Top News
Regno Unito, stretta su smartphone e social per i minori: gli esperti contestano le evidenze scientifiche
Di Giuliana Mastri
Il Regno Unito accelera sulle restrizioni all’accesso di bambini e adolescenti a smartphone e social network, ma una parte consistente della comunità scientifica britannica invita il governo alla cautela. Come ricostruisce Politico, proprio mentre entra in vigore il divieto previsto nelle scuole inglesi e si prepara una stretta sui social per gli under 16 dalla prossima primavera, diversi ricercatori contestano la solidità delle basi scientifiche utilizzate per giustificare interventi generalizzati.
Il tema è stato al centro di un incontro a Londra tra oltre due dozzine di accademici ed esperti della società civile, riuniti in occasione della presentazione di una nuova ricerca dello University College London su come gli studenti vivono le restrizioni all’uso degli smartphone. La preoccupazione è che le decisioni politiche possano procedere più velocemente delle conoscenze disponibili sugli effetti delle tecnologie digitali sui minori.
Al centro della discussione c’è anche il lavoro dello psicologo sociale americano Jonathan Haidt, autore nel 2024 di The Anxious Generation. La sua tesi attribuisce un ruolo determinante alla diffusione degli smartphone e dei social network, a partire dai primi anni Dieci, nella crisi della salute mentale degli adolescenti. Una lettura diventata molto influente nel dibattito pubblico e politico, ma contestata da numerosi studiosi del settore.
Le critiche riguardano soprattutto il rapporto tra correlazione e causalità. Un consorzio di oltre una dozzina di scienziati incaricato dal governo britannico di esaminare le ricerche disponibili ha individuato «significative limitazioni» nelle evidenze scientifiche. Tra i problemi segnalati c’è il ricorso al semplice tempo trascorso davanti allo schermo, considerato un indicatore troppo generico perché comprende attività e contenuti molto diversi tra loro.
«Fondamentalmente, le evidenze che vorremmo avere per produrre una politica inattaccabile semplicemente non esistono», sostiene Pete Etchells, professore di psicologia e comunicazione scientifica alla Bath Spa University e consulente del governo britannico sul benessere online dei bambini.
Una posizione simile è espressa da Sonia Livingstone, direttrice del Digital Futures for Children Centre della London School of Economics. Le conoscenze attualmente disponibili, spiega, assomigliano a un «puzzle» che conduce in direzioni differenti: a seconda dell’aspetto analizzato, infatti, emergono tanto possibili benefici quanto conseguenze negative.
Haidt respinge però le critiche. «L’affermazione secondo cui esistono poche buone prove di una relazione causale tra uso dei social media e salute mentale degli adolescenti poteva essere difendibile nel 2020. Oggi non lo è», afferma. Secondo lo psicologo, numerosi esperimenti mostrerebbero un miglioramento della salute mentale in seguito alla riduzione dell’utilizzo dei social, mentre diversi esperimenti naturali avrebbero rilevato un aumento dei disturbi mentali con la diffusione della connessione ad alta velocità e dell’uso intensivo delle piattaforme.
A chiedere di non aspettare sono invece le associazioni favorevoli a una stretta. «Naturalmente è complicato trovare la pistola fumante in questo campo, ma se aspettiamo altri dieci o vent’anni e la situazione continua a questo ritmo, potrà soltanto peggiorare», afferma Joe Ryrie, cofondatore di Smartphone Free Childhood.
Il timore degli studiosi contrari ai divieti generalizzati è però che interventi così ampi possano determinare conseguenze inattese. «Stiamo facendo una scommessa politica sperando che finisca nel modo giusto», osserva Harry Dyer, professore associato alla University of East Anglia. Tra le questioni sollevate figurano anche i diritti dei minori e i limiti di una soluzione uguale per tutti.
Il problema riguarda inoltre ciò che dovrebbe accadere dopo l’introduzione delle restrizioni. Secondo Etchells, pensare che allontanare i ragazzi dai social li spinga automaticamente verso forme di socialità offline trascura la progressiva riduzione degli spazi di aggregazione giovanile avvenuta nell’ultimo decennio. «L’idea che vietando ai ragazzi i social o internet questi escano a fare qualcosa, a “toccare l’erba” o qualsiasi altra cosa, è una totale assurdità».
Da qui la richiesta di investire maggiormente nella ricerca e nella valutazione degli effetti delle nuove norme. Livingstone sollecita finanziamenti adeguati per studiare il rapporto tra smartphone, social e benessere dei giovani, mentre Etchells indica proprio nel monitoraggio delle conseguenze delle restrizioni uno degli elementi ancora mancanti nella strategia britannica.
Dyer sottolinea inoltre che Londra non ha ancora chiarito quali ulteriori interventi accompagneranno il nuovo scenario né come saranno sostenuti giovani, genitori, insegnanti e caregiver. «Non è necessariamente una scelta tra un’idilliaca infanzia vittoriana e un’infanzia ossessionata dagli schermi», osserva: per la maggior parte dei ragazzi la tecnologia resterà incorporata nella vita quotidiana in forme complesse.
Il confronto britannico resta quindi aperto anche sulle modalità concrete con cui applicare la stretta agli under 16. La direzione politica appare ormai definita, ma per gli studiosi il nodo resta capire se e come le restrizioni possano produrre i benefici attesi, evitando che la rapidità della risposta politica preceda ancora una volta la capacità di misurarne gli effetti.





