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Anci si prepara ai Giochi. Pella: «Sport e cultura contro lo spopolamento»
Di Alessandro Caruso
(Intervista pubblicata su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Roberto Pella è uomo di sport e di squadra. Deputato di Forza Italia, sindaco di Valdengo, nel Biellese, e vicepresidente di Anci, con delega allo sport. Ha seguito sin dall’inizio la partnership tra le Olimpiadi e i Comuni e adesso ha un progetto chiaro: continuare con il modello della cooperazione tra enti locali, Dipartimento dello sport e Sport e Salute, per creare un motore di sviluppo nei territori.
Qual è stato il ruolo di ANCI nell’organizzazione e nell’avvicinamento alle Olimpiadi, anche nei mesi precedenti l’evento?
«ANCI ha lavorato fin da subito per garantire una presenza istituzionale diffusa, a partire dal passaggio della fiamma olimpica nel maggior numero possibile di Comuni, non solo quelli sede delle gare ma su tutto il territorio nazionale. Portare la torcia quasi ovunque ha significato creare attenzione, partecipazione e un forte volano mediatico, coinvolgendo cittadini, scuole, associazioni giovanili e sportive. I sindaci sono il collante di questo sistema: senza il mondo associativo e il volontariato, oggi i Comuni non riuscirebbero a sostenere i costi di gestione degli impianti e delle strutture sportive. Le Olimpiadi hanno così parlato anche a chi non segue il singolo sport, rafforzando il valore sociale e territoriale dello sport stesso».
In che modo lo sport rappresenta una leva strategica per i territori e per le politiche pubbliche?
«Per i sindaci lo sport ha tre funzioni centrali: è uno strumento di sviluppo territoriale e turistico, un potente fattore di aggregazione giovanile e un alleato fondamentale per la salute pubblica. Investire nello sport significa ridurre i costi della sedentarietà e delle malattie non trasmissibili e liberare risorse che in prospettiva possono essere reinvestite in cultura, rigenerazione urbana e coesione sociale. Se vogliamo pensare a politiche lungimiranti, dobbiamo partire da qui».
Quale modello di governance può trasformare le Olimpiadi in crescita strutturale?
«Il modello vincente è quello del gioco di squadra. Come ANCI collaboriamo in modo stabile con il Dipartimento per lo Sport, Sport e Salute e l’Istituto per il Credito Sportivo. Questo sistema ha permesso di finanziare migliaia di impianti, nuovi o riqualificati, grazie a strumenti come i mutui a tasso zero. Ogni anno vengono messi a disposizione tra i 100 e i 150 milioni per l’impiantistica. A questo si affiancano progetti come “Sport nei Parchi” e “Bici in Comune”, oltre a oltre 40 milioni investiti nei playground nel Mezzogiorno. È una collaborazione istituzionale che genera ricadute concrete sui territori».
Cosa bisogna fare per implementare la legacy dei Giochi?
«Dobbiamo replicare quanto fatto in ambito culturale, censendo e valorizzando il patrimonio materiale e immateriale. Sport e cultura oggi sono strumenti potentissimi di inclusione e partecipazione. Le esperienze legate a mare, montagna, ciclovie, cammini ed eventi sportivi stanno già producendo risultati economici importanti, soprattutto nelle aree interne. L’obiettivo è permettere ai giovani di restare nei territori, creare occupazione e contrastare lo spopolamento, evitando una concentrazione eccessiva nelle grandi aree urbane».
Il ciclismo è spesso indicato come modello di sport sostenibile: perché?
«Ciclismo, cammino e corsa sono le attività più diffuse e accessibili. Il ciclismo in particolare racconta al mondo le bellezze del nostro Paese, genera turismo ed è uno sport non divisivo e gratuito. La proposta di legge su cui stiamo lavorando mira a migliorare la sicurezza stradale per ciclisti, pedoni e motociclisti, promuovendo una cultura del rispetto e intervenendo su formazione, regole e prevenzione. La tutela della vita umana viene prima di qualsiasi opera».
Lei è impegnato anche sull’Erasmus+Sport: quali obiettivi vi ponete?
«Abbiamo approvato all’unanimità un parere al Comitato delle Regioni che chiede di rafforzare la dimensione sportiva di Erasmus Plus. Parliamo di risorse complessive molto rilevanti e chiediamo che una quota maggiore sia destinata allo sport, oggi circa il 15%. Sport, istruzione e cultura sono strumenti chiave per coinvolgere i giovani, creare appartenenza europea, ridurre i costi sociali e favorire occupazione. Erasmus deve continuare a essere il grande motore di mobilità, inclusione e coesione, coinvolgendo anche i territori più fragili».





