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Handling fee aggirata: logistica e trasporti chiedono proroga e allineamento UE

06
Febbraio 2026
Di Paolo Bozzacchi

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La tassa sui piccoli pacchi extra-UE diventa terreno di confronto politico nella maggioranza, proprio mentre i suoi effetti iniziano a farsi sentire sul mercato. Il governo difende l’impianto della misura, ma apre a possibili correttivi. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso avverte che un passo indietro sarebbe «controproducente», perché la norma nasce per tutelare consumatori e imprese italiane dall’e-commerce extraeuropeo. Più prudente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che riconosce la necessità di valutare eventuali modifiche per «renderla coerente» con la decisione europea già assunta. Buona l’intenzione, negativo l’effetto sul mercato. Se l’obiettivo del governo era tutelare il made in Italy dal fast e ultrafast fashion extraeuropeo, anticipando addirittura una norma UE ad hoc, il risultato non è stato raggiunto e urgono decisioni. Sulla handling fee inserita in manovra serve una rapida correzione del tiro normativo e un riallineamento con le iniziative di policy comunitarie.

Perché oggi ne sono esenti tutti i pacchi che, prima di arrivare in Italia, transitano dagli aeroporti bypass del Vecchio Continente o da un magazzino intra-UE. E il nostro resta l’unico Paese dell’Unione con una norma di questo tipo già in vigore. Secondo l’Agenzia delle Dogane, il numero di pacchi di basso valore arrivati direttamente in Italia da Paesi extra-UE nelle prime tre settimane di quest’anno è calato del 36% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sono i primi effetti dell’iniziativa italiana di applicare una tassa da 2 euro sui piccoli pacchi extra-UE fino a 150 euro di valore. Introdotta con la manovra 2026 per generare un gettito annuo stimato in 120-130 milioni di euro e arginare la pressione dell’e-commerce extraeuropeo sulle aziende italiane, la misura — anche secondo il Financial Times — si sta già rivelando un «boomerang», perché facilmente aggirabile in modo sistematico. Le spedizioni vengono infatti dirottate verso altri Paesi europei, per poi raggiungere l’Italia su gomma o rotaia. Con un triplo effetto negativo: meno giro d’affari per le imprese italiane della logistica, zero introiti per lo Stato e tempi di attesa più lunghi per i consumatori finali. Per queste ragioni si stanno facendo sentire sia i player della logistica sia gli operatori aeroportuali italiani, che lamentano un calo molto significativo del numero di piccoli pacchi gestiti dalle loro reti, con introiti azzerati. Il balzello viene eluso grazie a voli cargo provenienti da Paesi extra-UE che atterrano su aeroporti europei non italiani, fungendo da bypass commerciale. «La misura ha avuto un effetto boomerang, l’intero settore logistico italiano sta perdendo affari», afferma Valentina Menin, direttore generale di Assaeroporti.

Le fa eco Alessandro Albertini, presidente di ANAMA (Associazione Nazionale Agenti Merci Aeree): «L’introduzione unilaterale del contributo di 2 euro sui pacchi fino a 150 euro sta generando distorsioni nei flussi e penalizzando la competitività della logistica italiana e del cargo aereo, che nei primi undici mesi del 2025 cresce solo dell’1,6%. Pur accogliendo i dazi sull’e-commerce, riteniamo indispensabile un coordinamento europeo, in vista del dazio UE da 3 euro previsto a luglio 2026, per tutelare il made in Italy e l’attrattività del sistema logistico nazionale». Traffici e fatturato stanno crollando, mentre aumentano i costi logistici e ambientali.

I pacchi continuano a raggiungere hub come Parigi, Francoforte, Colonia, Budapest e Liegi, prima di essere instradati verso l’Italia, eludendo la tassa senza violare formalmente alcuna regola doganale nazionale o comunitaria. La norma è ancora in regime semplificato e transitorio, mentre dal primo marzo entrerà in regime ordinario, salvo una modifica nel Milleproroghe. Ed è proprio su questo snodo che si concentra ora la decisione politica, con il Parlamento chiamato a scegliere se mantenere una misura unilaterale o sospenderla in attesa del quadro europeo. A livello UE, i ministri delle Finanze hanno già concordato reintrodotto il custom duty a 3 euro che entrerà in vigore a luglio come misura temporanea, prima dell’introduzione di una vera e propria handling fee europea prevista per il 2028, con la piena operatività dell’EU Customs Data Hub. Il gettito sarà ripartito: 75% al bilancio comunitario e 25% al Paese che effettua lo sdoganamento. Per l’Italia si tratterebbe di 0,75 euro a pacco. Piuttosto che niente, è meglio piuttosto.