Innovazione

Chip, la Cina sorpassa gli Usa. Il boom di brevetti dell’innovazione

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Aprile 2023
Di Giampiero Cinelli

Nel mercato globale un indicatore delle potenzialità di un Paese è dato anche da quanti brevetti riesce a depositare. E se la dicotomia del nuovo millennio è quella tra Usa e Cina, Washington comincia a preoccuparsi, perché nel 2022 il Dragone ha superato gli Usa nei database che registrano l’ottenimento della proprietà intellettuale riguardo ai micro-chip. Il settore tech traina, i semiconduttori ora più di tutti. nel periodo 2021-2022 sono stati depositati 69.190 brevetti tech, secondo un report di Mathis & Square, e di questi il 55% viene dalla Pechino, ovvero 38.000, mentre 18.223 sono dagli Stati Uniti. Nel 2021, in base ai dati della World Intellectual Property Organization, su 3,4 milioni di domande pervenute, due terzi sono asiatiche e addirittura 1,6 milioni sarebbero cinesi.

Il regno dei microprocessori comunque si trova a Taiwan, dove la nota azienda Tsmc continua a essere la capofila del settore con 4.739 brevetti depositati (7%). Il ruolo di Tsmc diventa centrale non solo da un punto di vista economico ma anche politico. Siccome tutte le analisi convergono sull’idea che la supremazia si giocherà sulle tecnologie dei chip, non è un caso l’atteggiamento minaccioso che Pechino adotta da un punto di vista militare nei confronti di questa isola dinamica e politicamente ambigua, da molti non riconosciuta formalmente (Il suo nome ufficiale sarebbe infatti Repubblica di Cina) e che Pechino dice di rivolere nel suo pieno controllo prima o poi.

Nella partita ci sono ovviamente gli americani, con cui Taiwan intrattiene un fitto rapporto commerciale, per altro accettando spesso transazioni in dollari. Per adesso Washington non ha dato segno di essere pronta a uno scontro concreto per preservare l’indipendenza di Taiwan, ma sta lavorando nel saldare ancora di più la cooperazione economica. Importante infatti tenere a mente che l’azienda taiwanese ha già ufficializzato di star ultimando un investimento da 40 miliardi di dollari per costruire una fabbrica in Arizona, la seconda sul suolo americano.

Gli investimenti di Tsmc fanno gola anche all’Europa che non vuole perdere il treno dello sviluppo e sa che è importante rosicchiare terreno alla Cina. Tsmc sta valutando insediamenti anche nel vecchio continente e la prima candidata è la Germania con Dresda. L’investimento varrebbe 10 miliardi di euro. Le potenzialità di questo settore strategico sono oggi sempre più chiare e la pandemia non ha spento la ricerca di innovazione, tutt’altro. Nel 2021 infatti si è avuto un record di depositi di proprietà intellettuale.

E l’Italia? Nel 2022 si conferma all’11sima posizione con 4.864 invenzioni, generando il 2,5% di brevetti al mondo. In Europa giuda la Germania con il 13%. La Francia al 6%. Il nostro Paese, tra l’altro, dovrebbe aggiudicarsi la nuova sede del tribunale europeo dei brevetti, che dopo la Brexit deve spostarsi da Londra e arriverà a Milano, si prevede con focus sul settore farmaceutico e meno competenze. Forse una vittoria di Pirro? L’innovazione comunque non si ferma. E genera conflitto ma anche opportunità.

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