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Usa 2024: – 265, Trump fa appello per immunità, Harris ‘Sono pronta’

13
Febbraio 2024
Di Giampiero Gramaglia

All’ultimo giorno utile per presentare appello – ennesimo artificio per tirare in lungo le sue vicende giudiziarie -, Donald Trump chiede alla Corte Suprema di riconoscergli l’immunità nel processo sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, rovesciando il verdetto dei giudici della Corte d’Appello di Washington pronunciato la scorsa settimana.

Intanto, la vice-presidente democratica Kamala Harris aggiunge un tassello al puzzle dell’incertezze sulla candidatura del presidente Joe Biden, dichiarando al Wall Street Journal: “Sono pronta” a fare la leader. La Harris, però, ha parlato prima che si sollevasse il polverone su salute e competenze dell’anziano presidente, ripetendo una ‘sura’ che qualsiasi vice-presidente avrebbe recitato.

Usa 2024: il ricorso di Trump per ottenere l’immunità nel processo per il 6 gennaio 2021
Nel loro ricorso alla Corte Suprema, i legali di Trump sembrano argomentare in modo più politico che giuridico: “Un processo penale di mesi contro il presidente Trump in piena stagione elettorale gli impedirà di fare campagna contro il presidente Biden”, scrivono gli avvocati del magnate, inoltrando la loro richiesta.

La sentenza contro l’immunità della Corte d’Appello federale “rischia di tradursi in una violazione del primo emendamento – quello sulla libertà di espressione, ndr – sia per Trump e che per decine di milioni di cittadini americani che hanno il diritto di ascoltare il suo messaggio elettorale”.

Dopo questo ricorso, largamente preannunciato, la Corte Suprema deve esprimersi su due questioni molto rilevanti per il voto di novembre. La scorsa settimana, infatti, il massimo tribunale Usa ha già ascoltato le tesi delle parti pro e contro l’esclusione dell’ex presidente dalle primarie del Colorado, per il suo ruolo nell’insurrezione del 6 gennaio 2021, in base alla sezione 3 del 14° emendamento della Costituzione. Ora, deve pronunciarsi sulla richiesta d’immunità.

Ieri Trump ha passato l’ennesima giornata in un tribunale, a Fort Pierce, in Florida, dove c’era un’udienza preliminare del procedimento per il possesso illegale di documenti classificati, ritrovati nella sua dimora dfi Mar-a-lago e in altre sue residenze. Il magnate e i suoi avvocati hanno a lungo conferito con la giudice Aileen Cannon – nominata da Trump quand’era presidente -. L’udienza, svoltasi a porte chiuse, senza la presenza dell’accusa, serviva a discutere il caso preliminarmente e “in dettaglio”, specie per quanto riguarda l’accesso alle carte riservate oggetto del dibattiumento. Successivamente, la Cannon conferirà anche con la squadra del procuratore speciale Jack Smith, che ha istruito l’accusa nel caso.

Usa 2024: le polemiche sulle frasi di Trump sulla Nato e la sortita di Harris
Non si stemperano le polemiche sulle dichiarazioni di Trump sulla Nato, fatte durante un comizio, in South Carolina, e che suonano minaccia agli agli alleati e ‘incoraggiamento’ al presidente russo Vladimir Putin, perché faccia con loro quel che vuole dopo avere già invaso l’Ucraina. Le critiche vengono, soprattutto, da leader ed esponenti dell’Alleanza atlantica, mentre la Casa Bianca fa notare che “la Nato, con Joe Biden, è diventata più forte che mai”, confermando che “gli Stati Uniti difenderanno ogni centimetro di territorio della Nato”, come vuole l’ortodossia atlantica.

La rivale di Trump per la nomination repubblicana, Nikki Haley, e la sua ‘arci-nemica’ nel partito, Liz Cheney, sono entrambe molto critiche. “Non ci si può schierare dalla parte di un delinquente che uccide i suoi avversari”, dichiara alla Cb l’ex rappresentante permanente degli Usa all’Onu. Haley aggiunge: “Non puoi stare con qualcuno che ha invaso un Paese, con la morte o il ferimento di mezzo milione di persone … Vogliamo che gli alleati della Nato facciano la loro parte, ma ci sono modi per farlo senza dire alla Russia ‘Fai quel che vuoi con questi Paesi’”.

