Politica

Migranti, tragedia di Cutro: l’informativa di Piantedosi unisce la maggioranza ma infiamma le opposizioni

07
Marzo 2023
Di Simone Zivillica

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio scorsi un’imbarcazione in legno si ribaltava a poche decine di metri dalla costa calabrese di Steccato di Cutro. Le ultime vittime sono state recuperate questa mattina. Il corpo di una bambina di tre anni si va ad aggiungere a quelli di altri 16 minorenni deceduti in quella notte, mentre quello di una donna è il 72esimo cadavere recuperato dalle acque del mar Ionio dopo il naufragio di più di una settimana fa. Potrebbero, tuttavia, non essere gli ultimi. Mancano, infatti, ancora tra le 30 e le 40 persone all’appello, secondo i racconti dei sopravvissuti e le conseguenti ricostruzioni delle autorità.

La difesa/attacco del ministro

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, giunto sul posto il giorno dopo la strage, si è reso protagonista di una frase infelice in cui ha detto che nessun padre o madre dovrebbe mettere il proprio figlio in queste condizioni, di fatto portando la colpa del viaggio della disperazione sulle spalle dei genitori di quei bambini che non ci sono più e non sulle condizioni di partenza che, evidentemente, non lasciavano molte alternative a quelle famiglie. Parole, quelle, che gli sono costate molte accuse di disumanità da molte sponde politiche e non, oltre alla richiesta di un’informativa urgente alla Camera dei deputati dove spiegare tutta la dinamica dell’avvenuto.

La conferenza stampa con il ministro Piantedosi all’indomani della tragedia di Cutro

Le accuse, infatti, non si sono fermate, già dal primo momento, all’etica e alla morale – sempre questionabile – delle parole del ministro, quanto piuttosto alla dinamica poco chiara degli interventi di soccorso, o alla loro assenza, di quella notte. Nel merito, il naufragio è avvenuto a circa 40 metri dalla costa, con mare proibitivo anche per le motovedette di Guardia di Finanza e Guardia Costiera, che pure erano uscite per ben due volte con l’obiettivo di avvicinarsi all’imbarcazione. I corpi di polizia e di soccorso erano stati avvisati dall’aereo di Frontex che sorvolava la zona. Nell’informativa di Pinatedosi alla Camera qiesto pomeriggio il ministro Piantedosi ha chiarito che qualsiasi «operazione di Search and rescue (Sar) parte solo su segnalazione, la quale non è avvenuta: l’aereo di fronte, infatti, ha segnalato un’imbarcazione con buona galleggiabilità e non in distress, perciò l’operazione è stata di law enforcent – e quindi di polizia e intrapresa dalla Guardia di Finanza».

L’operazione quindi, non doveva essere un salvataggio ma un controllo ed eventualmente un’operazione di polizia. Il ministro ha poi spiegato, durante l’informativa di Piantedosi, che la differenziazione tra i due tipi di operazione è necessaria ai fini del diritto e delle specificità d’intervento ma che nei fatti anche i mezzi della Guardia di Finanza sono adibiti al soccorso così come il personale di bordo è formato per intervenire in situazioni di pericolo per la vita in mare. Tant’è vero che, ricorda il ministro, degli oltre 1000 interventi tra Sar e Law enforcement sono state salvate circa 33mila persone, di cui un terzo solo nelle seconde, dimostrando come anche queste sono adatte in condizioni di distress.

Nelle indicazioni del suo discorso, il ministro Piantedosi informa il Parlamento che «il governo sta operando colloqui mirati con Turchia, Libia e Tunisia per porre rimedi concreti al problema migratorio. Ho in programma con lo stesso obiettivo visite istituzionali in Egitto e Costa d’Avorio. Inoltre – continua Piantedosi – ho avuto un incontro con il mio omologo francese in tal senso e le conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo sono che il problema migratorio è un problema europeo: sarà nostro impegno far sì che quelle dichiarazioni si trasformino in azioni legislative nei prossimi appuntamenti europei».

