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L’Europa alla sfida dell’AI: via alla corsa per sette Gigafactory da oltre 30 miliardi

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Luglio 2026
Di Virginia Caimmi

Accelerare la corsa all’intelligenza artificiale come leva strategica della competizione globale. Farlo presto, farlo bene, investendo in risorse, capacità – non solo computazionale – e collaborazione tecnologica. È in questo contesto che Bruxelles prova a ritagliarsi uno spazio autonomo. La Commissione europea ha aperto la gara per realizzare fino a sette AI Gigafactories, una rete di infrastrutture di supercalcolo che punta a rafforzare la sovranità tecnologica del continente e a mobilitare oltre 30 miliardi di euro tra fondi pubblici e investimenti privati. La mossa europea si concretizza mentre il dibattito internazionale si concentra sempre più sul controllo della capacità di calcolo, considerata ormai la materia prima dell’intelligenza artificiale. Anche da parte dei grandi protagonisti del settore si moltiplicano gli appelli a rendere l’AI una risorsa diffusa e accessibile, non confinata a pochi.  Se negli Stati Uniti il confronto ruota attorno alla necessità di mantenere il vantaggio competitivo sulla Cina e di democratizzare l’accesso ai modelli più avanzati, Pechino continua a costruire un ecosistema integrato fatto di chip, data center e piattaforme nazionali. L’Europa sceglie oggi una terza via: creare un’infrastruttura comune che permetta alle imprese, ai centri di ricerca e alle startup di sviluppare modelli di frontiera.

La call, pubblicata nell’ambito dell’iniziativa InvestAI e gestita attraverso EuroHPC, mette sul tavolo 10 miliardi di euro di risorse pubbliche con l’obiettivo di attrarre almeno altri 20 miliardi di capitali privati. L’interesse degli Stati membri ha convinto Bruxelles ad ampliare il progetto iniziale, passando da cinque a sette gigafactory. Le candidature resteranno aperte fino al 12 novembre, mentre l’assegnazione è prevista nei primi mesi del 2027. Le AI Gigafactories saranno molto più di semplici data center. Ogni struttura dovrà integrare decine di migliaia di processori di ultima generazione, sistemi cloud, reti ad alta velocità e software dedicati all’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è superare la soglia dei 100 mila acceleratori per sito, una capacità circa quattro volte superiore a quella delle attuali AI Factory europee. Una volta operative, le nuove infrastrutture andranno ad affiancare le 19 AI Factory già distribuite nel continente, aumentando in modo significativo la potenza di calcolo disponibile per l’ecosistema europeo. La Commissione punta a coinvolgere consorzi composti da fornitori di tecnologia, operatori cloud, investitori e soggetti pubblici. Tra i primi partner industriali figurano anche produttori di semiconduttori che hanno già sottoscritto lettere d’intenti per sostenere i futuri progetti.

La partita, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità di potenza di calcolo. Bruxelles vuole evitare che l’Europa rimanga un semplice mercato di consumo dell’intelligenza artificiale. Le Gigafactories dovranno infatti consentire a startup, università, centri di ricerca e imprese industriali di accedere a infrastrutture abbassando la barriera d’ingresso nello sviluppo dei modelli più avanzati. Resta però aperta la sfida più complessa. L’Europa continua a dipendere in larga misura da tecnologie e componenti prodotti fuori dai propri confini, a partire dai chip più avanzati, e deve fare i conti con costi energetici sensibilmente superiori rispetto a Stati Uniti e Cina. La costruzione delle Gigafactories rappresenta quindi un investimento infrastrutturale, ma anche una scommessa politica: dimostrare che è possibile coniugare competitività, autonomia strategica e un modello di intelligenza artificiale aperto, sicuro e accessibile. In un momento in cui la competizione globale si misura sempre più sulla disponibilità di calcolo, la vera posta in gioco non è soltanto costruire i computer più potenti, ma decidere chi potrà utilizzarli. Ed è proprio su questo terreno che l’Europa prova a rilanciare la propria idea di un’intelligenza artificiale per tutti, fondata su infrastrutture condivise e regole comuni. La sfida è audace e già avviata. Come ogni grande impresa, azione, visione, metodo e cooperazione tra Stati ne caratterizzeranno il traguardo: il futuro della tecnologia europea.

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