La Haley prosegue: “La Russia non ha mai invaso un paese dell’Alleanza, ha invaso la Georgia, l’Ucraina, la Moldavia – dato, questo, non vero, ndr -. Putin è intimidito dalla Nato; la Nato ci permette di prevenire la guerra”.

Però, a conferma della freddezza di Trump (e dei repubblicani) nel continuare ad aiutare l’Ucraina, lo speaker della Camera Mike Johnson annuncia, in un post su X, che i repubblicani non voteranno il disegno di legge sull’Ucraina così come è in discussione al Senato, dopo varie traversie. “Siamo stati chiari sin dall’inizio che qualsiasi cosiddetta legge sulla sicurezza nazionale avrebbe dovuto riconoscere che la nostra sicurezza comincia al confine con il Messico. Ma proprio i repubblicani hanno ‘affondato’, nei giorni scorsi, un provvedimento che stanziava aiuti, fra l’altro, a Ucraina e Israele e azioni anti-migranti.

Usa 2024: le incertezze fra i democratici, la sortita di Harris, il contorto ‘piano B’ di Politico
A tenere banco è anche l’incertezza fra i democratici sulla sostenibilità della candidatura di Biden, la cui fragilità è emersa con maggiore evidenza negli ultimi giorni. In un’intervista al Wall Street Journal, rilasciata prima del riemergere dei dubbi, la sua vice Kamala Harris, ‘messa in un angolo’ fin da subito dall’Amministrazione Biden, si dice pronta a “servire” come leader: “Sono pronta, non ci sono dubbi”.

Negli ultimi tempi, la Casa Bianca ha in qualche modo cercato di rilanciare l’immagine di Harris che, nei sondaggi, fa peggio di Biden. Su di lei, l’attenzione è alta, considerato l’età del presidente e la possibilità che lei debba sostituirlo se gli accadesse qualcosa mentre è in carica.

Politico prospetta un Piano B per la nomination democratica, che eviterebbe a Biden l’umiliazione d’un ritiro ora, sotto pressione, ma aprirebbe il campo a un’alternativa. Il sito tratteggia due scenari un po’ lambiccati, entrambi complicati politicamente e incerti nei risultati: la sostituzione di Biden alla convention del partito di agosto o dopo – il che apparirebbe francamente tardivo -.

Politico parte con il riconoscere che una strategia alternativa può essere attuata solo se il presidente si facesse da parte volontariamente, o se risultasse fisicamente inadeguato alla nomination – il che, allo stato, non pare praticabile -. Resta l’ipotesi che Biden accetti di passare il testimone, subito dopo essere stato ‘incoronato’ dalla convention di Chicago, dal 18 al 22 agosto.

Il presidente dovrebbe annunciare che non accetta la nomination e che consente ai suoi delegati d’appoggiare un candidato alternativo, dicendo di sentirsi ancora idoneo a un secondo mandato, ma riconoscendo le riserve degli elettori per un leader che nel 2028 avrebbe 86 anni. Biden ha sempre sostenuto di considerarsi un ponte verso una futura generazione di leader democratici e potrebbe ricordare di avere sconfitto Trump nel 2020, protetto la democrazia statunitense e portato l’economia sulla buona strada. A quel punto, il presidente potrebbe fare il ‘kingmaker’ e orientare la scelta dei delegati.

Resta da vedere su chi e con che impatto sugli elettori: la sua vice Harris è più impopolare di lui e non convince il partito, ma una sua esclusione potrebbe alienare voti afroamericani; i governatori della California, dell’Illinois e del Michigan, Gavin Newsom, J.B. Pritzker, Gretchen Whitmer, con nomi validi, ma senza adeguata visibilità nazionale.

Sostituire Biden dopo la convention, e una volta accettata la nomination, appare più difficile, anche se una procedura è prevista in caso di “morte, dimissioni o invalidità” del candidato. Ma sarebbe una corsa contro il tempo: le schede per il personale militare dislocato all’estero partono poco dopo la fine della convention e il voto di persona anticipato comincia il 20 settembre in Minnesota e South Dakota.

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