L’informativa di Piantedosi sulla tragedia di Cutro

La maggioranza ancora una volta compatta

La sostanza dell’intervento del ministro, quindi si può riassumere in due leitmotiv definiti. Da una parte, l’indirizzo all’Unione europea che tragedie come queste si possono evitare solo se si lavora a soluzioni comuni perché comune è il problema. Dall’altra, la chiara indicazione di chi sono i colpevoli operativi di queste stragi: «gli scafisti, criminali senza scrupoli che causano le morti in mare come quelle avvenute pochi giorni fa» – ha chiosato il ministro Piantedosi.

Una sostanza che piace alla maggioranza che sostiene il governo di cui Piantedosi è ministro chiave. Negli interventi che seguono l’informativa di Piantedosi, gli esponenti dei partiti che la compongono, infatti, ribadiscono una linea unica che va a fare quadrato intorno alle scelte e alle spiegazioni del ministro dell’interno. Fratelli d’Italia e Lega si schierano a fianco del governo, sostenendolo nel merito e nella forma senza se e senza ma dagli interventi degli onorevoli Riccardo Molinari (Lega) e Tommaso Foti (FdI). «Ci sono stati 450 salvataggi già con questo governo, a testimoniare che il clima all’interno del quale le autorità operano non è affatto cambiato, così come anche il quadro normativo nel quale si muovono» – chiarisce Molinari. L’onorevole Alessandro Cattaneo di Forza Italia chiarisce all’inizio del suo intervento che l’appoggio del suo gruppo parlamentare, così come la fiducia, non mancherà. Non si scorgono crepe, quindi, all’interno del fronte della maggioranza su questo tema. Coadiuvati, in questo, anche dall’intervento sul campo del governatore della regione Calabria Roberto Occhiuto (in forza proprio a Forza Italia), a più riprese citato e ringraziato da tutti i componenti della maggioranza così come dal ministro Piantedosi stesso.

Il duro j’accuse dei dem

Proprio su chi debba ricadere la colpa delle ultime, tragiche, morti in mare è il punto cardine degli interventi dai banchi dell’opposizione, soprattutto da quelli del Partito democratico. A prendere la parola è l’ex ministro Giuseppe Provenzano che tradisce emozione e passione nel suo intervento, già dall’inizio duro e diretto. Sulla ricostruzione della dinamica del naufragio, il dem non è rimasto convinto dalla versione del ministro: «è falso aver definito l’indicazione di Frontex non una segnalazione Sar: le camere termiche non lasciano scampo alla sua ricostruzione, come non lascia scampo il fatto che la nave della Guardia di Finanza è uscita e rientrata due volte: se non ce la faceva la Guardia di Finanza, come poteva farcela una barca in legno stracolma di persone?».

Poi, tornando sulle parole del ministro pronunciate proprio all’indomani della tragedia di Cutro, per le quali già la neosegretaria del Pd Elly Schlein aveva chiesto le dimissioni del ministro, Provenzano ha chiesto, con tono deluso: «ci aspettavamo delle scuse, ma è troppo tardi. Se mancano alternative legali, e i decreti flussi non c’entrano nulla con queste tragedie, questi viaggi della disperazione non cesseranno mai. L’inversione logica della colpa secondo cui i padri e le madri sono colpevoli di aver portato con loro o mandato da soli i figli a morire in mare, è qualcosa di vergognoso, che copre di imbarazzo l’istituzione che presiede».

Quindi l’accusa più dura, quella che sicuramente innescherà conseguenze, almeno politiche: «il governo dev’essere indagato per strage colposa – tuona Provenzano. Non lo diciamo noi, lo disse Giorgia Meloni all’indomani di un naufragio come questo, ma all’epoca avveniva a 200km dalle coste italiane, quello di stavolta a soli 40 metri dalla spiaggia». «Cosa è cambiato dal 2017, quando la Guardia Costiera era candidata al Nobel per la pace? Che nel 2018 siete arrivati voi, lei come capo di gabinetto del ministro Matteo Salvini. I superstiti del naufragio sono indagati per immigrazione clandestina. È la prassi? No, è la vergogna della legge Bossi-Fini» – conclude l’ex ministro ricordando il peccato originale causa delle tante storture politiche, burocratiche e sociali che si insediano nella gestione dei flussi migratori in Italia.

