Cronache USA
Ucraina: Trump blocca le sanzioni alla Russia, gli europei ribadiscono l’appoggio a Zelensky
Di Giampiero Gramaglia
Il presidente Donald Trump ha sospeso, ancora prima che entrassero in vigore, le nuove sanzioni contro la Russia decise dal Congresso e divenute legge dopo che lui le aveva firmate, adducendo come motivazione “l’interesse nazionale”. Trump ha annunciato la sua decisione poche ore dopo che i leader europei, riuniti ieri a Bruxelles, avevano confermato il loro sostegno all’Ucraina, incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Il pacchetto delle nuove sanzioni degli Stati Uniti, varato l’estate scorso, porta il nome del senatore della South Carolina Lindsey Graham, improvvisamente deceduto in luglio al ritorno da un viaggio a Kiev. Graham, molto vicino a Trump, era recentemente divenuto un paladino della causa ucraina, dopo averla a lungo osteggiata.
Le sanzioni mirano a rallentare e limitare il flusso verso Mosca di risorse finanziarie che alimentano la guerra contro l’Ucraina. La loro adozione avvicinava le posizioni americane ed europee sull’Ucraina, quando meno sulla necessità di esercitare pressioni su Mosca per la fine del conflitto.
La decisione di Trump, che viene letta come un favore alla Russia, segue l’accordo sul diesel raggiunto la settimana scorsa con il presidente russo Vladimir Putin: una fornitura di diesel russo agli Stati Uniti , in cambio della sospensioni delle sanzioni sull’export di diesel russo.
Il New York Times afferma in modo esplicito che si tratta di una mossa elettorale in vista del voto di midterm del 3 novembre: “La decisione di Trump offre una via di salvezza economica a Putin, mentre gli Usa chiedono un aiuto alla Russia per calmierare i prezzi dei carburanti” prima del voto. E a Cnn evidenzia che la mossa di Trump coincide con un peggioramento dei rapporti con l’Ucraina e in particolare con il presidente icraino Volodymyr Zelensky.
Invece, Zelensky ha trovato sorrisi e promesse a Bruxelles al Vertice europeo, dove ha raccontato, fra l’altro, le ore drammatiche di Kiev sotto la terrificante minaccia di nuovi droni russi iper-veloci: gli ingegneri ucraini stanno cercando di mettere a punto droni intercettori altrettanto veloci e guidati dall’IA.
In un Vertice sostanzialmente inconcludente sui temi interni all’Unione europea – il quadro di spesa settennale e la competitività, in particolare -, i leader dei 27 hanno confermato il loro sostegno all’Ucraina e si dono detti pronti a lavorare sui bisogni finanziari aggiuntivi dichiarati da Zelensky. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto: Il nostro sostegno conta più che nai, mentre la Frussia mette alla prova la resilienza dell’Ucraina e ne nette in pericolo l’economia”.
Sul fronte dell’adesione dell’Ucraina all’Ue, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si mostra positivo – “L’Ucraina può ciontare su di noi”, ha detto. Ma il processo di allargamento va avanti con il freno a mano tirato, anche nei confronti dei candidati dei Balcani. Zelensky ringrazia per il sostegno, ma ricorda che il prossimo anno di guerra costerà all’Ucraina 155 miliardi di euro: “Abbiamo bisogno di almeno 70 miliardi in più da parte vostra”.
Ieri, al Policlinico Gemelli, dove è convalescente per l’asportazione di un cancro al polmone eseguita martedì, Leone XIV ha ricevuto una telefonata del presidente Putin – la seconda fra i due, dopo quella di inizio pontificato telefonata -. S’è parlato di Ucraina, come riferisce la sala stampa della Santa Sede: “Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Il Santo Padre ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace”.
Usa: una meteora la nuova portavoce della Casa Bianca, s’è già dimessa
C’è un’altra storia che la stampa Usa dà con molta evidenza questa mattina: l’uscita di scena, improvvisa, ma non del tutto sorprendente, solo cinque giorni dopo la sua nomina e meno di 48 ore dopo il suo esordio di fronte al corpo stampa della Casa Bianca, della nuova portavoce di Trump Katie Zacharia, scelta per succedere a Karolyn Leavit, dimessasi e subito assunta alla Fox News.
Katie, 41 anni, è stata vittima di se stessa e pure – almeno nella ricostruzione di Politico – di giochi di potere interni alla Casa Bianca, specie da parte della capa dello staff Susie Wiles, che non l’avrebbe mai voluta in quel ruolo e che l’avrebbe ‘data in pasto’ a una delle vedette della Fox News Sean Hannity, per un’intervista rivelatasi ‘letale’.
Ironia della sorte vuole che la stessa Wiles sia, nei rumors giornalistici, in uscita: il posto di capo dello staff è del resto molto usurante, specie con Trump – nel primo mandato, ne aveva avuti ben cinque -.
Ma torniamo a Zacharia. I media non ci piangono troppe lacrime, avendo anzi in fondo contribuito alla sua disgrazia, con commenti al vetriolo sul suo esordio in sala stampa e anche sulla sua pretesa di essere avvocato senza avere mai passato l’esame di abilitazione – come Katie ha ammesso nell’intervista alla Fox -. Lo stesso Trump l’ha spinta all’uscita dicendo che quel mestiere “non era forse affar suo”, che lei poteva avere una vita felice anche in altro ruolo e che, se fosse stato in lei, si sarebbe dimesso.
Cosa che Katie ha puntualmente fatto: Con il risultato di ritrovarsi a fare l’apertura, di NYT, WSJ, Axios, Politico e Fox: la portavoce che doveva dare notizia fa, per una volta, notizia. E non resta senza lavoro: la Casa Bianca le troverà un altro posto, se lei lo vorrà.





