Salute

Medici di famiglia, la riforma non è più rimandabile. L’Europa bussa

22
Giugno 2023
Di Giuliana Mastri

I medici di famiglia stanno diminuendo in modo preoccupante. In vent’anni se ne contano 10mila in meno e questo impasse nella pandemia si è sentito tutto, scoperchiando le falle del sistema sanitario nazionale, ancora nobile nei presupposti, ma poco reattivo. Il versante della medicina di prossimità ha comunicato poco con quello ospedaliero nei momenti difficili, dunque negli ambienti istituzionali si comincia a dire che una riforma dei medici di famiglia non è più procrastinabile. Con il Pnrr, adesso è possibile fare molto E anche l’Europa, in vista del decollo della nuova Sanità territoriale su cui il Pnrr investe 7 miliardi, chiede che la politica agisca.

Sul tavolo ci sono due strade anche conciliabili: da una parte assumere i giovani generalisti nelle nuove Case di comunità e dall’altra potenziare gli studi con apparecchiature e strumentazioni per consentire ai medici di famiglia di prescrivere anche i ricoveri riducendo l’affollamento dei pronto soccorso.

Una soluzione va trovata, del resto la grande emorragia dei medici di famiglia continuerà almeno fino al 2025 quando – secondo le stime dell’Agenas – ce ne saranno a disposizione degli italiani soltanto 36.628 (erano oltre 46mila nel 2002 e 40mila nel 2021). Questi numeri spiegano bene le fatiche di tanti italiani a trovare il proprio dottore di fiducia che spesso si vede costretto all’over booking, cioè a superare quel massimale di 1.500 assistiti fissato dai tetti.

Il fattore critico di questi anni è stato il pensionamento in massa e turn over insufficienti Un buon segnale, seppur timido, è la formazione delle nuove leve che potranno sfruttare le 900 borse in più all’anno approvate dal precedente Governo coni fondi del Pnrr, che si sommano ai finanziamenti ordinari. Per tre anni e cioè fino al 2025 le borse passano da 1.879 a un totale di 2.779. Il concorso è partito lo scorso marzo (in forte ritardo) e potrebbe non aver riempito tutti i posti.

Nel Pnrr si stanziano oltre 15 miliardi per la Sanità di cui circa la metà per il territorio e in particolare 3 miliardi per costruire entro il 2026 oltre 1.350 Case di comunità, cioè una sorta di maxi ambulatorio sul territorio per prime cure e diagnosi, atto ad arginare il sovraffollamento dei pronto soccorso, più circa 400 Ospedali di comunità, strutture dove ricoverare pazienti cronici che non hanno bisogno delle cure ad alta intensità di un ospedale normale. Chiaramente c’è il problema di trovare personale a sufficienza da collocarvi.

L’altra strategia sarebbe quella di rendere i medici di famiglia un più concreto collegamento con i Pronto Soccorso ed arrivare a prevedere un percorso accademico per la loro formazione, al fine di rendere più attrattiva questa professione, passando dall’attuale corso di formazione in Medicina generale post laurea di durata triennale, gestito dalle Regioni, a una specializzazione universitaria della durata minima di 4 anni. La revisione del modello degli studi punterebbe a consentire al medico di poter prescrivere il ricovero ove necessario, in modo che il cittadino possa saltare l’attesa in Pronto soccorso ed entrare subito in reparto.