L’intervento dell’ex ministro dem Giuseppe Provenzano

La distanza delle opposizioni

Vittoria Baldino, dai banchi del Movimento 5 Stelle si alza proprio accando all’ex premier Giuseppe Conte, all’epoca avvocato del popolo, oggi presidente del Movimento che l’ha portato alla guida del paese per due legislature. Conte ascolta assertivo l’intervento dell’onorevole Baldino, e scoppia, insieme ai colleghi, in un sonoro applauso, quando la pentastellata chiede al ministro Piantedosi perché si presti a parafulmine di un governo inadeguato e di un altro ministro, quello delle Infrastrutture: «perché Salvini (ministro delle Infrastrutture) continua a scappare come un coniglio di fronte al parlamento?». Poi si rivolge a Giorgia Meloni che «anche se donna, madre e cristiana non ha avuto il coraggio di metterci la faccia su questa tragedia e la sua gestione, riuscendo solo a organizzare un tardivo consiglio dei ministri a Cutro per pulirsi la coscienza» – conclude la Baldino riferendosi al prossimo cdm in programma proprio dalla cittadina costiera calabrese, in omaggio alle vittime della strage.

Ettore Rosato, dai banchi di Italia Viva si schiera con il duro giudizio di inadeguatezza nella risposta all’ennesima tragedia in mare. Chiede di smetterla con lo sventolare bandiere identitarie e di fare la guerra all’Europa. Bene gli sforzi in politica estera, ma qualsiasi sia il piano per l’Africa, chiamatelo Mattei o Marshall o come volete, ma non lo si potrà fare da soli. Chiede, Rosato, di ricordare anche che fu proprio Meloni a chiedere le dimissioni di Matteo Renzi quand’era Presidente del Consiglio quando avvenne la tragedia del 2015 a largo di Lampedusa. Inoltre, però, Rosato ci tiene a mandare un messaggio diretto ai 5 Stelle: quando, dice, Salvini firmò i decreti sicurezza a palazzo Chigi sedeva Giuseppe Conte, oggi leader degli stessi 5 stelle che attaccano con tanta durezza il governo che applica quelle leggi e ne mette in pratica di molto simili.

Una chiara indicazione, insomma, che possono anche stare dalla stessa parte della barricata, ma che Terzo polo e 5 Stelle non potranno mai chiamarsi compagni di opposizione. Un’indicazione tanto chiara a chi ha ascoltato gli interventi, tanto quanto alla nuova segreteria di Pd – ancora tutta da formarsi – che su chi avere al proprio fianco nella lunga strada dei prossimi quasi cinque anni di opposizione.

L’umanità dello Stato di fronte alle vittime

Oltre alle requisitorie, agli attacchi, alle difese, alle informative, ci sono le persone e ci sono le vittime, che purtroppo si continuano a contare. A metterci la faccia dello stato, come sempre, si è adoperato il Presidente della Repubblica, che con garbo istituzionale e tatto umano proprio solo di chi sa cosa significhi perdere tanto, ha voluto sostare col capo chino davanti alle salme, e poi incontrare i famigliari di quelle persone ormai senza vita. Per farlo, il suo staff è stato facilitato da una di quelle Ong che, pur non operando nel tratto di mare interessato dalla rotta ionica, presta servizio lì dove serve, in questo caso nel Cara di Crotone. Medici Senza Frontiere, infatti, ha assistito lo staff di Sergio Mattarella per facilitare il suo incontro con le vittime del naufragio, assistite dagli psicologi e dai mediatori interculturali di Msf. Una vicinanza, quella del capo dello Stato, oltre che politica, umana.