Cronache USA
Trump respinge la tregua, prepara la ripresa delle ostilità dopo il midterm
Di Giampiero Gramaglia
Il presidente Usa Donald Trump ha respinto una proposta di tregua dell’Iran e prepara una ripresa delle ostilità dopo le elezioni di midterm del 3 novembre: la notizia, data dal Wall Street Journal e ripresa dai media di mezzo mondo, gela le attese per l’esito dei negoziati indiretti ripresi tra Usa e Iran, con la mediazione del Qatar. Trump non crede che Teheran rispetti gli impegni eventualmente presi.
Fox News corrobora quanto rivelato dal WSJ: “Trump respinge la proposta di tregua dell’Iran… Un rapporto indica quando i bombardamenti potrebbero ricominciare”. Per la tv ‘all news’, la ragione sta nel fatto che “la proposta di tregua iraniana non avrebbe calmato i mercati dell’energia globali, perché lasciava persistere altre minacce regionali2, come quella degli Huthi, i miliziani sciiti che, nello Yemen, si contrappongo all’Arabia saudita.
Ieri, in un’intervista esclusiva data proprio a Fox News, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva sostenuto che Teheran non vuole dotarsi dell’atomica, uno strumento che il leader supremo Mojtaba Khameney considera “blasfemo”.
Per il WSJ, la campagna economica degli Stati Uniti contro l’Iran, cui il giornale dice Trump sta “storcendo il braccio”, sta tagliando fuori il Paese dal resto del Mondo: Washington preme su Stati e istituzioni finanziare perché riducano i contatti commerciali e finanziari con Teheran.
Ieri, il Senato di Washington non ha approvato, con un voto molto serrato, una mozione già varata dalla Camera che vincolava Trump a non condurre più attacchi all’Iran senza l’approvazione del Congresso. Quattro senatori repubblicani, Susan Collins, Lisa Murkowski, Rand Paul e Thom Tillis, hanno votato a favore del testo, ma il senatore democratico della Pennsylvania John Fetterman, che s’è spesso allineato in passato ai repubblicani, ha votato contro.
Così, complice l’assenza di un senatore democratico, il voto è finito 50 contro e 49 a favore – anche se fosse finita 50 pari, la mozione sarebbe stata ugualmente respinta: il vice-presidente JD Vance, nella sua veste di presidente del Senato, avrebbe apposto il no decisivo -.
Intanto, l’intelligence statunitense avrebbe acquisito informazioni secondo cui l’Arabia saudita sta pensando di sviluppare una propria arma nucleare. Questi sospetti, ampiamente rilanciati stamane dal New York Times, alimentano preoccupazioni, anche nei ranghi dei repubblicani, sulla decisione di Trump di dare assistenza tecnologica all’Arabia saudita pei i suoi programmi di nucleare civile. L’acquisizione dell’atomica da parte di Riad innescherebbe una corsa agli armamenti in una regione già molto volatile come il Medio Oriente.
Dove, oggi, proprio il NYT rilancia e corrobora con proprie fonti anonime la notizia, data giorni fa da Haaretz, secondo cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe ricevuto informazioni dagli Emirati arabi uniti dell’imminenza di un’azione terroristica di Hamas in territorio israeliano prima del 7 ottobre, 2023, e non vi avrebbe dato peso, non condividendola né con l’intelligence né con le forze di sicurezza.
La polemica ha in Israele una valenza elettorale, in vista delle elezioni politiche del 27 ottobre. Giovedì, intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Netanyahu – e gli israeliani – hanno avuto la netta percezione del loro isolamento internazionale, quando numerose delegazioni hanno lasciato l’emiciclo del Palazzo di Vetro nel momento in cui il premier iniziava a parlare. Quanto al fatto che Netanyahu e Trump non si siano incontrati in questa occasione, all’Onu o altrove, esso testimonia che le relazioni tra Usa e Israele non vivono un buon momento.
Senza farne annunci pubblici, il Pentagono ha aggiornato il numero dei caduti e dei feriti americani nel conflitto con l’Iran: i caduti sono saliti a 19 – l’ultimo della lista è una donna, una capitana, Bianca C. Wilkerson – e il numero dei feriti è stato portato a 861, con l’aggiunta di 29 marinai e otto marines.
Fra le conseguenze della guerra negli Usa, ci sono il prezzo dei carburanti, che resta su livelli record anche rispetto all’impennata che c’era stata dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e gli interessi sui mutui, che, dopo il rialzo del tasso di sconto da parte della Fed, superano il 7%.
Dati che spiegano le prese di distanza di un numero crescente di deputati e senatori repubblicani dall’Amministrazione Trump, in vista del voto di midterm. Sul WSJ, si legge che il presidente continua a prospettare un successo alle urne, mentre il partito “comincia a entrare nel panico”. Vari sondaggi condotti danno il tasso di approvazione di Trump al livello più basso mai registrato dai diversi rilevamenti.
La visita di Stato a Washington del presidente cinese Xi Jinping s’è ieri conclusa in sordina, nonostante la grancassa battuta dall’Amministrazione Trump. Il New York Times scrive che Xi se n’è andato, ma “le tensioni tra Usa e Cina sono rimaste e continuano a cuocere a fuoco lento”, sotto la coltre di pompa e sfarzo dell’accoglienza riservata al Trump al leader cinese: “è sorprendente quanto poco tempo i due presidenti abbiano dedicato a discutere i temi che li dividono”. Il NYT rileva che Xi ha ‘snobbato’ le Nazioni Unite, non andando a parlare all’Assemblea generale: ennesimo segnale della scarsa considerazioni di cui l’Onu gode al momento.





