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Tra Roma e Dublino si rafforzano le filiere, gli investimenti e la cooperazione industriale. La strategia di Valentini

30
Luglio 2026
Di Cesare Giraldi

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

Il memorandum firmato a Roma tra il sistema camerale italiano all’estero e la rappresentanza dell’industria irlandese segna un passaggio che va oltre il valore formale dell’intesa. È il risultato di un lavoro avviato mesi fa dal viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, che già nel marzo 2025, durante una missione a Dublino, aveva posto le basi politiche e operative per costruire un rapporto più strutturato tra i due sistemi produttivi. L’obiettivo è trasformare una relazione economica già solida in una piattaforma stabile di collaborazione, capace di sostenere le imprese nei mercati europei e internazionali e di creare nuove occasioni per il Made in Italy. «Abbiamo costruito un ponte formale», ha spiegato Valentini, indicando nella rete delle Camere di Commercio italiane all’estero, presente in 64 Paesi, uno strumento decisivo per accompagnare le aziende e facilitare connessioni commerciali, industriali e istituzionali.

Il punto centrale dell’accordo è proprio questo: rafforzare la capacità di produrre e commerciare sia all’interno sia fuori dall’Unione europea, mettere in relazione competenze produttive, capacità di esportazione e reti di impresa, in una fase in cui la competitività europea dipende sempre più dalla possibilità di aggregare filiere, investimenti e tecnologie. Irlanda e Italia partono da strutture economiche differenti, ma proprio per questo potenzialmente complementari. Il memorandum prova a saldare queste due dimensioni, aprendo uno spazio di cooperazione che, nelle intenzioni del viceministro, dovrà essere riempito da progetti concreti. Valentini individua innanzitutto nelle infrastrutture uno dei terreni più promettenti. L’Irlanda ha bisogno di rafforzare collegamenti, reti e capacità logistiche, mentre le imprese italiane possono offrire esperienza nella progettazione, nella costruzione e nella gestione di opere complesse. Un secondo asse riguarda le energie rinnovabili, settore nel quale la domanda irlandese può incontrare tecnologie, fornitori e competenze sviluppate dal sistema industriale italiano. La collaborazione può estendersi anche alla sanità, al benessere e ai servizi legati all’invecchiamento della popolazione. «Dobbiamo aggiungere anni alla vita e vita agli anni», ha sottolineato il viceministro, richiamando il patrimonio di conoscenze che i due Paesi possono mettere in comune nella cura e nell’assistenza di lungo periodo. Ma la dimensione più strategica è forse quella delle infrastrutture digitali.

L’Irlanda si trova al centro di una rete di cavi sottomarini essenziale per il traffico dei dati e per il funzionamento della nuova economia. L’Italia, secondo Valentini, può contribuire non soltanto alla loro installazione, ma anche alla protezione di queste infrastrutture critiche. È un ambito in cui politica industriale, sicurezza economica e autonomia strategica europea si sovrappongono. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea può offrire una cornice favorevole, ma per Valentini rappresenta soprattutto un punto di partenza. La scommessa è rendere stabile il dialogo tra Roma e Dublino, trasformando il memorandum in un moltiplicatore di investimenti, scambi e collaborazioni industriali. Dopo mesi di lavoro diplomatico ed economico, la firma apre dunque una fase nuova: non un’intesa celebrativa, ma un’infrastruttura di relazioni destinata a misurarsi sulla capacità di generare opportunità concrete per le imprese dei due Paesi.