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Imprese UE, nuova locomotiva a tre motori: Italia, Germania e Belgio per rilancio competitività

13
Ottobre 2026
Di Paolo Bozzacchi


Necessità fa virtù. E auspicabilmente crescita. Meloni, Merz e De Wever stanno consolidando un asse politico che punta a rimettere le imprese al centro dell’agenda europea. La lettera ad António Costa, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, segna un nuovo passo verso un’Unione più competitiva e favorevole agli investimenti.

Per lungo tempo la locomotiva europea ha avuto il volto dell’asse franco-tedesco, tradizionale motore delle principali iniziative di integrazione comunitaria. Oggi, tuttavia, nel dibattito sul futuro economico e industriale dell’Unione sta prendendo forma una nuova geometria politica. Germania, Italia e Belgio stanno consolidando un’intesa che potrebbe rivelarsi strategica per imprimere un’accelerazione alle politiche europee sulla competitività, a partire da tre priorità condivise: semplificazione normativa, costi dell’energia e rilancio degli investimenti. A guidare questa nuova locomotiva a tre sono il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro belga Bart De Wever.

Tre leader provenienti da esperienze politiche differenti, ma accomunati dalla convinzione che l’Europa debba rafforzare la propria capacità produttiva e creare condizioni più favorevoli alle imprese per affrontare la crescente competizione internazionale. Non si tratta ancora di un’alleanza formalizzata, quanto piuttosto di un coordinamento politico che sta acquisendo continuità e capacità di iniziativa. Un percorso che potrebbe contribuire a riequilibrare il dibattito europeo, affiancando agli obiettivi ambientali e regolatori una maggiore attenzione alla sostenibilità economica delle politiche comunitarie.

Alla base dell’intesa vi sono interessi industriali concreti. La Germania rappresenta il principale polo manifatturiero europeo, con settori strategici come automotive, chimica e meccanica. L’Italia dispone di un sistema produttivo fortemente orientato alla manifattura e caratterizzato dalla presenza diffusa di piccole e medie imprese. Il Belgio, oltre a ospitare le principali istituzioni europee, costituisce un importante centro industriale, chimico e logistico, con un’economia particolarmente esposta alle dinamiche energetiche e commerciali internazionali. La convergenza tra questi tre sistemi produttivi riflette una necessità comune: evitare che gli elevati costi energetici, la complessità amministrativa e la frammentazione del mercato unico compromettano ulteriormente l’attrattività industriale del continente.

Dal documento di febbraio agli “Amici della competitività”
Il primo passaggio significativo di questa collaborazione risale allo scorso febbraio, quando Italia, Germania e Belgio hanno presentato un documento congiunto in vista del vertice informale europeo sulla competitività, ospitato ad Alden Biesen. Al centro del testo figuravano alcune richieste destinate a diventare i principali punti di riferimento dell’iniziativa trilaterale: alleggerimento degli oneri burocratici, completamento del mercato unico, maggiore neutralità tecnologica e revisione di alcuni strumenti della politica climatica europea, a partire dal sistema di scambio delle quote di emissione ETS e dal meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM.

Particolarmente significativa la proposta di introdurre un meccanismo di freno d’emergenza contro gli oneri amministrativi eccessivi, che consentirebbe di intervenire durante il procedimento legislativo europeo qualora emergessero obblighi sproporzionati per le imprese. Un’impostazione che punta a trasformare la semplificazione da obiettivo generale a criterio concreto dell’attività normativa dell’Unione. Altrettanto centrale è il richiamo alla neutralità tecnologica, principio secondo cui le politiche europee dovrebbero privilegiare gli obiettivi da raggiungere, lasciando maggiore flessibilità nella scelta degli strumenti e delle tecnologie. Un approccio particolarmente rilevante per l’automotive e per i comparti industriali chiamati ad affrontare processi di decarbonizzazione complessi e ad alta intensità di capitale.

Il coordinamento si è successivamente rafforzato attraverso il gruppo informale degli “Amici della competitività”, promosso dai tre governi e progressivamente allargatosi ad altri Stati membri. La quarta riunione, svoltasi in videoconferenza il 6 ottobre, ha visto la partecipazione di rappresentanti di altri sedici Paesi e della Commissione europea, confermando la capacità dell’iniziativa di aggregare un consenso più ampio attorno alle priorità industriali.

La lettera a Costa: energia, investimenti e meno burocrazia
L’ultimo tassello di questa strategia è arrivato il 12 ottobre, con la lettera inviata da Meloni, Merz e De Wever al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del vertice dei capi di Stato e di governo del 15 e 16 ottobre.

Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, il documento individua tre possibili direttrici di intervento: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti nei settori strategici, a partire da energia e digitalizzazione; un freno all’introduzione di nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi europei di rendicontazione, soprattutto per le PMI. Il filo conduttore è il collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale. Tre questioni spesso affrontate separatamente dalle politiche europee, ma che per le imprese rappresentano aspetti strettamente interconnessi. Accelerare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e digitali potrebbe favorire la modernizzazione del sistema produttivo europeo, mentre la riduzione degli adempimenti amministrativi consentirebbe alle imprese di destinare maggiori risorse all’innovazione e alla crescita. Allo stesso tempo, una risposta strutturale agli elevati costi dell’energia potrebbe contribuire a ridurre uno dei principali svantaggi competitivi dell’industria europea rispetto ai concorrenti internazionali.

La questione assume particolare rilevanza per i comparti energivori, dalla siderurgia alla chimica, ma riguarda più in generale l’intero tessuto produttivo europeo. In questo quadro, l’attenzione riservata alle PMI rappresenta un elemento significativo dell’iniziativa, soprattutto per economie come quella italiana, nelle quali le imprese di minori dimensioni costituiscono una componente essenziale delle filiere industriali.

Una nuova spinta per la politica industriale europea
La portata strategica dell’intesa tra Roma, Berlino e Bruxelles va però oltre le singole proposte. La collaborazione potrebbe infatti contribuire a rafforzare un orientamento europeo che considera la competitività non come un obiettivo separato dalle altre politiche dell’Unione, ma come una condizione necessaria per garantirne il successo. La transizione ecologica, la trasformazione digitale e il rafforzamento dell’autonomia strategica europea richiedono infatti investimenti ingenti, capacità industriali e imprese sufficientemente solide da sostenere i costi dell’innovazione.

Senza un ambiente regolatorio favorevole e senza condizioni energetiche competitive, il rischio è che una parte crescente degli investimenti produttivi venga indirizzata verso mercati esterni all’Unione. In questo senso, la neutralità tecnologica può rappresentare uno strumento per valorizzare le differenti competenze industriali europee, mentre la semplificazione potrebbe contribuire a ridurre il divario tra le ambizioni legislative di Bruxelles e la concreta capacità delle imprese di attuarle. Il rafforzamento del mercato unico costituisce un ulteriore terreno di convergenza.

Nonostante i progressi dell’integrazione europea, persistono infatti ostacoli normativi e amministrativi che limitano le attività transfrontaliere, soprattutto nei servizi. La loro progressiva eliminazione potrebbe ampliare le opportunità di crescita delle imprese senza necessariamente richiedere nuove risorse pubbliche. Naturalmente, il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità dei tre governi di coinvolgere altri partner e tradurre le proposte in decisioni condivise. Le sensibilità nazionali restano differenti, soprattutto su energia, politica commerciale e strumenti finanziari comuni. Tuttavia, proprio la presenza di economie industriali con caratteristiche diverse potrebbe rappresentare un punto di forza, favorendo compromessi capaci di rispondere alle esigenze di una platea più ampia di Stati membri.

La sfida di trasformare le proposte in risultati
Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre rappresenterà un primo banco di prova per verificare quanto spazio potranno trovare queste istanze nell’agenda comunitaria. Il vertice affronterà infatti il tema della competitività, con particolare attenzione ai prezzi dell’energia e all’avanzamento delle iniziative per il completamento del mercato unico.

Per Italia, Germania e Belgio la sfida sarà trasformare il coordinamento politico in risultati concreti, contribuendo a orientare le prossime decisioni della Commissione e del Consiglio. Il valore aggiunto di questa nuova locomotiva potrebbe risiedere proprio nella capacità di promuovere un’Europa che non rinunci alle proprie ambizioni ambientali e sociali, ma che sia altrettanto determinata a preservare la capacità di produrre, innovare e attrarre investimenti.

Dopo anni nei quali il dibattito europeo si è spesso concentrato sulla definizione di nuovi obiettivi e regole, la collaborazione tra Germania, Italia e Belgio potrebbe favorire una fase maggiormente orientata alla loro attuazione e alla rimozione degli ostacoli che frenano la crescita.

Per le imprese europee sarebbe un segnale importante. Per l’Unione, l’occasione di dimostrare che competitività, sostenibilità e integrazione del mercato interno possono procedere nella stessa direzione. La nuova locomotiva a tre ha cominciato a muoversi: la sua capacità di trainare il resto dell’Europa si misurerà ora sulla concretezza delle iniziative che saprà portare a destinazione. Le cooperazione rafforzate, d’altronde, con le regole attuali sembrano l’unico strumento strategico per portare a casa risultati concreti per le imprese. Concretamente.