettivo di fornire supporto scientifico ai decisori pubblici, alle società concessionarie di gioco pubblico, agli operatori della filiera, agli stakeholder della società civile, avvalendosi anche del supporto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

«L’obiettivo del progetto è di agevolare sempre più uno sviluppo sostenibile del comparto dei giochi, fornendo sostegno alle migliaia di lavoratori ed esercenti e sostenendo la rete distributiva che è presidio di legalità – ha dichiarato il Presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli, proseguendo – Questi temi sono nell’interesse comune del settore pubblico e dei suoi concessionari, nel breve, medio e lungo termine».

Le prime stime della ricerca fanno temere che l’aumento del mercato illegale potrebbe aver coinvolto fino a 4 milioni di giocatori, non tutti pienamente consapevoli di questa scelta.

Raffaele Oriani, Professore Ordinario di Finanza Aziendale dell’Università Luiss, ha aggiunto che: «Per salvaguardare un mercato essenziale per la nostra economia – strumento di contrasto a fenomeni di illegalità ed evasione fiscale – è necessario aggiornare la regolamentazione del gioco legale, rendendolo più funzionale al contrasto di potenziali rischi per gli utenti».

Il progetto prevede un Comitato Scientifico, guidato dal prof. Oriani, un Advisory Board, un Comitato Tecnico e un Team di Ricerca. All’Advisory Board, parteciperanno l’avv. Massimiliano Dona, la dott.ssa Veronica Nicotra, il prof. Oriani, il prof. Pagnoncelli, la Presidente Livia Pomodoro, la prof.ssa Emanuela Randon e il prof. Andrea Alemanno, senior client officer di Ipsos, che coordinerà i lavori.

Le aziende concessionarie dello Stato, poi, hanno registrato nel 2019 un fatturato aggregato di circa 8 miliardi di euro. Ma è dall’analisi dell’intera filiera che emergono i dati più preoccupanti. Le imprese che supportano le attività delle aziende concessionarie – dalle software house alle realtà che producono hardware per gli apparecchi di gioco, dalla stampa delle schedine o degli instant win ai punti fisici sul territorio (come ad esempio bar, tabacchi e ricevitorie specializzate) – occupano circa 100mila persone, un dato messo fortemente a rischio in questo particolare momento.

Sono queste le principali evidenze della ricerca della Luiss Business School che ha lo scopo di descrivere l’evoluzione di un settore essenziale dell’economia italiana, una realtà, dinamica e competitiva che investe in ricerca e innovazione (l’analisi mette in luce che il 63% delle imprese con oltre 10 addetti ha investito nelle tecnologie digitali, rispetto al 61% della media nazionale) e con una filiera rilevante in termini di fatturato e numero di occupati.

 

 

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