Cultura

Bergamo e Brescia, Capitali della Cultura 2023

20
Gennaio 2023
Di Daniele Bernardi

Per il 2023, l’Italia avrà non una ma ben due Capitali della Cultura. È andato, infatti, a Bergamo e Brescia per quest’anno il titolo di reginette della cultura italiane, col tema “La città illuminata”. Un tema, spiegano, dalle molteplici letture: una città di ampie vedute, aperta e tollerante, al contempo è illuminato un faro che detta la strada e guida le navi tra la nebbia, la luce è sinonimo di scienza, sapere che rischiara la mente dall’ignoranza, ma è anche sinonimo di allegria, di festa e di trasformazione, energia che si trasforma in operosità

Brescia e Bergamo ereditano lo scettro da Procida, Capitale della Cultura nel 2022, come l’ha definita Natascia Festa sul Corriere del Mezzogiorno, un’unione tra Nord e Sud. Il passaggio di consegne è avvenuto esattamente ieri presso il Palazzo Reale di Napoli. La Reggia che fu di Federico II di Svevia e i Borbone, ieri ha accolto le moderne alte cariche dello Stato che hanno assistito e sono intervenute alla cerimonia. Tra questi anche il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che sulla nomina di Bergamo e Brescia ha così dichiarato: «È stata una scelta legata a un fatto storico rilevantissimo, fu fatta dal precedente governo con decreto-legge e fu mirata sul fronte della pandemia. Parliamo infatti delle due province che sono state maggiormente colpite dalla prima ondata della pandemia. Diventano ora capitali della cultura entrambe le città che sono importanti da un punto di vista imprenditoriale ma che hanno anche cose eccellentissime da un punto di vista culturale e artistico. Questo significa sottolineare la rinascita che avviene attraverso la cultura che da sempre è stato uno strumento per poter rinascere». A tal proposito il Ministro ha fatto un parallelismo con De Gasperi che, di fronte al disastro che la guerra aveva lasciato a Milano, decise di far partire la ricostruzione dalla Scala, in quanto, spiega, «bisogna cominciare dai simboli della cultura».

Oggi si terrà la cerimonia inaugurale, una festa che si protrarrà anche nelle giornate di domani 21 e dopodomani 22 gennaio, con eventi e manifestazioni che vedranno impegnate decine di realtà nei due capoluoghi di provincia.

A tal proposito, è la prima volta nella storia dell’istituzione della Capitale della Cultura che due città ricoprono assieme questo ruolo. Un elemento voluto, ricercato, non un espediente per accontentare tutti e scontentare nessuno chiariscono. Brescia e Bergamo si sono candidate a luglio del 2020, in piena uscita dalla pandemia. È stato sicuramente questo il fattore dominante nella loro scelta: rilanciare la cultura in un momento di rilancio dell’economia e della vita delle persone dopo i mesi duri del Lockdown. Rilanciare vuol dire saper fare tesoro di quello che è passato e rivalutarlo alla luce di cosa ci si aspetta in futuro.

Al tema dell’innovazione si accompagna quello della solidarietà, la solidarietà che si è tanto vista in pandemia e che ha accompagnato le due città nella progettazione della candidatura. Due città che, si legge nel dossier pubblicato sul sito dell’evento, “si sono riscoperte simili”, simili per posizioni geografica, per storie vissute, per sfide comuni affrontate e ancora da affrontare (come quella climatica e ambientale).

Crescere insieme è anche l’inno della Capitale della Cultura 2023. Una canzone scritta da Paola Ceretta (bresciana) e Cristian Rocco (bergamasco) e cantata dalle orchestre di Musical-Mente e che domani 21 gennaio, nel corso dell’evento Crescere Insieme Voci 2023 in Piazza Matteotti a Bergamo, verrà eseguita da oltre 1.500 bambini da 25 diverse scuole della città, scuole da cui provengono alcuni versi stessi del brano.  

Torniamo però all’iniziativa. Complessivamente saranno quattro le aree tematiche da cui trarranno spunto le iniziative e i progetti sul territorio:

  • “La città dei tesori nascosti”. Non tutta la cultura è sempre in vista, a portata di mano, l’idea delle Capitali della Cultura 2023 è quella di uscire fuori dagli schemi e dare luce e lustro a quel patrimonio che per molto tempo è passato in secondo piano;
  • “La città natura”. La tutela dell’ambiente e del patrimonio paesaggistico non può ovviamente mancare. L’obiettivo è ripensare i modelli di consumo e le attività produttive del territorio in chiave sostenibile, mantenendo inalterato il paesaggio.
  • “La città che inventa”. Lo si diceva prima, la chiave del progetto è l’innovazione: non la sola valorizzazione del patrimonio storico ma il rilancio di una cultura che vede anzitutto al futuro e a ciò che verrà.
  • “La cultura come cura”. La cura che queste realtà hanno sperimentato, loro malgrado e in maniera più violenta che altrove, a seguito dello scoppio della pandemia che qui a Bergamo e Brescia ha nociuto più vittime che nel resto d’Italia.

Nell’iniziativa sono stati investiti molti soldi, stando a quanto fa sapere il Giornale di Brescia, oltre 7 milioni di euro solo dalla Regione Lombardia a cui si aggiungono altri fondi che erano destinati a progetti di riqualificazione di istituiti e centri culturali. Un clima di festa generale dato che l’investimento è in nome della cultura, ma non mancano le polemiche politiche. A dire la sua è l’ex candidato sindaco del capoluogo e Assessore all’Agricoltura in Lombardia Fabio Rolfi che ricorda che «Brescia deve uscire dalla propria autoreferenzialità» e di estendere il beneficio dei musei gratuiti anche ai residenti nell’hinterland bresciano da cui, spiegano, il capoluogo trae lustro e manodopera. Risponde la stessa opposizione in Regione che non è tempo di discussioni e polemiche. 

Al netto di quanto avviene in politica, l’evento di Bergamo e Brescia Capitale della Cultura 2023 è un progetto a lungo termine che ha obiettivi ben più lungimiranti. Le due province lombarde, infatti, non intendono fermarsi qui, vedono oltre il 2023 e sono intenzionate ad approfittare dell’occasione per porre le basi di una crescita futura: una crescita economica ma anche (non stupisce) culturale, “favorire nuovi modi di pensare” e far sì che la collaborazione tra le due città non si fermi ma diventi piuttosto d’esempio per tante altre realtà d’Italia.