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L’equilibrio fragile: Governatore Panetta, tra inflazione, energia e conti Bankitalia

31
Marzo 2026
Di Paolo Bozzacchi

Elevata incertezza. Questo il sentiment delle parole di oggi del Governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, che ha presentato i conti della banca centrale italiana. “Il contesto di elevata incertezza è destinato a protrarsi oltre la fase acuta dei conflitti”, avverte. Il riferimento è esplicito: il nuovo shock energetico legato alla crisi in Medio Oriente, con il coinvolgimento dell’Iran, ha riaperto una dinamica che l’Europa conosce bene. Il quasi blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per petrolio e gas, ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia, riattivando tensioni su inflazione e crescita. Qui si colloca il primo livello della lettura di Panetta, quello macroeconomico: il rischio di una nuova combinazione sfavorevole tra inflazione in rialzo e attività economica in rallentamento.

Le proiezioni indicano prezzi sopra il target nel 2026 e una crescita più debole, in uno scenario che richiama, almeno nelle dinamiche, lo shock del 2022. Non è solo un problema di prezzi: è il ritorno di un vincolo sull’intero ciclo economico. Ma è nel passaggio al livello microeconomico che il discorso si fa più concreto. Panetta richiama il rischio di un “circolo vizioso tra prezzi e salari”, alimentato dai rincari delle materie prime e dalle possibili interruzioni delle catene globali. In altre parole, l’inflazione rischia di tornare a essere percepita e negoziata nei comportamenti quotidiani: nei rinnovi contrattuali, nelle decisioni di investimento, nelle scelte di consumo.

Non è un dettaglio. Perché è proprio a questo livello che si misura la trasmissione della politica monetaria. La BCE, osserva implicitamente Panetta, si trova di nuovo di fronte a uno shock di offerta, ma con condizioni di partenza diverse: tassi già su livelli coerenti, aspettative ancora relativamente ancorate, sistema bancario solido. È una differenza non marginale, che consente un approccio “di volta in volta”, meno vincolato rispetto al passato. Eppure, la stabilità resta precaria. I mercati finanziari hanno già reagito: rendimenti in rialzo, Borse sotto pressione, euro più debole. Segnali che indicano come lo shock energetico non sia confinato al settore dell’energia, ma si stia trasmettendo all’intero sistema finanziario. È qui che la dimensione macro incontra quella micro: il costo del credito, la propensione a investire, la fiducia delle imprese. Dentro questo quadro, il 2025 assume un significato particolare. Non è stato un anno di espansione, ma di tenuta.

Nonostante dazi, tensioni geopolitiche e frammentazione commerciale, l’economia ha retto meglio del previsto. Una resilienza che però, suggerisce Panetta, non va sopravvalutata: è il prodotto di condizioni che potrebbero non ripetersi. Ed è proprio questo scarto tra passato recente e presente che si riflette nei conti della Banca d’Italia. Dopo due anni di perdite, l’istituto torna all’utile, con un risultato di circa 1,7 miliardi nel 2025. Un dato che segna un’inversione, ma che va letto nel contesto di un sistema finanziario ancora attraversato da tensioni e trasformazioni. Il ritorno all’utile non è solo un fatto contabile: è il segnale di una normalizzazione delle condizioni monetarie dopo gli anni straordinari della politica espansiva e delle successive strette. Ma è anche, implicitamente, un punto di equilibrio che potrebbe essere messo in discussione se lo scenario macroeconomico dovesse deteriorarsi. In questo senso, Panetta tiene insieme due temporalità. Quella breve, fatta di dati e risultati — inflazione in rientro, utili in ripresa, sistema bancario solido. E quella lunga, fatta di rischi che riemergono: energia, geopolitica, frammentazione.

È in questa sovrapposizione che si colloca la vera lettura del momento. Non una crisi conclamata, ma la fine di una tregua. Non un ritorno all’instabilità piena, ma la consapevolezza che la stabilità conquistata è reversibile. E forse è proprio questo il messaggio più rilevante: non che l’economia stia peggiorando, ma che ha smesso di migliorare.