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Trump e gli Obama scimmioni, gli Usa tra vera ipocrisia e finta indignazione
Di Giampiero Gramaglia
Un video costruito con l’intelligenza artificiale, in cui Donald Trump appare il Re Leone e i coniugi Obama, Barack e Michelle, due scimmioni nella giungla innesca l’ennesima giustificata polemica sulla spregiudicatezza e superficialità del magnate presidente, che lo rilancia e poi, davanti all’onda d’indignazione suscitata, scarica la responsabilità su un ignoto collaboratore.
“Io non l’avevo visto tutto”, dice Trump senza scusarsi: lo scherno agli Obama è in fondo. Quel che sostiene il presidente non è del tutto incredibile, perché il video supera il minuto ed è al limite, quindi, dello spam d’attenzione che gli viene sovente attribuito.
Prima di essere cancellato, 12 ore dopo essere stato rilanciato sul social di Trump Truth, il video era però stato difeso dalla Casa Bianca che aveva diffuso questo comunicato “Si tratta d’un video meme di internet che raffigura il presidente Trump come il Re della Giungla e i democratici come personaggi del Re Leone … Per favore, smettetela con questa finta indignazione e parlate di qualcosa che sia davvero importante per il pubblico americano”.
Tra la “finta indignazione” attribuita ai media liberal Usa e la vera ipocrisia di un presidente che si nasconde dietro un anonimo collaboratore, la questione ha ieri infiammato il dibattito politico.
Il video, che ha ricevuto migliaia di like dagli utenti di Trump, ha suscitato la condanna di eminenti esponenti democratici, ma anche le critiche e l’imbarazzo di esponenti repubblicani. Per Tim Scott, l’unico senatore nero repubblicano, è “la cosa più razzista che abbia visto uscire dalla Casa Bianca”.
Il video ripete le false accuse secondo cui la società di conteggio dei voti Dominion Voting Systems avrebbe contribuito a rubare le presidenziali del 2020 a Trump – elezioni vinte da Joe Biden con un margine di oltre sette milioni di voti popolari -. Alla fine del video, con in sottofondo la canzone ‘The Lion Sleeps Tonight’, appaiono due gorilla con i volti dei coniugi Obama.
Dopo averlo rimosso, la Casa Bianca, che prima lo aveva avallato, ha attribuito la responsabilità della pubblicazione all’errore di un membro dello staff. Il presidente Trump – sottolineano però molti media – non s’è scusato e non ha ammesso suoi sbagli.
Il governatore della California Gavin Newsom, potenziale candidato alla nomination democratico alle presidenziali del 2028 e critico di spicco di Trump, ha condannato il video e ha denunciato il “comportamento disgustoso” del magnate presidente. Ben Rhodes, ex consigliere di Obama per la sicurezza nazionale e stretto confidente dell’ex presidente, ha criticato le immagini. Dagli Obama, nessun commento.
Epstein: da Woody Allen a Noam Chomsky, nei files nomi eccellenti e sorprendenti
I media Usa continuano a setacciare i tre milioni di documenti sul ‘caso Epstein’ pubblicati, che sono una miniera di notizie più o meno rilevanti. L’Ap, ad esempio, ha scoperto che Woody Allen e sua moglie Soon-Yi Previn, ottennero di fare un giro turistico della Casa Bianca grazie a Epstein che contattò un suo amico nell’Amministrazione Obama – era il 2015 -. La cosa sorprendente è che i tour turistici della Casa Bianca si svolgono ogni giorno e che i biglietti si possono acquistare senza particolari difficoltà.
Tra i nomi associati “al network di ricchezza, potere e lussuria” del magnate pedofilo, morto suicida in carcere a New York nel 2019, quelli dei ‘tech bros’ Elon Musk, Bill Gates, Reid Hoffman e molti altri “ricchi e potenti e famosi”, uomini politici e personaggi dello spettacolo, ma pure l’accademico Noam Chomsky. Il Washington Post, oggi, rivela che John Phelan, ministro della Marina dell’Amministrazione Trump, figura nella lista dei passeggeri di due viaggi transatlantici sull’aereo di Epstein nel 2006 e che il magnate pedofilo coltivava i contatti con la Russia e cercò di incontrare il presidente russo Vladimir Putin.
Politico osserva che lo scandalo sta avendo più conseguenze in Europa, per le persone coinvolte, che negli Usa, dove l’assuefazione alle stravaganze di Trump favorisce un clima di tolleranza, se non d’accettazione.





