Cronache USA

Venezuela: industriali del petrolio freddi con Trump, Eni pronta a investire

10
Gennaio 2026
Di Giampiero Gramaglia
I responsabili delle grandi aziende petrolifere, convocati da Donald Trump perché investano 100 miliardi di dollari in Venezuela, hanno dato risposte tiepide, se non fredde, al presidente Usa e hanno espresso scetticismo sul Paese sud-americano, giudicandolo non adatto a investimenti, per l’incertezza della situazione politica e legislativa. Fra le aziende più diffidenti la Exxon, che s’è solo impegnata a inviare un team di tecnici in Venezuela per valutare la situazione sul terreno.Alla Casa Bianca, c’era pure l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, che ha dato a Trump una risposta positiva. L’Ansa riferisce che Descalzi ha detto che l’Eni è pronta a investire in Venezuela, avendo già 500 persone nel Paese: “Siamo pronti a investire nel Paese e a lavorare con le compagnie americane”. L’incontro di Trump con i petrolieri è avvenuto nel giorno in cui gli Stati Uniti sequestravano nei Caraibi, in acque internazionali, una quinta petroliera che trasportava petrolio venezuelano. L’Amministrazione Trump ritiene il sequestro delle petroliere da e per il Venezuela una tessera del piano per avere il controllo del petrolio venezuelano. Dopo il sequestro – la notte tra il 2 e il 3 gennaio – del presidente Nicola Maduro e di sua moglie Cilia Flores –i due sono ora a giudizio per narcotraffico a New York – e l’insediamento della presidente ad interim Delcy Rodriguez, il regime conserva inalterati quadri e struttura, mostrando, però, disponibilità a cooperare sul petrolio con gli Stati Uniti e flessibilità sulla liberazione, in parte già avvenuta, di detenuti politici e stranieri.

Il Washington Post presenta come esclusiva un’altra informazione sul Venezuela con riflessi italiani: il Vaticano si sarebbe adoperato perché gli Stati Uniti permettessero a Maduro di chiedere asilo in Russia, nel tentativo di evitare bagni di sangue – la cattura di Maduro è costata la vita a un centinaio di persone, anche se il bilancio dell’operazione è controverso – e la destabilizzazione del Paese.

Secondo il giornale, il piano del Segretariato di Stato del Vaticano, era solo una delle vie d’uscita proposte a Maduro, tutte rifiutate dal presidente venezuelano.

Intanto, nel Congresso, a partire dal Senato, va avanti un’iniziativa legislativa che mira a impedire che Trump prenda altre iniziative ‘tipo Venezuela’ senza l’avallo del Parlamento. Il progetto ha l’avallo di una manciata di senatori repubblicani, perché la legalità del raid a Caracas suscita dubbi anche fra i conservatori.

Minneapolis: indagini sulla sparatoria
Le indagini sulle sparatorie di Minneapolis – una donna uccisa – e di Portland – due persone ferite -, entrambe ad opera di agenti della polizia che si occupa dell’espulsione dei migranti, sono seguite dai media Usa con grande attenzione. Man mano che emergono filmati ed elementi, la versione dell’Amministrazione, secondo cui l’agente di Minneapolis avrebbe agito per legittima difesa, appare più controversa e meno attendibile

Gli inquirenti locali contestano anche l’attribuzione dell’inchiesta all’Fbi, cioè alla polizia federale, più prona ai desiderata dell’Amministrazione, specie ora che la dirige un personaggio molto vicino a Trump, Kash Patel.

Occupazione: mai così male dal 2020
Nel 2025, il mercato del lavoro negli Usa ha avuto i peggiori risultati dal 2020. Lo nota concorde la stampa statunitense, dopo la pubblicazione dei dati di dicembre: 50 mila nuovi posti creati, con il tasso di disoccupazione sceso al 4,4%.

Descrivendo la situazione, il Wall Street Journal riferisce che chi cerca un lavoro “è bloccato”, che i giovani “sono disperati” e che molti, per arrivare a fine mese, devono mettere insieme lavoretti part time.